SUZUKA
a cura di Spaced Jazz
Titolo:
Suzuka
Autore:
Kouji Seo
Casa editrice edizione giapponese: Kodansha 2004-2007
Numero di volumi: 18, concluso
Genere: shonen, commedia sentimentale
Edito in America da Del Rey nel 2006
Inedito in Italia
PREMESSA
Forse già conoscete Suzuka per il relativo anime, ma
sappiate che stiamo parlando di due cose, anche se all’apparenza simili, in
realtà molto diverse... tanto è bello il fumetto quanto deludente la versione
animata, da rendere abbastanza improponibile un commento in comune: il perché
nel paragrafo bonus in fondo alla pagina.
La commedia sentimentale è il genere che più apprezzo in
assoluto in ambito manga (visto che adoro Adachi, tutto ciò è facilmente
intuibile), ma proprio per questo sono abbastanza critico verso prodotti
scadenti, ritriti o banalmente vuoti di contenuti. Specie fra gli shonen di
genere, infatti, abbondano i “pacchi” con titoli dalla scarsissima consistenza…
evito di fare i nomi, ma non mancano esempi più o meno famosi, anche fra quelli
giunti qui in Italia.
Per fortuna esistono anche opere diverse e inaspettate come questo bellissimo
Suzuka.
“Un manga inaspettato” è una definizione che trovo molto calzante… inoltre è una
serie che fa comprendere bene quali siano le dinamiche del fumetto mainstream in
Giappone, in cui i contenuti artistici sono tenuti a convivere con gli
stereotipi dettati dal target della rivista di pubblicazione.
L'AUTORE
Kouji Seo è un giovane autore attivo da una decina di anni
con opere brevi quali "W’s" e "Cross Over", pubblicate da Kodansha.
Nel 2004 gli fu chiesto di proporre una nuova commedia per Shonen Magazine.
Preferibilmente qualcosa di “classico”, quindi con i dovuti cliché. Il risultato
fu uno one-shot introduttivo di una sessantina di pagine -- il capitolo zero --
pubblicato alla fine dell’anno: la storia piacque e la serializzazione effettiva
partì dal marzo 2005 (il manga è giunto a conclusione nel 2007).
L’incipit della storia di "Suzuka" possiamo ben ritenerlo stravisto: un ragazzo
si trasferisce a Tokyo, finisce con l'abitare in un bagno pubblico con annesso
dormitorio femminile... ben frequentato, seguono vicende da commedia degli
equivoci e gag con conseguente abbondante fanservice (per altro sempre elegante
e mai volgare).
Però...
E se l’autore volesse gettare un po’ di fumo negli occhi per poi andare a parare
dove dice lui?
E se l’autore fosse cresciuto a pane e Maison Ikkoku?
In realtà Suzuka cambia notevolmente e in fretta: l’80% delle allusioni ecchi
di tutta l’opera e delle gag relative si esaurisce nei pochi capitoli iniziali,
per diventare nel giro di breve tempo una commedia sentimentale di stampo
classico e molto ben fatta. Il cambiamento si nota, ed è così netto che lo
stesso autore nel Guidebook poi affermerà “Suzuka era previsto sin dall’inizio
come commedia sentimentale e non harem manga”.
Insomma diventa davvero una bella love comedy, con una storia che pur
continuando a presentare alcuni classici stereotipi del genere (ma il festival
scolastico non ci sarà mai!) gode di una sceneggiatura e una caratterizzazione
dei personaggi davvero eccellente.
Ma è tempo di un accenno alla trama...
LA STORIA
Yamato
Akitsuki si è appena trasferito a Tokyo da Hiroshima per frequentare le
superiori, trovando alloggio nel condominio annesso al bagno pubblico Asahi,
gestito da sua zia Ayano.
Nel corso di una visita agli impianti sportivi della futura scuola, si imbatte
negli allenamenti di una studentessa, saltatrice in alto del locale club di
atletica, di cui si innamora all’istante: Suzuka Asahina.
Il caso (?!) vuole che Suzuka Asahina, oltre che compagna di classe, sia proprio
la vicina di casa di Yamato ai bagni Asahi!
Sempre il caso (!?!) vuole che, al contrario, Suzuka trovi decisamente
antipatico Yamato, se non proprio detestabile...
