CONSIDERAZIONI
A cura di Nimue80
Miho Obana é un’autrice che abbiamo imparato tutti ad apprezzare grazie al delizioso “Kodomo no Omocha” ("Il giocattolo dei bambini" o "Rossana" che dir si voglia), manga permeato da una freschezza mai provata, da una spiccata ironia, ma anche da una notevole profondità di concetti, specialmente considerando il pubblico di ragazzine cui era rivolto (era pubblicato infatti su Ribon, rivista della Shueisha con un target poco più che infantile).
Con le opere successive, “Partner” e “Andante”, sembra che la mangaka abbia decisamente voluto staccarsi dai temi che le hanno portato successo e fortuna per addentrarsi in argomenti più dark e seri (o quanto meno “seriosi”): esperimenti al limite della fantascienza per il primo, incesto, amori non ricambiati e genitori irresponsabili nel secondo (contenuti questi in parte analizzati già in "Kodocha").
Tuttavia, per queste due opere la rivista di serializzazione é rimasta sempre Ribon, dal target di età piuttosto basso, come già detto.
Con Honey Bitter la nostra sembra aver voluto proprio voltare pagina: innanzitutto la pubblicazione é passata da Ribon a Cookie, rivista per “palati più raffinati” e comunque più maturi, in secondo luogo anche i personaggi sono “cresciuti” (rispetto anche a quelli di Partner e Andante hanno un paio d'anni in più).
Le premesse su cui si fonda la trama, un thriller - poliziesco - soprannaturale sembrerebbero ugualmente interessanti, peccato che a mio parere la Obana non riesca a svilupparle nel modo giusto.
I personaggi in sé, considerando il punto di vista psico-caratteriale, non sono credibilissimi: la protagonista, Shuri, una esper traumatizzata da un passato infelice, darebbe piuttosto l’impressione (almeno da come é presentata col suo bagaglio di ansie, inquietudini e turbamenti) di una donna più matura dei suoi 19 anni, peccato che venga smentita dal suo aspetto grafico, in quanto sembra una versione appena un po’ cresciuta di Sana (Kodocha).
L’ex fidanzato “traumatizzatore”, Riki, anche se dovrebbe avere l’aspetto di un tipo poco raccomandabile, sembra solo un ragazzo rigido e riservato, e anche lui, graficamente, dà poco l’idea di un ventenne.
Stesso discorso vale per il terzo protagonista, il giovane Yota, anche lui 18-19enne mancato, il classico bravo ragazzo attratto dall’eroina di turno refrattaria all’amore.
La conclusione a questo punto é: saprà conquistare lei e il suo cuore? Oppure Shuri scoprirà che il suo ex é diventato un bravo ragazzo e lo perdonerà/tornerà con lui? O ancora, Shuri rimarrà sulle sue posizioni?
Anche la questione delle doti extrasensoriali della ragazza fa parte di una strada già ampiamente battuta in campo mangaceo e non, e, se non sfruttata in maniera consona, potrebbe logorare piuttosto che sostenere l’architettura della trama.
Personalmente ho trovato poco credibile che una diciottenne (almeno all’inizio della storia), giapponese per di più, sia già stata reclutata ed addestrata dall’FBI, anche se dotata di misteriosi poteri...
In effetti, come ho già scritto poco più in su, lo stile di questa mangaka non aiuta a rendere verosimili i personaggi nei frangenti “adulti”: basta anche osservare i personaggi più maturi di questa o altre sue opere per capire cosa intendo.
Miho Obana non riesce a disegnare dei veri adulti, quanto dei ragazzini con le rughe o dei baffi posticci. Non riesce molto bene a raffigurare nemmeno personaggi grassi o almeno più robusti dei suoi scheletrici protagonisti, che ricordano più che altro quei piccoli manichini di legno snodabili usati dai pittori per riprodurre elementi umani nelle loro opere.
La sua tecnica in effetti non é molto cambiata dai tempi di Kodomo no Omocha, i personaggi sono sempre magrissimi, longilinei, gli uomini hanno spalle molto ampie dalle quali i vestiti cadono quasi come dei sacchi piuttosto informi.
I fisici non hanno praticamente l’ombra di una curva, sono spigolosi e il movimento non é fluido, anzi gli arti paiono sempre sul punto di spezzarsi.
Il punto di forza é costituito dai visi, dagli occhi minuziosamente definiti e dai capelli e le acconciature ben rappresentate e, indiscutibilmente, dalle illustrazioni a colori, fiore all’occhiello della Obana.
In definitiva l’ultima fatica di Miho Obana non é, almeno per ora, un capolavoro, ma resta pur sempre la curiosità di vedere dove andrà a parare l’autrice e se riuscirà a sviluppare un intreccio degno di questo nome.
Consigliata ai fan dell'autrice, per i neofiti suggerisco piuttosto il recupero del già citato "Kodomo no omocha", vera pietra miliare di questa mangaka.