![]() |
|
Benvenuti
nella sezione dello
Shoujo Manga Outline
dedicata a Satanister di Rei Mikamoto. A cura di Livio (testi) ed Emy (grafica e html). Vi ricordiamo che prima di riprodurre immagini, testi o html presenti in questo sito e' necessario chiedere il permesso. E' inoltre vietato linkare direttamente le immagini su forum o altro. |
|
Titolo originale: Satanister (サタニスター) Autore: Rei Mikamoto
:: Il manga in Giappone ::
:: Il manga in Italia :: |
|
|
|
Non si può certo dire che questo “Satanister” voglia
prendersi sul serio: quello che ritroviamo tra le sue pagine è caricaturale e
grottesco, a partire dalle fisionomie dei personaggi e dalla rappresentazione di
ambienti e fondali, fino alla costruzione dei dialoghi e al plot stesso, non
privo di frequenti incongruenze e forzature –perfettamente in linea però con
l’atmosfera generale. Un aggettivo per definire questo fumetto? Direi “esagerato”. Perché l’autore, Rei Mikamoto, non vuole semplicemente scrivere un racconto horror, o disegnare una storia splatter e violenta. Piuttosto, divertendosi alle prese con una storia alla quale non pone veti né vincoli, decide di eliminare ogni genere di freni e proseguire a ruota libera, con una unica condizione a regolare il tutto: la coerenza narrativa, le leggi della fisica, non valgono più nulla se non vengono sovvertite in continuazione. Il primo capitolo è illuminante, in questo senso: la storia parte con una teenager al computer, nella sua stanza che è inspiegabilmente fatiscente, con squarci nelle porte scorrevoli (perchè mai, poi?!). In realtà, lei sta programmando un raduno tra sconosciuti, al fine di mettere in atto un suicidio collettivo (pratica peraltro tristemente diffusa in Giappone). I partecipanti sono ancora delle macchiette: il salaryman attempato, la gothic lolita e il nerd. Valkyrie, l’organizzatrice dell’evento, è invece appariscente e inspiegabilmente divertita: si scoprirà poco dopo che il suo obiettivo è uccidere tutti i partecipanti all’interno di una sorta di “survival game”, gioco ovviamente demenziale, dove le vittime sono vestite da coniglietti e dove le loro eventuali morti sono più improbabili che raccapriccianti, e dove infine le preoccupazioni principali dei concorrenti (va fatto notare che il loro obiettivo era un suicidio di massa!) sono del calibro di: “Voglio tornare a casa! Non ho ancora mai fatto sesso!”. Le concessioni al trash non finiscono di certo qui, e a corredo di un tale armamentario tamarro, non può mancare una grafica affine: Valkyrie, la Sorella Satanica del titolo, sfoggia di capitolo in capitolo mise sempre più ridicole e buzzurre, tra natiche scoperte e borchie a profusione. Non mancano neppure i super deformed, di tutte le fogge e forme! Direi in definitiva che questo “Satanister” è per sua natura un manga particolare, che francamente non mi sento granché di consigliare al suo target di riferimento (le ladies), né tantomeno agli appassionati di horror a fumetti, e questo a causa di alcuni elementi che, secondo il mio parere, non arricchiscono l’opera di particolari meriti, né la rendono migliore rispetto ad altri fumetti già apparsi nel nostro paese (e non posso non citare i Maestri Maruo e Hino). Anzitutto, questo fumetto cavalca –neppure in maniera troppo velata- un trend tipico di questi ultimi anni, ovvero quello dei torture movies e dei giochi di sopravvivenza, ricalcandone quindi la struttura e persino la “morale” di fondo -sempre se di morale si può parlare: a qualcuno sembrerà quasi di vedere un nuovo episodio di “Saw”, oppure la copia a fumetti di “Hostel”, con le annesse banalità mutuate (l’importanza della propria vita non appena la si sta perdendo –ovviamente sotto tortura, eh! O i cattivi che per qualche motivo ne sanno sempre una più di te, la condizione che per continuare a vivere dovrai rinunciare a qualcosa di prezioso, ma la tua vita sarà certamente migliore...). Ancora, la facilità e la gratuità di alcune trovate, sicuramente grottesche ma purtroppo sempliciotte, rendono più affine questo fumetto a un pubblico meno adulto di quello delle ladies o dei gentlemen, che magari sappia apprezzare l’incongruenza narrativa e le trovate fuori di testa come parte del divertimento generale (un pubblico al quale, per esempio, mai consiglierei il già citato Maruo, per il suo essere ricco di sfumature e colori che vanno completamente digeriti, e che qui mancano del tutto). |
|
|
|
|