CONSIDERAZIONI
A cura di Nimue
"Princess
Princess" è il primo manga di Mikiyo Tsuda ad arrivare in Italia.
Quest’autrice, che credo sia piuttosto nota in ambito “internettiano”, è
relativamente in crescita, visto che il suo debutto è avvenuto nel 1998, ed è
forse più conosciuta con lo pseudonimo di Taishi Zao, usato per firmare storie
shonen ai, come afferma lei stessa nella postfazione del primo volume di
Princess Princess. In effetti, sempre da quanto emerge dalle sue stesse parole,
in origine “Pri Pri” (contrazione di Princess Princess) avrebbe dovuto essere un
manga boy’s love, però, visto che la rivista di pubblicazione (“Wings” della
Shinshokan) non è dedicata al genere e visto che la trama stessa non presenta
storie di amore omosessuale, ma solo di amicizia e cameratismo tra studenti, ha
optato per un altro pseudonimo, Mikiyo Tsuda appunto.
La genesi dell’opera è stata piuttosto lunga e, per rinvigorire il parco
protagonisti, la mangaka, a corto di fantasia, ha deciso di inserire tra i
protagonisti due personaggi provenienti da sue opere precedenti: si tratta di
Sakamoto (protagonista di “Family complex”) e Mikoto (protagonista di “Kakumei
no Hi”, “Il giorno della rivoluzione”). In pratica Pri Pri diventa una sorta di
spin off dei manga più importanti dell’autrice.
Questa contaminazione tra opere diverse di uno stesso autore non è una novità
nell’ambito mangaceo: si pensi, per esempio, alle stranote CLAMP, che fin quasi
dagli esordi hanno infarcito diversi loro manga di personaggi provenienti da
altre pubblicazioni, (personaggi di “Tokyo Babylon” presenti in “X”), fino ad
arrivare all’estremo, cioè l’autocitazione in salsa cambiata (“Card captor
Sakura” trasfigurata in “Tsubasa reservoir chronicle”).
Non ho letto altri manga della Tsuda, però trovo che non sia una cattiva idea
inserire personaggi magari molto amati, che comunque hanno attinenza coi fatti o
legami coi luoghi, a patto di non esagerare per non cadere nel dubbio della
motivazione prettamente (e biecamente) economica.
La trama appare da subito come estremamente comica, a volte esageratamente, a
volte più velatamente ironica. E’ presente anche qualche momento, ma si tratta
giusto di qualche vignetta, in cui i nostri protagonisti, in particolare Kono e
Shihodani, sembrano riflettere sui loro problemi e sulla propria situazione
personale, della quale per ora non ci è dato sapere granché.
Si può dire che i personaggi principali inizino a farsi conoscere grazie alle
loro caratteristiche più evidenti ed esteriori, che li fanno sembrare abbastanza
stereotipati, ma l’introspezione psicologica è pressoché assente, almeno per
ora.
Il manga, in effetti, si distingue piuttosto per le numerose situazioni assurde,
al limite dell’insensatezza. Anche la tematica del travestitismo scolastico non
è una novità, magari solitamente è trattata in modo un po’ diverso, però non si
può negare che sia alquanto logora.
Princess Princess è però uno shoujo sui generis, non presentando protagoniste né
personaggi femminili, e possedendo uno stile di disegno che è allo stesso tempo
morbido e spigoloso.
Non si tratta infatti del classico stile shoujo, tuttavia è molto
particolareggiato e abbastanza proporzionato. I fondali sono sempre pieni o
densamente retinati e pure i baloons, contenenti dialoghi fitti e serrati,
contribuiscono al riempimento delle vignette.
Personalmente non ho apprezzato molto questo manga, a causa delle situazioni
fortemente estreme cui vanno incontro i tre protagonisti e per i caratteri
piuttosto convenzionali e prevedibili degli stessi, tuttavia lo promuovo con una
sufficienza abbondante, sia perché il mio è un parere schiettamente personale e
credo che molti invece potrebbero gradire questo tipo di comicità esagerata e
surreale, sia perché ogni nuovo autore merita una possibilità, almeno
un’occhiata ai primi volumi per farsi un’idea generale dell’opera.