CONSIDERAZIONI
Ho preso questo manga con 5 anni di ritardo dopo aver ricevuto parecchi commenti positivi e conscia anche di quelli negativi.
Cosa dire della leggenda dell’arcobaleno?
Le cose che più mi hanno colpita sono due: che i personaggi sembrano non avere delle “evoluzioni” concrete e sostanziali, ma che nonostante tutto si comportino sempre in modo coerente. Più che di evoluzioni, forse sarebbe più corretto parlare di “lezioni” che i vari personaggi apprendono nel corso della storia. Per entrare ancora più nello specifico, parlerei delle lezioni che i protagonisti maschili apprendono, in quanto a mio parere sono proprio Adrian e Karl i due punti forti della storia.
Finnie è una protagonista che piace facilmente: femminile e maschile nello stesso tempo. Lotta per i suoi ideali e per proteggere chi ama, anche da se stessi. E’ il tipico angelo del focolare un po’ ribelle che piace perché mette di buonumore. Eppure è forse il personaggio meno interessante dell’intero manga. I suoi movimenti sono prevedibili, anche troppo. Ama Adrian, ma questo sentimento sembra quasi improvviso, nato da una simpatia e sviluppato in modo frettoloso. Finnie ama Adrian e la cosa condiziona tutto il suo agire. Non subisce una evoluzione, ma le dobbiamo riconoscere molta coerenza, prima di tutto il fatto che non si lascia mai ingannare dai suoi sentimenti: è Adrian l’uomo che ama, anche quando questi si comporta in modo freddo e altero.
Nonostante questo accetta di occuparsi di Karl, non solo per proteggere il ragazzo, ma anche per proteggere Adrian da se stesso. Sa che con la sua presenza può bloccare i suoi piani di potere.
Adrian è forse il personaggio che più ho amato. Essere un figlio “illegittimo” lo condiziona per tutta la vita. Sembra che tutto il suo agire abbia come scopo quello di far vedere agli altri quello che lui può fare. Ma questa non è che una parte di lui. Adrian lotta perennemente con questo senso di inferiorità (proprio a causa del suo essere un figlio illegittimo) e il suo amore per Finnie. Anzi, questi due elementi diventano la causa scatenante della sua voglia di prevalere e prendere il trono. Il momento in cui Karl lo fa inchinare davanti a lui e davanti a Finnie è l’emblema di questi sentimenti. Alla voglia di vendicarsi si unisce la voglia più nascosta di essere degno di Finnie. Oltre a questo si aggiungerà anche la presenza di Karl, considerato come un rivale pericoloso. Eppure nonostante questi sentimenti apparentemente negativi, si fa spazio l’idea della valle dell’arcobaleno, simbolo del suo amore puro (quello che non ha bisogno di dimostrazioni) per la ragazza. Il suo comportarsi a volte in modo contraddittorio (bacia finnie e poi la allontana) in realtà è coerente con questa lotta di idee positive e negative che ci sono in lui. Il campo di battaglia di questa lotta sarà un avvenimento infelice, che finalmente riuscirà a rendere più chiaro l’ordine giusto delle sue priorità.
Karl è un bambino viziato. Lo è stato e sempre lo sarà. La sua lezione importate sarà quella di capire che non sempre tutti devono fare quello che lui vuole. Non si può descrivere questo personaggio senza paragonarlo a Adrian. Entrambi si invidiano perché hanno quello che l’altro non ha: Adrian ha un fisico sano e una buona salute, Karl è un figlio legittimo. A questo scontro più recondito, si unisce quello più evidente di Finnie. Karl non ama veramente Finnie, ama l’idea che lei gli ha inculcato: smettere di piangersi addosso e vivere la sua vita. Finnie diventa la madre affettuosa che lo sprona a vivere, e come tale viene amata da Karl, che ne è geloso, come un bambino potrebbe essere geloso della madre.
L’ultimo personaggio fondamentale è la valle dell’arcobaleno. Presente nel primo volume, viene accennata solo negli altri volumi. Nonostante questo la valle diventa un simbolo, uno stato d’animo di pace e spensieratezza che tutti nel manga tentano di raggiungere. Non a caso questa valle viene accostata con l’infanzia dei protagonisti, momento nel quale tutti vivevano nella gioia dell’innocenza, dove non esistevano classi sociali. Allontanarsi dalla valle vuol dire affrontare il mondo crudele, mondo a cui nessuno dei tre protagonisti è pronto, infatti si fanno ingannare da tutte le persone più avvezze a questo mondo crudele, simbolo della loro purezza.
I personaggi secondari sono interessanti anche se un po’ stereotipati. Citerei soprattutto Roe (zio di Finnie e tutore di Adrian), personaggio davvero enigmatico, forse proprio per il suo duplice legame sia con la valle che con il mondo esterno. In modo prevedibile alla fine morirà, come per purificarsi dalle sue colpe, imparando anche lui la sua “lezione”.
Il ritmo della storia è per lo più costante, se si esclude l’ultimo volume che ha un ritmo un po’ troppo affrettato (l’autrice avrebbe benissimo potuto fare un numero in più).
I disegni sono piacevoli e delicati. A volte non sono perfetti, ma conservano tutto il loro fascino dello stile “vecchia-guardia”.
L’edizione italiana è un po’ deludente. In particolar modo la traduzione appare un po’ affrettata (frasi che cadono quasi nel vuoto).
Questo è un manga che consiglio a tutte le persone amanti dei manga anni ’80, con il caldo avvertimento di non cercare una “Candy” o una “Georgie”, perché avrebbero una grossa delusione. Prendere “la leggenda dell’arcobaleno” per quello che è: un manga piacevole ma non eccezionale.
