Considerazioni


A cura di Demelza

"The Summit" è la più recente e matura opera di Lee Young-Hee, in cui riesce finalmente a esplicitare la tematica shonen ai che l’ha interessata fin dagli esordi.
Questo manhwa si inserisce in un panorama culturale ed editoriale dove lo shonen ai si sta solo di recente sviluppando, dato che ancora alla fine degli anni '90, in Corea, era in atto una censura leggera - ma pur sempre presente - nei riguardi delle opere a tematica omosessuale, considerate pericolose per i giovani. Di recente, invece, grazie alla veloce e multiforme stratificazione culturale che unisce modernità e tradizione e all’apertura verso il mercato (fumettistico) americano e occidentale in generale, si sta assistendo a un maggiore interesse verso il genere shonen ai. Poiché esso è così giovane nel panorama dei manhwa coreani, tanto da non avere ancora neanche un proprio nome, è chiaro il motivo per cui si ritrova debitore verso i canoni estetici e narrativi giapponesi.
In questo quadro, "The Summit" si pone come uno dei manhwa di punta per la sperimentazione dello shonen ai.
Lee Young-Hee ha avuto una passione per il genere fin dagli esordi tanto che, non solo il filone secondario della sua opera più famosa "You are so cool" è un amore omosessuale trattato con ironia, freschezza e naturalezza, ma la storia principale che dà il titolo a "HWA" - suo volume di debutto - descrive in modo delicato e velato un’amicizia, che sembra sfociare nell’affetto, tra due liceali. Se a livello narrativo e strutturale non possiamo non riconoscere in "The Summit" il diretto successore di "You are so cool", per quanto riguarda il personaggio di Saezz è a "HWA" che dobbiamo guardare in quanto il protagonista Jang Yun Sung, giovane ribelle violento e tendenzialmente solitario, ne è il prototipo.
All’interno della coppia principale (che nello shonen ai, per chi non fosse avvezzo al genere, ricalca a sommi capi la coppia eterosessuale), Saezz rappresenta la personalità attiva, serioso, altero, arrogante e ribelle: un vero lupo solitario. Il suo carattere è ben reso graficamente dalla sua espressione dura e il suo fisico imponente, alto e ben modellato, dandogli insomma l’aspetto del bel tenebroso. La personalità passiva è invece rappresentata da Moto, un ragazzo snello, dal viso d’angelo e i capelli biondi, una figura quasi androgina che nasconde, dietro una bellezza delicata, un carattere impertinente e sbarazzino.
La caratterizzazione principale dei personaggi ricalca quindi, a grandi linee, le tipiche antinomie (biondo/bruno, forte/debole, introverso/estroverso ecc.) - soprattutto quelli che sono i protagonisti tipo dello shonen ai - ma con la leggerezza e l’ironia che le sono usuali Lee Young-Hee invece che nascondere di essersi "piegata" al canone, ci "gioca sù" con scenette irriverenti. Non è raro vedere Moto comportarsi da prima donna, atteggiarsi con fare civettuolo, comportarsi da mogliettina, vantarsi del suo fascino irresistibile e cambiare pettinatura a seconda dell’estro del momento. Proprio questi siparietti, che in parte corrispondono effettivamente al carattere vanitoso di Moto e in parte sono messi in scena per stuzzicare Saezz e divertire il lettore, sono una ventata di aria fresca e di pura comicità.
Per quanto riguarda la psicologia dei personaggi, Lee Young-Hee si muove in modo più autonomo tratteggiando delle figure non in bianco e nero, ma con sentimenti e temperamenti sfumati e in continua evoluzione.
Così Saezz, nonostante la sua corazza dura, ci appare come un giovane uomo in cerca di una propria indipendenza e di una propria identità, che si rinchiude nella solitudine per paura di essere ferito e perché, fondamentale, non sa bene in che modo muoversi nelle relazioni con gli altri, abituato più a menare le mani che a un vero confronto e scambio.
All’inizio della storia lo vediamo in preda a una cocente e umiliante delusione amorosa, ma nonostante sia evidente che non abbia mai provato prima attrazione per un uomo, è coinvolto con spontaneità dal fascino di Moto, arrivando in poco tempo ad ammettere, anche con se stesso, di provare qualcosa per il ragazzo senza tanti giri di parole e tanti tormenti. L’aprirsi di Saezz è mostrato, capitolo dopo capitolo, nel graduale aumento di intimità e di fiducia verso Moto: è nella quotidianità che si sviluppano i sentimenti, con una evidente ricerca di naturalezza da parte di Lee Young-Hee.
Moto, da parte sua, sotto tutta la sua solarità ed effervescenza, nasconde una grande paura di vivere, una continua ricerca di sostegno, di qualcuno a cui aggrapparsi per la semplice soddisfazione di scaricare, su un altro, l’incombenza della propria sopravvivenza. E’ un tipo fuori dalla realtà Moto, che scappa dai problemi come scappa dai sentimenti perché sente il peso delle colpe del passato e perché, troppo presto, è stato costretto a perdere la propria innocenza.