Il succo del manga è dunque questo: la love-story fra Yamato e Suzuka,
inizialmente fra la quotidianità scolastica e gli impegni del club di atletica
in cui anche Yamato alla fine si iscrive per evidenti motivi (comunque è uno
sprinter dalle ottime prospettive). Il corollario dei personaggi di contorno è
riuscitissimo: Yasunobu Hattori, il miglior amico (?!) di lui, sbruffone e
prodigo di consigli che portano solo guai a Yamato; la simpatica e allegra Miki
Hashiba (accesa nemica di Yasunobu); la timida Honoka Sakurai; le
universitarie-ubriacone Yuka e Megumi, lo sprinter-antagonista Emerson Arima...
Il manga cresce di livello di volume in volume, aumentando in raffinatezza.
L’ispirazione da autori quali Adachi è intuibile, ma soprattutto è sempre più
lampante l’ammirazione dell’autore per Maison Ikkoku e il suo voler portare
Suzuka verso quel clima espressivo.
Gli indizi diventano sempre più chiari, sia sul fronte strutturale (Suzuka
inizia come Maison Ikkoku -- dopo le prime due pagine già si capisce tutto del
senso ultimo della storia; la protagonista ha alcune affinità con Kyoko, sia
caratteriali sia altre che non sto qui a rivelare; in seguito ci sono un paio di
tributi narrativi certamente riconoscibili) come su quello della semplice
citazione (l’amministratrice dell’Asahi, la zia, è una giovane vedova; nel
monolocale di Yamato c’è un buco nel muro che comunica con la stanza
attigua...), insomma bisogna davvero avere il prosciutto sugli occhi per non
notarli.
Tuttavia, è bene precisarlo, non si confonda il senso di queste citazioni, che è
quello dell’omaggio e non certo quello del riciclo per mancanza di idee.
Anzi, Kouji Seo si dimostra autore di gran calibro, con una capacità di
sceneggiare e una resa espressiva alquanto sorprendenti; i suoi personaggi sono
vividi ed emotivamente credibili.
Si giunge così al capitolo 72, contenuto nel volume 9, che con una scena
romantica fra Yamato e Suzuka in pratica conclude la prima parte del fumetto (è
anche la conclusione dell’anime).
Una scena certamente splendida, solo che... non avete idea di quelle che ci
saranno in seguito.
Non so quanti di voi siano arrivati a leggere fin qui, ma sappiate che a questo
punto il manga inizia progressivamente a cambiare e, pian piano, a diventare più
maturo e psicologico.
Nonostante l’apparenza (leggi: quantità esuberante di ragazze nel cast... in
realtà hanno tutte un senso narrativo, oltre che servire per fare le copertine
dei volumi XD), Suzuka non è praticamente mai un manga di triangoli, poligoni o
tentazioni.
O meglio, l’unico vero triangolo -- con Honoka -- si risolve sostanzialmente
dopo pochi volumi, in un’età in cui si confonde ancora l’affetto con l’amore, ed
è comunque forzato dagli eventi. La seconda parte del fumetto, infatti, è
fondamentalmente incentrata sulla maturazione dei protagonisti e sulle
difficoltà di far giungere a patti due personalità così differenti, che pur
condividono un profondo sentimento reciproco.
Le sorprese non mancheranno, fino al salto temporale di un anno, dopo il quale
Seo inizia davvero a ricongiungere tutti i fili narrativi. Con la crescita dei
personaggi anche le atmosfere diventano più adulte; il lettore non fa neppure in
tempo a dire “che bel manga che è diventato” che negli ultimi volumi Suzuka
lascia di stucco.
Per stile e contenuti diventa un seinen a tutti gli effetti e presenta una fase
da autentico capolavoro.
Ci sono dei momenti di una qualità vista assai raramente nella commedia
sentimentale manga.
CONSIDERAZIONI
Graficamente Suzuka si attesta su di un livello interessante.
Kouji Seo è un buon disegnatore, ma certamente uno di quegli autori più
interessati alla parte “registica” del proprio fumetto che a quella di pura
illustrazione (con le pin-up è un altro discorso... ^^). Il tratto in sé è
abbastanza classico e stilizzato ma pienamente moderno rispetto al panorama
nipponico odierno, tuttavia lo spunto di espressività e personalità artistica è
ben visibile nella costruzione delle tavole, specie più in là con i volumi.
