CONSIDERAZIONI

A cura di Giorgia-bi

La ragione del successo riscosso dal manga e dall’anime di “Meine Liebe” va ricercata nelle origini di questo fenomeno mediatico, ovvero nella natura videoludica della prima apparizione del gruppo dello Strahl.
La trama in sé poggia infatti sopra una situazione piuttosto banale: una protagonista ingenua e un po’imbranata diventa il centro dell'attenzione di un gruppo di ragazzi di incredibile bellezza e talento, che a turno la soccorrono nelle difficoltà e se ne innamorano.
Come in ogni simulatore d’appuntamenti che si rispetti, i cinque Candidati allo Strahl rappresentano altrettante tipologie d’uomo: Orpherus è il classico principe azzurro un po’ legnoso, Eduard è il trascinatore e il giullare del gruppo, Camus è l’elemento kawaii, Naoji è il personaggio elegante e maturo, mentre Ludwig è il guastafeste sempre ombroso e in disaccordo con il gruppo.
Gli ingredienti sono quelli di un trito e ritrito romanzo d’appendice, ma è proprio qui che entra in campo l’influenza delle dinamiche da videogioco.

Il giallo legato all’identità del fratello di Erika viene gestito attraverso un continuo succedersi di suggerimenti più o meno ingannevoli e fuorvianti, che consistono di volta in volta in mezze frasi o in indizi visivi. Il nastro che Erika aveva spartito con il fratello è un oggetto estremamente banale, e i ricordi legati a quella lontana estate sono quanto mai labili e incerti. Orpherus non è forse il ragazzo più somigliante alla vaga immagine che Erika conserva del fratello? Può darsi, ma è altrettanto vero che la memoria della fanciulla non è esattamente affidabile… e proprio per questo motivo anche i due candidati meno plausibili dal punto di vista somatico – il giapponese Naoji e il mediterraneo Ed – non possono essere automaticamente scartati.
Perché mai Camus coltiva dei fiori simili a quelli che il fratello di Erika colse un giorno per lei? Che si tratti proprio di lui? Questa realtà sembra poco conciliabile con l’impassibilità con cui lo stesso Camus restituisce ad Erika il frammento di nastro trovato lungo un corridoio…
E Ludwig? Come mai sembra tanto infastidito dalla presenza di questa nuova assistente?
I dubbi e i presentimenti vengono continuamente capovolti e messi in discussione, in una sorta di elaborato gioco al rimpiattino destinato a durare per tutti e quattro i volumi.

Con il passare del tempo e l’approfondirsi dei legami, in Erika il desiderio di riabbracciare il fratello sposerà la necessità di allontanare il fantasma dell’incesto dai sentimenti che sente nascere verso uno dei candidati allo Strahl. Nuovi personaggi entreranno in campo fornendo piste alternative, ma è evidente che la sola risposta attendibile dovrà essere recuperata dal passato e dai ricordi della stessa Erika. Sempre sospesa sul filo del colpo di scena e della rivelazione imminente, la trama ha ampiamente modo di svilupparsi e concludersi nei quattro tankobon che compongono la serie.

“Meine Liebe” è ben lontano dall’essere un dramma avvincente o un racconto introspettivo: se siete alla ricerca di un titolo di spessore o di un cast di personaggi dalla psicologia tratteggiata in modo approfondito, la sua trama leggera e i suoi dialoghi scontati vi deluderanno.
Se invece vi accontentate di un prodotto d’intrattenimento ben congegnato, se desiderate qualche ora d’evasione nell’atmosfera della Germania degli anni ’30, e soprattutto se i ritratti maschili di Kaori Yuki vi hanno sempre fatto sognare, questo titolo saprà divertirvi e deliziarvi.

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