CONSIDERAZIONI
A cura di Nimue80
Come
per ormai molte mangaka, Chiho Saito è una habituée delle case editrici
italiane, anzi, probabilmente è una delle “regine” in questo senso.
Marionette o meglio “Mou hitori no marionette” ("Un'altra Marionetta"), è una
delle sue opere più precoci: risale infatti al 1991.
Un indizio innanzi tutto ci aiuta a far risalire il manga quasi agli albori
della carriera della Saito: si tratta dello stile del disegno, molto più simile
a “Valzer in bianco” (Waltz wa shiroi dress de, 1990) che a “First girl” (2002).
I corpi, specialmente quelli maschili, sono decisamente sempre stati
allampanati, gambe e braccia lunghissime, busti piuttosto ridotti e forme non
troppo accennate. Il tratto è però più elementare e abbozzato, sono presenti
meno particolari in abiti e acconciature, anche se sguardi ed espressioni
appaiono più limpidi.
Sarà un’impressione, suffragata magari dall’abbigliamento dei personaggi e dalle
pettinature, ma si respira proprio l’aria dei primi anni ’90 in questo manga.
Questo è, a mio avviso, un punto a favore di Marionette, dato che le opere più
recenti dell’autrice sembrano più artefatte, meno genuine: la mano è sempre
calcata sulla bella di turno, la ragazzina contesa su più fronti, da personaggi
spesso con storie morbose alle spalle.
Non che in “Marionette” manchino triangoli amorosi più o meno accennati,
gelosie, antagonisti arroganti e segreti inconfessabili: gli stereotipi ci sono,
però la protagonista della storia, Nanami, ci viene presentata come una
ragazzina di sedici anni e, almeno all’inizio, è tale sul serio. La ragazza ha
un sogno (la danza classica) e cerca nel suo piccolo di fare di tutto per
realizzarlo. Ci riesce, nonostante la dipartita del padre, ma dovrà presto
scontrarsi con la dura realtà, difficile, certo, ma anche rivelatrice di quello
che lei vale e di quello che vuole realmente fare della sua vita. Grazie a Jin,
personaggio apparentemente ambiguo pur nella sua genialità, Nanami capisce per
cosa è davvero portata, la recitazione, ed inizia ad impegnarvisi sul serio.
Completa il terzetto dei personaggi principali Yuki, il misterioso braccio
destro di Jin, colui che conosce tutto di lui, anche il suo segreto più
inquietante, che sarà rivelato solo nel secondo volume.
“Marionette” è stato spesso avvicinato a “Il grande sogno di Maya” (Glass no
kamen): così è, almeno per quanto concerne la tematica teatral-recitativa e
l’evidente talento della protagonista, talento di cui lei stessa non è
all’inizio conscia. Ma le somiglianze non vanno tanto più in là di questo, vuoi
perché “Marionette” è terminato da anni e in soli otto volumetti, mentre “Glass
no kamen” è bloccato a 42 tomi da tempo; vuoi perché la storia è sicuramente
meno approfondita, Nanami è tanto meno coinvolta emotivamente dalla recitazione
quanto piuttosto da Jin e chi più ne ha più ne metta.
Questo manga è semplicemente una piacevole storia di passione, crescita e
scoperta di sé da parte di una ragazzina che sta diventando donna; un’avvincente
soap opera cartacea che, di volume in volume, coinvolge i lettori fino
all’ultima pagina, con interrogativi che vengono solo man mano risolti: riuscirà
lo spettacolo? Quale sarà il segreto di Jin? E quello di Yuki? Gli
interrogativi, si sa, stuzzicano la fantasia e fanno venire voglia di leggere la
continuazione fino alla fine, sperando che il manga non ci deluda. A questo
proposito consiglio la lettura innanzi tutto agli appassionati di tutto ciò che
è “made in Saito”, a chi apprezza le storie sul teatro, ma soprattutto a chi,
leggendo questa recensione (e la trama del primo volume) si è incuriosito e
vuole scoprire quale segreto si cela dietro all’affascinante Masayuki Jin,
co-protagonista di “Marionette”!