CONSIDERAZIONI

A cura di Black Violet

Impeccabile come al solito dal punto di vista della grafica, per quanto riguarda le tematiche Fairy Cube è un vero e proprio concentrato di tutti gli elementi più classici e caratteristici dello stile di Kaori Yuki.

A misteriosi delitti, simili a quelli che avevano accompagnato il conte Cain nella Londra vittoriana, si affiancano le vicende di un protagonista succube di un padre violento e possessivo (una presenza a quanto sembra obbligatoria in ogni manga della Yuki ^__^’) ma dal carattere ingenuo e solare, che si trova a dover lottare contro un alter-ego soprannaturale per il possesso del suo corpo e della ragazza che ama (per caso ai lettori di Angel Sanctuary torna in mente qualcuno?)

Come suo solito l’autrice gioca a sconvolgere il lettore, mostrando una società dove l’odio e la follia si annidano proprio dove più sembrerebbe insospettabile la loro presenza. Dietro a professionisti stimati e uomini di successo dalla reputazione irreprensibile scopriamo celarsi ogni genere di perversioni e deviazioni mentali, mentre è proprio nei teppistelli e nei ragazzini derisi ed emarginati che troviamo i valori più positivi e le migliori qualità, in un capovolgimento dell’ordine sociale ostentato fino all’esasperazione.

Immancabile è ovviamente l’elemento fantastico, fondamentale per fornire alla narrazione il tocco gotico a cui questa mangaka non può assolutamente rinunciare. La scelta cade sul mondo della mitologia celtica, che non poteva essere più adatto con la sua onirica bellezza frammista a un’irreale crudeltà. Le creature che popolano queste universo sfuggono infatti a ogni tentativo di inquadrarle da un punto di vista morale e agiscono spinte da una motivazioni tanto semplici e lineari quanto egoistiche e crudeli, totalmente immuni alla tormentata ossessione umana per le definizioni di bene e male. I vecchi miti celtici sono continuamente ripresi dall’autrice, fornendo spessore e credibilità all’inedito, ma ben riuscito, trasferimento del popolo fatato dalle campagne irlandesi all’ipertecnologico Giappone moderno.

Principale rappresentante di questi strani esseri soprannaturali è la fata Ainsel, (inaspettatamente somigliante alla Primera di Rayearth 2) egocentrica, capricciosa e gelosa ma anche capace di affetti profondi e incondizionati, personaggio tra i meglio riusciti dell’opera, anche grazie ai momenti di leggerezza e comicità che la vedono protagonista.

La narrazione è intricata, ricca di flash-back, anticipazioni e cambi di prospettiva e crea un complicato gioco di incastri, che obbliga l’attenzione del lettore a mantenersi sempre viva. Forse anche grazie alla sua brevità, Fairy Cube riesce inoltre a evitare il rischio di sfuggire di mano all’autrice, perdendosi in sottotrame troppo affolate e intricate, come purtroppo troppo spesso accade ad altre e più complesse opere della Yuki.

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