CONSIDERAZIONI
A cura di Silvia Monique
"Cacciatori di
ombre", di Misuzu Asaoka, è un volume autoconclusivo...e proprio questo è il suo
limite. La debolezza della trama si nota pagina dopo pagina, sino al gran finale
che finale non è. Le ombre, le misteriose creature -minaccia mortale per
l'umanità intera, risultano descritte con tratto effimero, la Asaoka non
fornisce sufficienti elementi, risultato: al loro riguardo si sa ben poco. Ne
consegue che, per quanto siano “personaggi” centrali per lo sviluppo del plot,
non risultano mai dotati di incisività. Insomma, è certo che le ombre non
saliranno mai sul monte Olimpo dei demoni apparsi nella storia del manga. A ciò
va aggiunto che, purtroppo, combattimenti e battaglie, che avrebbero potuto dare
una sferzata di vitalità a una trama così incespicante, sono anch'essi resi con
poca chiarezza. In altre parole, sembra che l'autrice dipinga la storia
scegliendo tinte flebili, per cui il risultato è un'opera davvero poco nitida.
Confusa è, soprattutto, la questione della faida interna all'Ashuirafy. Il
finale è a dir poco inconcludente, per non dire, addirittura, che potrebbe
tranquillamente essere l’incipit di un nuovo racconto. Insomma, dalle storie
tanto autoconclusive quanto sconclusionate di Ali di cristallo (2003) la
situazione non si è evoluta. Forse i disegni sono migliorati, anche se il tratto
della mangaka continua a sembrarmi un po' spigoloso.
Ciò che più dispiace nel leggere "Cacciatori di ombre" è proprio il fatto che una
storia potenzialmente efficace sia sacrificata: per questioni di spazio o di
tempo, questo non lo sappiamo; fatto sta che se la Asaoka avesse speso qualche
pagina in più per meglio articolare il susseguirsi delle azioni o approfondire
minimamente la psicologia dei personaggi e la figura delle ombre, il prodotto
finale sarebbe stato decisamente di un buon livello. Perché, in effetti, l'idea
e la storia potenziale sono interessanti nonché soggette a varie
interpretazioni. Io, personalmente, ci leggo una velata critica alla società
contemporanea: si pensi anche solo alla lotta intestina nell’organizzazione
Ashuirafy in un momento in cui gli uomini dovrebbero più che mai unirsi per poter
sopravvivere alla minaccia mortale. E, dato che questi demoni del sottosuolo
sono così poco definiti, mi sento libera di vederli come una metafora, una sorta
di personificazione delle brutture che si annidano nell'animo individualista e
corrotto dell'uomo moderno.
Altro punto di forza dell'autrice è la capacità di narrare sentimenti ed
emozioni con tratto cupo, quasi evocatore delle atmosfere dark di Ali di
cristallo. Amore, sofferenza, contraddizioni dell'umanità inseriti un contesto
che ha ben poco di sentimentale: un mondo fatto di pericolo costante da un lato
e di addestramento bellico per tentare di sconfiggerlo dall’altro. Cattiveria e
brutture, umane o demoniache che siano, sono addolcite da un tono morbido e dai
disegni sensuali nonostante la spigolosità.
In ultima analisi, questo shoujo manga è sconsigliato a chi si aspetta un'opera
valida e avvincente; consigliato a chi voglia leggere un manga non troppo
impegnativo e stimolante (esclusivamente) sul piano delle idee.