Esemplare a tal proposito una scena con ben tre vignette a splash-page su doppia
facciata, in sequenza cinematografica e rallentata, assai efficaci nel contesto
in cui vengono inserite.
Naturalmente Seo è dovuto giungere a patti con i ritmi di produzione (stiamo
parlando di 18 volumi in circa tre anni): questo è riscontrabile nell’aspetto
grafico forse più rimarchevole del manga, ovvero fondali ed ambientazioni.
Suzuka, a differenza di Maison Ikkoku, non ha l’obiettivo di descrivere anche
l’aspetto “sociale” del Giappone in cui è calato, tuttavia come il capolavoro di
Rumiko Takahashi è decisamente mirato a presentare una realtà verosimile e
attuale di luoghi e situazioni.
Ambientato fra Tokyo, Yokohama e Hiroshima, il manga fa dunque largo uso di
riprese fotografiche per illustrare il contesto ambientale in cui viene
sviluppato, soluzione spesso utilizzata nel fumetto nipponico sia per il
risparmio in termini di tempo che per l’efficacia artistica. Tuttavia occorre
essere molto attenti nel suo uso se si intende ottenere un risultato grafico
globalmente omogeneo, Seo fortunatamente sembra un maestro in questo, replicando
anche negli interni o nelle location costruite a mano un similare livello di
dettaglio.
Molto divertente è il fatto che Kouji Seo, per sua stessa ammissione, in realtà
ripropone alcuni luoghi della “sua” realtà, ripercorrendo l’epoca in cui in quel
di Tokyo cercava di diventare mangaka professionista... beh, ecco un altro
elemento in comune con la Takahashi.
Suzuka è un’opera double-face, che inizia come commedia vagamente ecchi e
prevedibile per trasformarsi alla fine in manga romantico raffinato e maturo...
un cambiamento piuttosto netto che coincide con un costante innalzamento
qualitativo.
Certo è un fumetto che non inventa molto di nuovo, talvolta capita di esclamare
“stereotipo, stereotipo!!” per alcune scelte che lasciano perplessi... la
sorpresa è però doppia quando ci si accorge di come sia semplice fumo messo ad
arte, mentre in realtà Kouji Seo trasforma tutto a suo vantaggio con risultati
notevoli e convincenti. Anzi viene il sospetto che tutta la curiosa struttura
del manga abbia un fondo di coerenza legato all’età dei protagonisti e alla loro
maturazione. Di sicuro, comunque, c’è il fatto che Suzuka è un fumetto
“progressivo” e con un filo logico: la dimostrazione è che diverse svolte
narrative hanno indizi artatamente disseminati nel corso della trama... Seo ha
un obiettivo preciso ed evita rimescolamenti di brodo tanto comuni in altre
produzioni.
Davvero una splendida commedia sentimentale, il cui punto di forza è la
caratterizzazione psicologica dei personaggi... Suzuka è un manga in cui i pregi
sovrastano strepitosamente i difetti, e se la definizione di “Maison Ikkoku
adolescenziale” vi può sembrare un po’ ambiziosa, onestamente è anche la
migliore che mi viene in mente per descriverlo.
In Francia esce per Pika Edition.
“Basterebbe anche un solo passo in avanti... e qualcosa di
bello potrebbe accadere”
CONFRONTO
TRA ANIME E MANGA
Perché l’anime non vale il manga... Suzuka in Giappone ha avuto un discreto
successo, per cui oltre a un Guidebook e a una light novel di storie brevi è
stata realizzata anche la relativa versione animata.
L’anime però risale al 2005, quando il manga non era neppure a metà.
Ebbene, come ho già spiegato, le qualità del fumetto risiedono per un 30% nella
prima parte e per il 70% nella seconda. Aggiungiamo che la storia ha una sua
sostanza solo se vista nell’interezza.
Dunque l’anime, oltre a valere “di partenza” solo un 30% del manga, presenta
inoltre una storia interrotta, basata solo sulla parte più leggera del fumetto;
annacqua pure la breve fase ecchi; ha un design dei personaggi e delle
animazioni piuttosto scadenti... ma soprattutto manca il tocco di Kouji Seo.
LINK DI INTERESSE
Sito ufficiale di PIKA
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