CONSIDERAZIONI

A cura di Emy

"Made in Heaven" è un manga dalla confezione attraente: invogliati dalla cover, una rapida occhiata ai disegni - sufficientemente interessanti dopo una veloce sfogliata - potrebbe indurre facilmente all'acquisto.
Quando però si comincia a leggere, ci si rende conto di avere davanti un'opera sostanzialmente vuota. L'incipit funziona ma, superata qualche decina di pagine, il lettore è costretto a subire avvenimenti dalla meccanica oscura: i personaggi si limitano a descrivere le loro sensazioni o la mancanza di esse, senza però che ci sia la possibilità, per chi legge, di immaginare alcunché.
Se un'opera che nasce dalla scrittura si può dire riuscita quando anziché descrivere fa sentire e immaginare, allora "Made in Heaven" fallisce completamente l'obiettivo. Perché descrive tutto - e minuziosamente - senza dare l'opportunità di immaginare nulla. Perché descrive ma senza dare poi sufficiente sostanza al contenuto: gli avvenimenti si susseguono perdendo senso, affogando nelle incongruenze. Troppi elementi messi a cuocere: gli interessi della compagnia che vuole studiare Kazemichi, gli interessi del padre che ne ha venduto gli organi, la follia di una madre che avvelena i suoi stessi figli... elementi che se meglio orchestrati avrebbero conferito alla trama un più robusto spessore. Il finale del primo volume - che avrebbe potuto essere stemperato in puro lirismo - scivola nel ridicolo (ma Kazemichi pensa veramente di poter risolvere tutto lasciando dietro di sé una lettera che potrebbe sparire in qualsiasi momento, data la levatura morale della sua famiglia?).
Si sente il peso di uno stile cronachistico in questo manga, che utilizza elementi interessanti ma li organizza male.
Ultima nota: i disegni servono bene all'opera, fornendo al manga l'aspetto asettico che serviva all'occasione, ma la regia è poco generosa, le inquadrature talvolta banali e ripetitive. Anche qui: più forma che contenuto, purtroppo.
Sostanzialmente, un buco nell'acqua.

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