CONSIDERAZIONI
A cura di §Dave§
Le quattro storie che compongono questo grazioso volume unico, sono state scritte e disegnate poco prima della pubblicazione su rivista de "La clessidra", l’opera - finora - più famosa di Hinako Ashihara. In effetti, leggendo "La forma delle nuvole", si ha l’impressione di sfogliare un canovaccio in cui sono presenti molti elementi cari all’autrice, ripresi poi nella sua opera più celebre. Amore, amicizia, delusione, nostalgia per il passato e speranza per il futuro, sono i veri protagonisti di questo volume e rappresentano il sottile filo rosso che lega le storie che lo compongono. L’impressione generale che ho avuto dalla lettura è stata decisamente buona, pur con le dovute e ovvie differenze (e preferenze) attribuite a una storia piuttosto che a un’altra. Ma andiamo con ordine.
Il primo racconto, che dà il titolo alla raccolta (titolo peraltro molto bello ed evocativo), è senz'altro il più riuscito. Non che sia particolarmente originale nei contenuti e nella narrazione, ma è di certo il più completo. E’ il racconto dove meglio si amalgamano sentimenti e personaggi, tempo e paesaggi, sogni e delusioni, passato e futuro. Kiyo, la protagonista, non è una ragazza perfetta (al contrario di molte eroine di shoujo manga), anzi: a ben vedere è capricciosa e meschina. Non solo. La sensazione che si avverte osservandola mentre si strugge d’amore per Kanta, suo amico d’infanzia, è piuttosto sgradevole. Kiyo non è, a mio parere, innamorata di Kanta. E’ innamorata dell’idea di sicurezza e protezione che il ragazzo le infonde. Nonostante questi difetti, o forse proprio grazie a questi, Kiyo appare estremamente umana e il "volo" metaforico finale assume un significato ancor più importante e sorprendente, perché tutti possiamo e dobbiamo imparare dai nostri errori. L’isola, quasi del tutto disabitata, è il perfetto background dove si muovono i protagonisti. Rappresenta una sorta di gabbia dorata dove il tempo non scorre e dove non si può essere travolti da alcun cambiamento. Tuttavia non si può vivere per sempre immobili, ed è l'umano istinto al rinnovamento e al cambiamento, ben descritto dalla Ashihara, che spinge i protagonisti a volare via. Kiyo e i suoi amici riescono a fare pace con se stessi, con i propri errori e il proprio passato e riescono ad aprire la gabbia tenuta chiusa troppo a lungo.
Il secondo racconto (Primo anno delle medie: "Quasi amore") è allegro e frizzante, ma non particolarmente ricco di spunti di riflessione. Il suo punto di forza è la leggerezza con cui l’autrice racconta di come le giovanissime adolescenti tendono a idealizzare il primo amore. La protagonista, Kana, è tratteggiata con ironia e un pizzico di follia che la rendono assolutamente irresistibile e Fujimoto, il protagonista maschile, rappresenta un gradito cambiamento rispetto al solito stereotipo di ragazzo maturo, romantico e sempre perfetto. La sua immaturità e mancanza di tatto, sono caratteristiche credibili per la sua giovane età e, proprio per questo, estremamente tenere. Rivedere se stessi o gli altri in due protagonisti così folli, permette al lettore di immedesimarsi e di percepire nostalgia per i piccoli e grandi problemi dell'adolescenza.
Il terzo racconto (Secondo anno delle medie: "Odio gli uomini!") è quello, a mio avviso, meno riuscito. Sono particolarmente sensibile (com’è giusto che sia) a temi quali le molestie sessuali - soprattutto se coinvolgono i minorenni - e trovo estremamente fastidiose tutte le storie (brevi o lunghe che siano) che ne banalizzano le problematiche. Le prime pagine ci mostrano Mitsuki, la protagonista, e la sua comprensibile avversione verso quei maniaci che tentano (o che riescono, purtroppo) a molestare le ragazze, soprattutto le più giovani. Mitsuki reagisce con forza alle continue molestie ed è riuscita sempre a cavarsela nel modo migliore. Nonostante queste buone premesse, si cade ben presto nella banalità più assoluta. Tanto per cominciare, è veramente avvilente dover leggere per l’ennesima volta di una ragazza che deve essere salvata dal principe azzurro di turno (nonostante sappia cavarsela benissimo da sola). Come se non bastasse, alcune delle affermazioni di Mitsuki sono veramente stupide, tanto da far dubitare dell’effettiva drammaticità del suo problema. Ne è un chiaro esempio il momento in cui confessa di odiare gli uomini perché pensano solo al sesso. Come se le molestie e i sani (e normali) istinti sessuali fossero, anche solo lontanamente, paragonabili. Peraltro non si capisce come sia possibile che tutti i maniaci della città siano attratti da Mitsuki. Esigenze di trama, probabilmente. Il finale è un altro punto debole della storia. Oltre a essere estremamente semplicistico e irritante, non risolve assolutamente nessuno dei problemi interiori di Mitsuki, né lascia presagire un "percorso" che le permetta di superare i suoi traumi (se di traumi si può parlare). Racconto a mio avviso incompleto e "buttato via", con idee buone ma sviluppate male.
L’ultimo racconto (Terzo anno delle medie: "I ciliegi sfioriscono") chiude in bellezza l’intero volume, in perfetta armonia con i toni nostalgici del primo racconto e quelli frizzanti e leggeri del secondo. I toni sono spesso cupi, ma proprio per questo i momenti di gioia appaiono ancor più brillanti. Le difficili problematiche familiari vissute da Nae sono, a differenza della storia precedente, credibili, ben descritte e senza patetismi. Altro aspetto positivo del racconto è la descrizione che l’autrice fa dell’amore che lega Nae e il suo giovane professore Kanno, lontano da qualsiasi tipo di morbosità e, al tempo stesso, puro e tenero.
I disegni sono piuttosto graziosi ed espressivi, ma talvolta spigolosi e non molto accurati (alcune "deformità" anatomiche sono spesso evidenti).
In definitiva, mi sento di consigliare questo volume ai fan della Ashihara, ma anche a chi è desideroso di leggere storie d’amore e amicizia non particolarmente complesse, leggere e ben raccontate.