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Benvenuti
nella sezione dello
Shoujo Manga Outline dedicata a "Edgar
e Allan Poe - Il clan dei Poe" di Moto Hagio. A cura di Emy (review, grafica e html). Vi ricordiamo che prima di riprodurre immagini, testi o html presenti in questo sito e' necessario chiedere il permesso. E' inoltre vietato linkare direttamente le immagini su forum o altro. |
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Titolo: Poe no Ichizoku (Il clan dei Poe) ポーの一族 Autrice: Hagio Moto 萩尾望都
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La storia vede come protagonisti due vampiri quattordicenni, Edgar e Allan, che vivono in Europa tra il 1740 e il 1976.
Primo episodio:
Edgar e Allan Poe (titolo originale: Poe no ichizoku) [Fine primo episodio] |
Quando
nel lontano 2000 lo SMO vedeva la luce, sembrava poco probabile che sarebbe
arrivato il giorno in cui sarebbe stato possibile per i lettori occidentali di
manga stringere tra le mani il primo volume di Poe no ichizoku, vera e
propria bibbia degli shoujo manga. E invece quel giorno è arrivato, e quasi non
sembra vero.
Sul "clan dei Poe" molto è stato scritto da Matt Thorn, che ha anche riportato quanto ha dichiarato l'autrice in diverse interviste. Tutto nasceva -parole della Hagio- dal desiderio di disegnare personaggi in eleganti abiti occidentali (del resto era un po' di moda, negli shoujo manga durante gli anni Settanta) e dall'ispirazione nata grazie alla lettura di un racconto breve di Shotaro Ishinomori, "Nebbia, rose e stelle", dove si narrava la vita di una vampira tra passato, presente e un futuro fantascientifico. La Hagio ripropose perciò il tema, adottando il punto di vista del vampiro, nella figura di Edgar. Nell'intervista, la Hagio sostiene di essersi identificata in Edgar, poiché un "vampiro non chiede di diventare un vampiro. Può desiderare di tornare a una normale esistenza umana, ma è rifiutato dall'umanità. E' odiato da tutti e tutti gli dicono che non dovrebbe esistere. Ma lui esiste, perciò che cosa dovrebbe fare?". L'autrice viveva un difficile rapporto con i genitori (e in particolare con la madre), che osteggiavano il suo desiderio di disegnare manga e di farne un lavoro. Perciò si sentiva non accettata, in quanto anche lei, secondo chi la circondava, non avrebbe dovuto essere ciò che era: non ebbe difficoltà dunque a narrare il punto di vista del vampiro. Nella storia confluirono poi inevitabilmente tutte le letture della Hagio in quel periodo, per lo più di genere f-s e fantasy, ma anche molta letteratura, di autori occidentali. Da qui il riferimento a Edgar Allan Poe, nei nomi dei due protagonisti. Date queste premesse, non bisogna stupirsi se quest'opera è più vicina a "Il seme del male" di Joanne Harris o a "Intervista col Vampiro" di Anne Rice che a "Twilight" della Meyer o anche al "Dracula" di Stoker. Non si tratta infatti di una storia dell'orrore, nonostante i protagonisti siano vampiri, né di un romanzo rosa-horror, e meno che mai urban fantasy, ma somiglia più a un testo letterario, che, attraverso il tema del fantastico e filtrato da una sensibilità femminile, fa riflettere sul significato stesso dell'esistenza. Edgar e i membri della sua famiglia, tra cui Marybell e Allan, non sono toccati dai piccoli e grandi drammi della comune umanità: imprigionati in un'eterna adolescenza, non crescono, non soffrono veramente -al massimo possono avvertire la solitudine- e sono loro precluse tanto la morte fisica (a meno che non vengano uccisi) quanto tutto ciò che caratterizza e rende la vita umana (la paternità, la maternità, la povertà, la malattia, la gioia, il dolore, l'esperienza, la consapevolezza, la maturità, la vecchiaia). Loro appartengono a un mondo immobile, all'eternità simile alla morte, intesa come assenza di cambiamento. Appartengono al regno dell'arte, delle rose e della bellezza, del sogno e delle leggende. Eppure la loro esistenza, per contrasto, fa apparire vivida, preziosa e tangibile l'esistenza transeunte, quella che il lettore attraversa e sperimenta ogni giorno. In un episodio tra i più significativi, "Il diario di Glenn Smith", vengono messe a confronto le due vite, umana e vampirica: mentre Edgar e Allan rimangono uguali a se stessi, un uomo che li ha conosciuti per caso porta a compimento la sua vicenda umana, e così i figli dei suoi figli, attraverso due guerre mondiali, tra gioie e sofferenze. Siamo sicuri che l'esistenza dei Poe nel loro villaggio delle rose, lontano dal mondo, dalla Storia e -in definitiva- dalla vita vera, sia preferibile alla piccola storia di Glenn Smith?
Un'esistenza lontana dalla possibilità di fare tesoro delle proprie esperienze, incapace di vera riflessione, di produrre frutto di qualsiasi tipo, è davvero così desiderabile? Per quanto possa essere lunga, un'esistenza statica, preclusa a qualsiasi cambiamento o rapporto profondo con i propri simili, è realmente utile? O piuttosto è meglio crescere, prendendo atto della realtà e di tutto ciò che comporta, nel bene e nel male, come la piccola "Liddell nel bosco"? Accettare di condividere realmente e totalmente il nostro respiro e i battiti del nostro cuore lungo il breve tratto delle nostre vite: è questa la felicità? Anche la scansione temporale degli episodi, che nelle diverse edizioni non è mai cronologica, sembra significativa a questo proposito: in un'esistenza dove l'oggi è uguale al domani, ha davvero senso il passato e il futuro? Sta al lettore mettere insieme sulla linea temporale gli eventi: ciò che è accaduto precede ciò che avverrà. Il presente lo stabilisce il lettore, perché è lui che vive nel presente. Edgar invece vivrà per sempre, appartiene all'eternità finché si tramanderanno le opere dello spirito: egli è -in definitiva- metafora dell'Arte stessa. Tutto questo (e molto di più), unito alla bellezza della grafica che sceglie di rappresentare i corpi dei "vampanella" come leggeri e quasi privi di materia, rende "Poe no ichizoku" un capolavoro irrinunciabile, degno di fare bella mostra di sé in qualsiasi libreria di un estimatore dei manga, dei fumetti o della letteratura.
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