CONSIDERAZIONI

A cura di Livio

Walkin’ butterfly è al contempo una bella sorpresa e una interessante scelta editoriale: rappresenta anzitutto la prima pubblicazione shoujo per la J-pop di carattere josei; inoltre riporta in Italia i titoli legati alla casa editrice nipponica Ohzora Publishing. Ed è una sorpresa perché le aspettative legate a questo titolo erano piuttosto basse, per un paio di ragioni: il catalogo shoujo manga della J-pop non prometteva fuochi d’artificio già dai tempi di Princess Ai, e gli annunci editoriali successivi non hanno fatto che confermare un (lecito) dubbio nei riguardi della partnership con la semi-sconosciuta in Italia Ohzora Publishing, un marchio che se ha dato voce ad un certo ventaglio di autrici interessanti e note anche in Italia (si potrebbero citare i volumi brevi di Atomu, pseudonimo d’esordio per la ben più nota Kayono, come le storie di una Chieko Hara ormai un po’ vecchiotta e ben lontana dai fasti -grafici- di gioventù, ma anche una interessante Kahori Onozucca, e così via ), porta con sè d'altro canto un triste strascico, una non ottima pubblicità qui in Italia: la collana di “adattamenti manga” di romanzi rosa, editi da noi nella raccolta da edicola "X ME". Inoltre come non rimanere perplessi di fronte all’annuncio di un titolo, di cui in patria è solo di recente uscito soltanto il secondo volume e di una autrice perfettamente sconosciuta?

Di fatto, però, terminato il volumetto. ho dovuto ricredermi. Walkin’ butterfly parla di un complesso di statura, ma non è Lovely Complex.Ambienta le sue vicende nel campo della moda, ma non è Helter Skelter. Ha in copertina il primo piano di Michiko, come le sensei Asakura e Anno amano presentare i propri lavori, ma non fa il verso né all’una, né all’altra, semmai cita entrambe, seguendo didatticamente il medesimo iter che in passato ha formato molti sensei del manga.

Walkin’ Butterfly è una bella favola moderna. Dove gli ingredienti ci sono tutti. C’è una principessa chiusa nella sua gabbia (che tanto dorata non è), c’è un sogno, c’è la formula magica per realizzarlo, e c’è perfino un principe azzurro, anzi, più di uno. E’ una favola di cui conosciamo solo l’incipit (giacchè il volume termina proprio quando la nostra Cenerentola sta salendo sulla carrozza…), ma già profuma di positivo, di lieto fine, qualcosa dice al lettore che ci saranno dei problemi, dei colpi di scena, ma si intuisce che il sogno è destinato a realizzarsi.

Michiko somiglia all’amica che tutti noi abbiamo avuto, quella ragazza un po’ mascolina e un po’ fuori di testa con cui da bambino giocavi a pallone e che non hai mai visto in gonna, che il sabato sera ti ritrovi in casa con le birre e ti straccia alla Playstation... Si prova istantaneamente simpatia per questa ragazza, circondata da amici (e non da amiche), che non riesce a trovare un ragazzo, che corre come una matta su un catorcio più somigliante alle vespette dei film neorealisti italiani che a un moderno bolide giapponese, che ha la spontanea ingenuità dei teenagers e sta per scontrarsi con un mondo che tanto lucente non sembra…

Le premesse per fare di questo un buon titolo, ci sono tutte: la Tamaki sembra molto a suo agio con il pennino, disegna e inchiostra piuttosto bene, alterna al pennino rapidi ed incisivi tratti di pennello e china, guarda le sensei con ammirazione e le omaggia, pescando tra le inquadrature e la regia di Moyoco Anno, l’inchiostrazione e l’espressività della Asakura, presenta la sua creatura in copertina con uno sguardo fermo e volitivo, grandi occhioni disegnati dal make up e la bocca imbronciata (a qualcuno potrebbe quasi sembrare un plagio…).

A fine lettura, si resta con la sensazione che l’autrice stessa creda molto in questa ragazza, e con l’aspettativa di un seguito all’altezza delle premesse. La stessa evidente presenza di molti clichè, in quest'opera non risulta forzata, grazie ad una sceneggiatura costruita con precisione e coerenza, che riesce ad evitare il rischio di accademismo e deja-vue. Attendiamo quindi che Michiko prenda atto del proprio talento innato (come la tradizione shoujo vuole, basti ricordare Hiromu Oka o Maya Kitajima), che nasca un sentimento più definito nei confronti dello stilista, che sopraggiunga una rivale, che Michiko venga ostacolata, e che poi si rialzi con le sue forze pronta per "volare"...come il titolo dell'opera ci suggerisce.

Vorrei spendere ancora un paio di parole sull’edizione italiana. Walkin’ butterfly rappresenta per me il primo volume J-pop nella mia collezione, e non avevo idea della qualità dell’edizione finchè non ho avuto modo di averla tra le mani.: sovraccoperta opaca con serigrafia in oro, ben otto pagine iniziali patinate e a colori , carta bianchissima e di grammatura pesante, più vicina alla tradizione editoriale francese, forse, che a quella nipponica…ma non è un difetto, tutt’altro. La rilegatura non è in semplice brossura, bensì a filo, l' adattamento delle tavole è in alcuni casi sorprendente (basti vedere pagina 22…) e la confezione grafica dell’albo sobria ed elegante. Un piacere.

In conclusione, Walkin’ butterfly è una lettura sicuramente divertente e appassionante. Può essere un antipasto per chi ancora non conosce l’universo ladies comics, o per chi ha difficoltà ad approcciarsi ad esso. Non è certo il “next big thing” della shoujo manga in Italia, ma non aspira a diventarlo. Il che, da solo, basterebbe a concedergli un’occasione.

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