LE CITAZIONI
A cura di Livio
Si parlava di quanto la Tamaki fosse stata abile nel citare le sue colleghe più note all’interno del suo manga…ma i riferimenti ai masterpiece non si limitano all’aspetto grafico, ma proseguono, in una girandola di citazioni imperdibili.
La prima va ad “Ashita no Joe” (Joe del domani, in Italia “Rocky joe”): a pagina 25, a seguito dell’ennesimo rifiuto sentimentale, Michiko viene raffigurata nei panni del pugile Joe, per la precisione viene riprodotta (in chiave fortemente ironica) l’ultima tavola del manga, tavola a mio parere tra le più toccanti dell’intero panorama fumettistico mondiale (in Italia, nel volume 20 della collana edita dalla Star Comics). A seguito di un allenamento disumano ed alienante, al quale Joe Yabuki si sottopone, il torneo finale tra lui e il campione mondiale Jose Mendoza si conclude tragicamente per il protagonista, il quale rivive sulla propria pelle il calvario subito dal suo antagonista storico, quel Tooru Rikishi morto sul ring sempre a seguito di un percorso di privazione e fortificazione. Il trauma della perdita del suo rivale porta Joe ad un cammino parallelo, che gli infligge il medesimo destino e che lo fa perire sul ring con un sorriso sulle labbra…il sorriso di chi ha finalmente raggiunto la pace con la propria coscienza, anche a spese della propria vita. Citazione importante quindi, ed anche molto intelligente (dal momento che Joe è più che un icona nel paese del Sol Levante) , che racchiude in una sola vignetta un insieme di ricordi e di immagini comuni al popolo nipponico.
A pagina 37, invece, è il turno di Pinoko. Come per la precedente, la Tamaki prende in prestito un’icona dell’immaginario collettivo, ovvero la celebre smorfia canzonatoria di Pinoko (la piccola compagna di avventure del dottor Black Jack, il chirurgo creato dalla fantasia di Osamu Tezuka). Facciamo la conoscenza di Pinoko nel secondo volume italiano di Black Jack (edito dalla Hazard edizioni), nel racconto “Il cistoma teratogeno”. Pinoko nasce come ciste nel corpo della sua sorellina, è dotata di una coscienza, e dopo l’operazione Black Jack ne ricompone le parti completamente formate all’interno di un involucro in fibra sintetica, donando vita al personaggio più umano dell’intera opera (nonostante la sua natura in parte meccanica, che ne limita la crescita al corpo di una bambina). Nel capitolo 15 finalmente compare l’espressione che caratterizzerà il personaggio (accompagnandosi spesso all’intercalare “atchon burike!”), quella smorfia di sorpresa e, talvolta, di disapprovazione, anch’essa ormai icona storica nell’immaginario giapponese.
L’ultima, imperdibile citazione, è nella simpatica storia extra in chiusura al volume. Michiko già da bambina soffriva il complesso della propria statura, e nella recita scolastica di Biancaneve , a lei spetta il ruolo..dell’albero! La citazione è divertente e azzeccatissima: si prende in prestito Glass no kamen (in Italia, “Il grande sogno di Maya”), fluviale racconto di formazione non ancora concluso in patria (edito in Italia dalla Orion edizioni), incentrato sulle vicende di Maya Kitajima e il suo percorso artistico-personale nel campo della recitazione. Le prove affrontate dalla ragazza nel corso dell’opera a fumetti sono piccoli passi da lei compiuti al fine di disputare, con la rivale storica Ayumi Himekawa, il ruolo più prezioso e difficile nella storia della recitazione. L’interpretazione de “La dea scarlatta” richiede infatti uno spirito che vada al di là della semplice recitazione, richiede infatti la capacità di calarsi nei panni di uno spirito, per la precisione lo spirito di un albero di susino.