CONSIDERAZIONI

A cura di Jenny_la_tennista

Decisamente Kim Yeon-Joo ha trovato la sua dimensione ideale con quest'opera. Se avete amato Nabi e non vi siete fiondati su Platina allora vi state davvero perdendo il meglio della produzione di quest'autrice (che in Nabi si era letteralmente arrampicata sugli specchi); se invece non avete apprezzato Nabi, consiglio di provare questo Platina e ne resterete piacevolmente sorpresi. Io stessa, se non mi fosse capitato per le mani mio malgrado, non lo avrei mai e poi mai calcolato e me ne sarei decisamente pentita.
Platina è semplice ma essenziale, diciamo che per una volta lo stile pigro e spoglio dell'autrice ha trovato una ragione di essere perché un regno fantastico e fantasioso come quello in cui vivono Jenin e Auna può essere pieno di retinature decorative, spazi bianchi e neri e pochi sfondi, insomma è credibile. Peraltro questi pochi sfondi (che non sono completamente assenti perché una cosa che ha imparato a fare l'autrice è lasciare il vuoto, il bianco dove serve, per elevarti a una posizione di sogno, di magia favolistica, ma sa anche piombarti in un contesto più realistico, incollandoti alla terra, con stanze di palazzi, tetti di castelli, stazioni ferroviarie e prigioni dettagliate) insomma non è sgradevole né dovuta puramente alla pigrizia. Gioca molto con i testi per cui se il disegno fosse troppo elaborato la gente non si concentrerebbe sulle poesiole che semina qua e là - soprattutto quelle di fine volume sanno riassumere tutta l'avventura appena narrata ponendo il tutto sotto nuova luce e con poche, semplici, pennellate.
Platina poi non è un manhwa di grandi pretese, è abbastanza episodico, si basa sulla natura umana dei personaggi (che finora non si sono mai traditi né sono usciti fuori dallo spazio loro assegnato, giocando il loro ruolo come pezzi degli scacchi). Ha una storia elementare, nemmeno troppo originale, ma è gestita con calma, con dolcezza, in maniera semplice, senza complicarsi troppo la vita e quindi non avendo troppe pretese non ha la possibilità di deludere.
C'è da dire che i personaggi non sono asettici, algidi, privi di sentimenti o bidimensionali (come potevano apparire taluni dei protagonisti delle storie di Nabi) e presentano una certa dose di imprevedibilità, perché Jenin non è un servitore infallibile e spesso e volentieri manca della forza necessaria per afferrare o sostenere con efficacia Auna.
Ovviamente di base gli stereotipi ci sono tutti, dal passato misterioso e melanconico al quale si guarda con nostalgia al futuro incerto che tutti noi lettori siamo in grado di percepire (o nel quale speriamo - volendo) ma che per i protagonisti è nebbioso e incerto.
Alla fin fine Platina si presenta bene sia come favola sia come fumetto per bambine ma nasconde temi non sempre elementari, solo che sa mascherarli bene. E lo stile dell'autrice ha stavolta davvero trovato una sua dimensione perché una visione tanto onirica si sposa bene con la presenza di tanti spazi vuoti dove il suono e la parola la fanno da padroni.