Proprio in relazione a Moto, infatti, si sviluppa la trama più cruda e dura del manhwa, fatta di violenza e sangue. Nonostante il suo aspetto angelico, egli si trova invischiato in ambienti poco raccomandabili, con personaggi ambigui e senza scrupoli (anche questo comunque un aspetto abbastanza comune, sembrerebbe, nelle storie shonen ai e yaoi).
Proprio per questo motivo, malgrado il suo aspetto delicato e la sua tendenza a finire spesso e volentieri nei guai, Moto non è affatto un personaggio fragile ma nasconde un temperamento deciso e smaliziato, tipico di chi è abituato a subire angherie e vessazioni contando solo su se stesso.
A Moto - e alla parte oscura del suo animo - è connesso il terzo personaggio chiave del manhwa: I-Tan, dal carattere freddamente spietato, legato al ragazzo biondo da una lunga amicizia e da un rapporto quasi ossessivo di dipendenza/protezione. I-Tan è un personaggio verso cui è difficile provare empatia vista l’assenza totale di sentimenti che mostra, fuorché il forte attaccamento verso Moto, ma è ben delineato da Lee Young-Hee che riesce a portare il lettore a comprendere quali sono i motivi che lo spingono ad agire e a provare quasi pietà per lui, per il suo modo di vivere e di vedere il mondo.
Si viene a intessere, in questo modo, uno strano triangolo fatto di affetto e rancore, di legami passati e presenti, in cui ogni divisione in buoni e cattivi è superflua e inadeguata.
L’ambientazione del manhwa, come forse si è intuito tra le righe, non è scolastica: i personaggi, nonostante la loro giovane età, lavorano e cercano un modo per sbarcare il lunario e mantenere la libertà, voluta o subita, e l’indipendenza. Tuttavia il mondo del lavoro, seppur presente, non è il paesaggio abituale della storia che si concentra, soprattutto, nella vita quotidiana dei due protagonisti e nella luccicante e tentacolare città in cui la vicenda si svolge. Che sia la frenetica via brulicante di persone in cui Saezz e Moto si ritrovano a fuggire e vagare di giorno, che sia la faccia notturna e misteriosa che la città mostra nei suoi luoghi più malfamati, la città con i suoi palazzi, i suoi grattacieli, le sue strade, è un elemento imprescindibile e insostituibile in "The Summit".
L’atmosfera variegata e multiculturale della metropoli si respira in ogni capitolo e si rispecchia nei personaggi, nella cura che l'autrice pone sul loro aspetto e sul loro abbigliamento: tatuaggi, pearcing, abiti all’ultima moda (Moto indossa persino D&G!) stile punk, rasta, dark... Lee Young-Hee osserva il mondo cangiante di Seoul e lo ripropone tra le pagine del suo manhwa con un grande cura dei particolari e un evidente piacere estetico. Il suo stile grafico ben si adatta a questo clima veloce e nevrotico, con quel tratto così spigoloso, quasi sgraziato a volte, eppure dotato di un fascino impetuoso; i personaggi, che pur essendo caratterizzati fin nei mini particolari, sembrano sempre pronti a scattare, a imporsi con prepotenza sulla scena. Se di quando in quando nelle tavole compare qualche fiorellino, le possiamo pur perdonare il vezzo estetico! Esso si esprime in modo particolare nelle covers e nelle illustrazioni a colori, in cui i personaggi sono spesso circondati - quasi soffocati, a volte - di bellissimi e lussureggianti fiori.
A livello narrativo, invece, Lee Young-Hee riesce a creare abilmente un connubio tra commedia e dramma: il manhwa parte in modo pungente e scanzonato, svelando man mano il suo sottofondo più amaro e doloroso senza perdere, però, la sua principale vena ironica e canzonatoria.
E’ importante notare, inoltre, che uno dei più grandi pregi di Lee Young-Hee è quello di non girare troppo attorno al fulcro delle questioni e creare la giusta suspance senza tirare la storia che si muove, così, con un’ottima gestione dei tempi, scorrevole e al tempo stesso esaustiva. Non aspettatevi tempi morti né capitoli riempitivi: l’autrice ha ben chiara in mente la struttura dell’opera e si muove efficientemente di capitolo in capitolo per districare i fili della matassa. In definitiva, visto il modo in cui Lee Young-Hee gestisce con estro e brio una trama che per alcuni aspetti può sembrare poco originale, io consiglierei questo manhwa sia agli amanti dello shonen ai (tenendo sempre conto che, di volume in volume, la storia si fa più intensa fino a raggiungere "il culmine", tanto che, senza voler spoilerare niente, gli ultimi volumi sono stati destinati, in Corea, a un pubblico sopra i 19 anni) sia a chi si avvicina per la prima volta alle tematiche del boy’s love e vuole leggere un’opera ricca di sentimento e di humour.




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