CONSIDERAZIONI
A cura di Livio
Dal cilindro magico di Moyoco Anno, ecco la nuova sorpresa per chi ormai pensava
di conoscere lo stile e il talento della poliedrica e multiforme autrice di
Tokyo.
E’ divertente e allo stesso tempo sorprendente osservare come l’eclettica Moyoco
Anno sappia ogni volta partire da zero, quasi ignorando le opere precedenti,
semplicemente reinventandosi.
Miniserie anticonvenzionale e dolcissima, quasi un preludio alla fase creativa
più recente della sua autrice (attualmente al lavoro per il pubblico di
Nakayoshi e Morning), “Jelly Beans” presenta una struttura episodica molto
fitta, costituita da capitoli molto brevi che, pur nella loro fruibilità
individuale, mantengono una stretta connessione l’un l’altro, permettendo
all’autrice di dipanare (con ritmi piuttosto rapidi) una storia costruita sul
canovaccio della favola tradizionale.
E sempre dal mondo delle favole, la Anno sembra andare ad attingere idee e
stimoli visivi. Assolutamente imperdibile è infatti lo studio della grafica: a
metà strada tra il minimalismo di “Happy Mania” e il lezioso 'curly' di “Sugar
Sugar Rune”, il fumetto raggiunge picchi altissimi di qualità nei frequenti
sogni ad occhi aperti della protagonista, veri e propri omaggi all’universo
visionario del cinema di fantasia (Tim Burton su tutti, come anche “Labyrinth”),
nonché alla letteratura per l’infanzia ("Alice nel paese delle meraviglie"), in
tavole dove la normale percezione prospettica viene sovvertita, a favore di
un’impaginazione fantasiosa ed estroversa, sempre dominate dal sottile e
raffinato senso estetico della Anno.
A riprova di quanto appena scritto, consiglio agli indecisi la lettura del solo
capitolo 16, estremamente rappresentativo della verve creativa impressa al
fumetto.
“Jelly Beans” parla sostanzialmente di un sogno e della lunga strada per
realizzarlo; la sua protagonista è giovane, determinata, vulcanica, vive di
stimoli e di idee (e chissà quanti lettori guarderanno con un sorriso le
ingenuità di Mame, riconoscendosi nei dubbi e nelle gratificazioni che una
carriera artistica comporta), un personaggio positivo e divertente al suo primo
ingresso nel mondo della moda.
In conclusione, questa nuova avventura a fumetti è consigliabile ad un pubblico
eterogeneo e variegato, proprio per via della sua natura fantasiosa ed
originale, che non mancherà di piacere anche a chi non ha mai amato l’aspetto
più caustico e mordace della sua autrice ed ha considerato una sciocchezza il
rivoluzionario "Happy mania".
Anzi… che sia proprio questa l’occasione per rivalutare la fumettista più
geniale dell’ultimo decennio?