CONSIDERAZIONI
A cura di Lady Margareth
Kim Yeon Joo
non è un'artista che si possa amare o odiare senza riserve: il suo stile
narrativo, infatti, pur inserendosi pienamente in quelli che sono i canoni
tipici della produzione coreana (lunghi silenzi, ampie e lente panoramiche,
significativi giochi di sguardi...), non può che lasciare perplesso e
disorientato anche il lettore più esperto e ci si può ritrovare alla fine
dell'ultimo volumetto (come nel caso di quest'opera) pieni di interrogativi sul
reale significato della storia appena narrata.
Forse sto prendendo un grosso abbaglio^^;; ma a me quest'autrice ha sempre
ricordato Matsumoto, che è poi uno dei miei mangaka preferiti: lo stesso amore
per i paesaggi ampi e incontaminati (lì lo spazio, qui le immense praterie...),
la stessa struggente nostalgia per un passato perduto (che generalmente è
ricordato dai protagonisti come qualcosa di unico e irripetibile...), la stessa
tendenza a inframezzare la narrazione con frasi poetiche volte a sottolineare i
momenti più intensi e drammatici. Questi soprattutto colpiscono anche il lettore
occasionale: magari non hanno nulla a che vedere con la trama (anche se spesso
questa è solo apparenza, perché poi acquisteranno significato in seguito...),
eppure riescono sempre a dar vita a un'atmosfera unica, come sospesa fra sogno e
realtà, dove non esiste presente, ma tutto si svolge o nel presagio o nel
ricordo.
E in effetti leggendo i manhwa di Kim Yeon Joo, e June in particolare, ho avuto
sempre l'impressione che fosse proprio questo il vero intento di quest'autrice:
suggestionare il lettore, immergerlo in una tenue atmosfera di fiaba, più che
raccontare una storia coerente e conclusa o comunicare un messaggio ben preciso.
E da questo punto di vista si può anche comprendere l'assenza di un vero e
proprio finale, che viene fatto intuire, attraverso frammentarie visioni dal
passato e dal futuro, che sembrano riallacciare tutti gli avvenimenti finora
casualmente presentati , ma che dopotutto non viene presentato al lettore in
modo chiaro e definitivo.
Evidente a questo punto che June non è un'opera che mi sento di consigliare a
tutti.
Se insomma le atmosfere ovattate, i riferimenti sfuggenti di Nabi o di Ciel (per
citare un manhwa di un'altra autrice che presenta uno stile molto simile a
quello di Kim Yeon Joo) non vi sono piaciuti e le vostre preferenze vanno a
storie più avventurose o esplicite, facili da seguire nella trama come nel
finale, sarà difficile che vi possiate appassionare alla lettura di June XD...
Anche perché questa volta, anche di più che in Platina, che nonostante tutto
presentava uno sviluppo preciso e un taglio decisamente d'azione, l'autrice si è
abbandonata completamente all'ispirazione e all'umore del momento (cosa che pare
le sia molto congeniale...), senza seguire una trama stabilita in precedenza, ma
alternando momenti di forte impatto emotivo e drammatico a situazioni surreali e
grottesche e ricorrendo a continui flashback e cambiamenti di scena, che
lasciano completamente spiazzato il lettore: uno stile originale ma che
ovviamente non può incontrare l'approvazione di tutti.
A proposito della passione per le situazioni surreali, che Kim Yeon Joo
condivide con Ju Yeon Rhim, l'autrice di Ciel: il suo umorismo è davvero
particolare, spontaneo e frizzante, completamente fuori di testa; in aggiunta
l'autrice ha l'abitudine di disseminare le sue tavole di deformed davvero
riuscitissimi e irresistibili!!
Per concludere, June è a mio parere l'opera al momento più riuscita di Kim Yeon
Joo, o meglio quella in cui è riuscita a sviluppare maggiormente le proprie
inclinazioni: trama originale, taglio cinematografico e davvero d'impatto per le
scene d'azione (questa è un'altra delle cose che le riescono alla grande... in
certi momenti si ha davvero l'impressione di assistere a un anime...*_* ),
grande pathos emotivo, costumi e acconciature elaborate (un'altra delle sue
grandi passioni...), personaggi dai tratti morbidi e delicati, che si
differenziano tantissimo dallo stile più crudo, quasi spettrale di altre artiste
coreane, come ad esempio Lee So Young (autrice di Model) e una vera predilezione
per le tinte pastello nelle tavole a colori... tutto ciò rende sicuramente molto
piacevole la lettura delle sue opere.
Se si vuole trovarle un difetto, questo è sicuramente la mancanza quasi totale
degli sfondi, quasi sempre solo abbozzati o totalmente assenti (molte tavole
sono lasciate completamente bianche...), ma nonostante tutto si ha l'impressione
che anche questo sia un artificio voluto, dal momento che questo stile di
disegno si sposa benissimo con l'atmosfera rarefatta delle sue opere.
Un'opera, dunque, tutto sommato diversa e "rivoluzionaria", che merita un
accenno particolare nel piattume che caratterizza attualmente l'offerta shoujo
in Italia. Chi ha voglia di sperimentare qualcosa di nuovo, chi vuole conoscere
una curiosa variazione del genere majocco-sentimentale, chi di solito si lascia
affascinare dalle atmosfere fiabesche della produzione coreana che a volte hanno
dei curiosi elementi in comune con le opere romantiche e intimistiche dell'
'800, dovrebbe concederle un'opportunità, acquistando almeno il primo volume: ma
se non vi piace, desistete pure, perché lo stile dell'autrice è quello e si
mantiene inalterato fino alla fine.
Un piccolo appunto all'edizione J-Pop: partita alla grande, con sovracoperta e
carta patinata, si è poi impoverita sempre di più (forse a causa del
disinteresse dei lettori per questo titolo...), presentandosi infine priva di
qualunque introduzione o tavola a colori (apri il volume e nella prima pagina ti
trovi già le prime vignette... desolante!!! T_T ) e spesso con le tavole
originali tagliate di netto; gli ultimi due volumi sono usciti poi quasi
contemporaneamente, nello stesso mese (come per volersi liberare in fretta di un
titolo "scomodo") e gli ultimi volumi hanno pure subito un ingiustificato
aumento di prezzo (da euro 5,90 a 6,20), a fronte di un innegabile peggioramento
della qualità dell'edizione.