CONSIDERAZIONI

A cura di Black Violet

Lettura frizzante e piacevole nella sua semplicità senza particolari pretese, Cafè Kichijoji è un ottimo diversivo per una mezz’ora di rilassante e delicato umorismo, che ha il suoi punti di forza nella disinvoltura con cui le situazioni quotidiane vengono a mescolarsi con episodi ben oltre i limiti dell’assurdo e del soprannaturale.

Immediato, per la struttura della narrazione e il genere di comicità, è il paragone con il più lungo e complesso Host Club. Nonostante la somiglianza però questo manga non riesce purtroppo ad eguagliare l’irresistibile follia e originalità che le vicende degli studenti del surreale istituto Ouran, impossibili da racchiudere in quegli schemi che definiscono invece un po’ troppo rigidamente i personaggi di Cafè Kichijoji.

La presenza di questo limite non impedisce comunque al manga di conquistare il sorriso dei lettori grazie alla riuscitissima tempistica con cui le gag si susseguono senza interruzione e alla perfetta alchimia con cui i caratteri dei vari personaggi si combinano, per dare vita a situazioni davanti alle quali è impossibile mantenersi imperturbabili.

Assolutamente deliziose sono le storielle in super-deformed alla fine di ogni capitolo, forse le parti più adorabile dell’intero manga, geniali nella trovata di affiancare alla lingua originale un inglese elementare che si adatta meravigliosamente allo stile infantile del disegno e delle scenette rappresentate.

Impeccabile poi l’edizione della Dynit, che, con la tonalità insolita scelta per la carta e la stampa, intonata alla perfezione con i colori della sovra-copertina, e la doppia pagina con il giochino a colori, rende lo sfogliare questo volumetto un autentico piacere

 

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