CONSIDERAZIONI

A cura di Fehu

Se penso a Otomen il primo aggettivo che mi viene in mente è: esilarante!
In realtà ammetto di aver letto solo i primi sei capitoli di questo manga (gli unici disponibili in una lingua a me nota), davvero pochi per esprimere un giudizio completo, ma se il buongiorno si vede dal mattino, ci troviamo di fronte a una delle commedie scolastiche più divertenti degli ultimi anni.
Da tempo non mi capitava di ridere di cuore leggendo un manga, e la Kanno si esprime non solo attraverso una sceneggiatura leggera e briosa, ma anche attraverso il disegno che adatta a ogni situazione e a ogni personaggio amplificandone gli spunti comici.

L’incognita maggiore riguarda la capacità della sua autrice di reggere i ritmi in modo costante fino alla fine, dato che questo è il suo primo lavoro che si protrae per più di due volumi.
A questo punto lasciatemi spendere due parole proprio su Aya Kanno, autrice totalmente inedita da noi. Intanto diciamo che passa agevolmente dallo shoujo allo shounen, e che si trova a suo agio con diversi generi che siano la commedia sentimentale o il fantasy, l’action o l’ambientazione storica.
Aggiungete a questo un’eccellente qualità artistica (date un’occhiata ad Akusaga, Blank Slate nell’edizione americana) e uno stile originale e riconoscibile, l’unico appunto è che spesso i fondali sono assenti, ma più che per una reale mancanza da parte dell’autrice, dato che quando presenti sono all’altezza del chara, ciò è probabilmente dovuto al fatto che il focus è sempre sui personaggi e sulle loro interazioni (o è forse semplicemente colpa della pigrizia? XD).
Leggendo la trama ci si accorge subito che il plot non è certo innovativo: lui e lei in reverse mode, con un protagonista maschile dai gusti e dalle attitudini decisamente femminili e una protagonista femminile più portata al wrestling che alle attività da tipica massaia giapponese... due bradipi nelle questioni di cuore, a cui si aggiunge l’immancabile amico playboy nel ruolo di Cupido.
Ma il pregio dell’opera sta proprio nel modo in cui la Kanno, partendo da una situazione che sa di visto e rivisto, riesce a catturare il lettore e a farlo innamorare dei personaggi, tutti molto ben sviluppati.

Asuka, il protagonista, è semplicemente adorabile: la dicotomia del suo carattere lo porta a essere stoico e severo fino alla cieca intransigenza cozzando totalmente col suo lato più sensibile fatto di rossori, batticuori e bagni con la paperella (sic!), con conseguenti effetti di travolgente ilarità.
Ryou, è stata allevata dal solo padre, un poliziotto bigotto e retrogrado fissato con le arti marziali (altro personaggio inenarrabile, non perdete assolutamente il capitolo 2, anche per le creazioni culinarie di Ryou, non vi ricordano nulla?! XD), dal quale ha ereditato la passione per la lotta e una totale goffaggine in economia domestica; è una ragazza sincera e dolce, onesta e coraggiosa, ma sfortunatamente ancora immatura sul piano sentimentale.
E così, da una parte abbiamo il puro e ingenuo Asuka, dall’altra l’inconsapevole Ryou... vi lascio immaginare l’evolversi della relazione tra questi due soggetti…

Il vero motore della storia è Tachibana, che apparentemente sembrerebbe la nemesi del nostro eroe, e invece è una persona estremamente attenta ai sentimenti di quanti lo circondano, è quello che meglio capisce e apprezza Asuka, pur non condividendone in talune circostanze la mentalità.
E sono proprio gli scontri con Tachibana, che si diverte a pungolarlo e che lo costringe a confrontarsi con una visione della vita per certi versi all’opposto della sua, a provocare l’apertura di Asuka, un’apertura mentale e verso gli altri.
Eh sì, perché è proprio lo stesso Asuka, con la sua intransigenza morale, a non accettare i difetti suoi e degli altri, a pretendere da se’ e dal prossimo una condotta che risponda a ideali del tutto lontani dalla realtà.

La Kanno gioca molto coi vari clichè del genere shoujo, che a volte sembra prendere amabilmente in giro, come nel quinto capitolo, quando con l’apparizione dell’irresistibile Ariake, si prende il lusso di fare una parodia (anche questa imperdibile XDDD) dello smut con palese riferimento alla regina del genere…
Non pensiate comunque che Otomen sia una commedia demenziale: la Kanno fa semplicemente della sana ironia, divertendosi e divertendoci, su se stessa e sulle sue colleghe, e sullo shoujo che, tra prodotti in fotocopia e altri che si prendono troppo sul serio, molto spesso scade nel ridicolo se non addirittura nel patetico.

Insomma pur avendo letto solo una manciata di capitoli, mi sento di consigliare a tutti di dare una meritata chance a Otomen: a volte quattro sane risate non guastano affatto.

Scrivi a Fehu!