KOI KAZE (Il vento
dell'amore)
a cura di Spaced Jazz
Autore:
Motoi Yoshida
Casa editrice giapponese: Kodansha, 2001
Volumi: 5
Inedito in Italia
Premessa: il fumetto sentimentale in Giappone è sicuramente molto sviluppato e
amato dal pubblico, sia maschile che femminile, in forme che variano dalla
commedia scolastica alla love-story drammatica. Eppure sembrerebbe che un autore
che voglia occuparsi di tale genere debba prima o poi cimentarsi in una sua
particolare tipologia: l’amore fra fratello e sorella. Gli esempi sono ben
numerosi -- solitamente si scopre che sono fratelli adottivi e non hanno veri
vincoli di parentela -- e variano da emerite schifezze, a rimescolamenti
passabili di cose già viste, per arrivare fino a bellissime produzioni. Del
resto è un tema che andrebbe affrontato con una capacità autoriale non
indifferente per ottenere risultati interessanti. Be', è il caso di Motoi
Yoshida, che con questo Koi Kaze sforna un’opera che non esito a definire
magnifica (n.b. ne esiste anche una versione animata, però per quanto ne ho
visto è ben lontana da raggiungere le vette del fumetto).
Pubblicato su Evening della Kodansha e terminato da circa un paio di anni, il
manga narra la vicenda di Koshiro e Nanoka, fratelli che hanno vissuto separati
per una decina di anni a causa del divorzio dei genitori. Lui, Koshiro Saeki,
lavora presso un’agenzia di consulenze matrimoniali ed è una persona fredda,
vive col padre. Lei, Nanoka Kohinata (ha preso il cognome della madre), ha
vissuto da sempre fuori città con la madre, parrucchiera, ma ora ha necessità di
trasferirsi presso il padre per frequentare le superiori. I due ragazzi avranno
modo di conoscersi realmente per la prima volta, e di comprendere via via il
sentimento che è nato fra loro.
Sicuramente troverete questo incipit della storia piuttosto prevedibile in
vicende di questo tipo: classico e, per altro, necessario, tuttavia la vicenda
si sviluppa in modo magistrale, già consistente all’inizio ma in crescendo con
lo scorrere dei capitoli; passando di registro fra momenti leggeri e drammatici,
romanticismo e malinconia, poesia delicata e forte realismo… ma quello che
sorprende è l’efficacia nel trasmettere le emozioni dei personaggi, Yoshida non
sbanda mai, sa cosa vuole raccontare e anche come farlo, in modo spesso dolce ma
senza nascondersi… si arriva alla fine con la convinzione di aver letto uno dei
migliori manga sentimentali mai sfornati, anche se non certo indirizzato a tutti
i tipi di pubblico, specialmente per i taboo toccati.
Come
detto il punto forte di Koi Kaze è la descrizione psicologica dei protagonisti e
dei personaggi di contorno, questi ultimi piuttosto circoscritti di numero.
Motoi Yoshida inoltre ha uno stile grafico a mio avviso straordinario, in
qualche modo “adachiano” nell’ampio ricorso a vignette in cui non servono le
parole e tutto viene lasciato alle espressioni e alle inquadrature, al
bilanciamento fra i vuoti e i pieni… ma soprattutto è personalissimo nel tratto,
con l’assoluto rifiuto dell’utilizzo dei retini o di qualsiasi artificio che non
preveda il disegno a mano libera: per esempio tutte le sfumature e le ombre sono
affidate al tratteggio a mano.
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