CONSIDERAZIONI

A cura di Marianeve

Susy (Mamie)Mamie Angel fu uno dei pochi fumetti, sul giornalino della Fabbri, ad avere la fortuna di essere pubblicato per intero e senza censure. Oltre al ribaltamento delle tavole, tra le note dolenti troviamo l'adattamento del titolo (si poteva fare uno sforzo) e il cambiamento dei nomi di gran parte dei personaggi (la protagonista, Mamie in originale, diventa Susy, mentre Alman diventa Alan, Ronny è in realtà Johnny e così via). Per la cronaca, nella versione originale Susy è bionda mentre i coloristi italiani scelgono un castano rossiccio per i suoi capelli. Lo stile grafico della Igarashi (disegnatrice del più famoso Candy Candy) è noto, per cui non vi saranno commenti: il fatto che sia un fumetto della vecchia generazione parla da sé. La storia, dagli iniziali toni leggeri, si evolve verso un taglio drammatico, che non risparmia sparatorie, pestaggi e varie violenze; inoltre anche se c'è il lieto fine (per Ronny e Susy, sia chiaro), la morte di alcuni personaggi lascia una profonda tristezza. Tralasciando il solito cliché (bambina incontra ragazzo, si scambiano promesse, lui parte, lei lo ritrova, ostacoli, altro lui, matrimonio), la cosa interessante di questo shoujo è il contesto storico nel quale esso si svolge: le carovane che intraprendono lunghi viaggi verso l'Ovest; le bande criminali, per le quali vigeva la legge del più forte; la questione indiana con relative conseguenze. Concludendo, Mamie Angel è uno shoujo da riscoprire e a cui rendere giustizia con una nuova ristampa e nuovi adattamenti (vd. Georgie della Star Comics).

CONSIDERAZIONI BY EMY

Susy (Mamie)Tra i pro: la grafica equilibrata dell'Igarashi; la protagonista femminile riuscita e convincente; l'evoluzione non banale delle vicende, sufficientemente interessanti e poco prevedibili. Tra i contro: alcuni personaggi secondari risultano stereotipati e non reggono a un esame più approfondito (Sarah e Janet avrebbero potuto ricoprire ben altri ruoli che non quello di "siparietti comici"); il destino dei personaggi secondari è molto lasciato al caso (sarebbe stata davvero gradita una storia che ne raccontasse l'epilogo -come ha fatto Chieko Hara con "Niji no Densetsu"); la sceneggiatura regge ma non è rigorosa, a differenza di altre opere come "Tim Tim Circus" e "Candy Candy". Gli usi e costumi dell'epoca ci sono ma ovviamente sono superficiali e non sono centrali, essendo questa storia un avventuroso romanzo sentimentale e non un racconto d'intento storiografico. Apprezzabile, comunque, l'insolita ambientazione.

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