CONSIDERAZIONI

A cura di Takiko-chan

 

Potrei parlare anni della bellezza di questo manga, della sua spontaneità, ma alla fine non basterebbe (XD). Preferisco lasciare alle considerazioni di Shade (che seguono questa mia “introduzione”, il commento approfondito della storia in sé. Io invece vi voglio dire perché (a mio parere) DOVETE leggere questo manga.

 

A volte non è importante quello che dici, ma come lo dici.

Questa frase a mio avviso può sintetizzare tutta una serie di manga della nuova generazione che non emerge tanto per merito di una trama originalissima o un tema particolare, quanto per un modo di raccontare che mette i brividi e fa emozionare per quanto è organizzato e gestito bene.

Bokura ga ita fa parte di questa categoria.

 

A leggere le prime tre righe di trama, una persona può sbuffare impaziente “già letto…”. Ma a volte la novità non sta solo in quelle tre righe di trama, ma anche in quello che sta sotto.

Quando prendi in mano il primo volumetto, la prima frase della prima pagina è enigmatica. Già ti fa capire che davanti non hai uno shoujo scolastico come tanti altri...

Laddove i suoi simili cadono, il modo con cui Bokura tratta di tragedie passate, amori adolescenziali e quotidianità ha una ventata di freschezza e malinconia che te lo fanno apprezzare e te lo rendono caro.

 

Potrei citare valanghe di shoujo manga che trattano (o pretendono di trattare) questo tipo di tema e falliscono (vogliamo dire Kare first love?... sì, diciamolo!). Bokura invece (come anche La clessidra, manga nato nella stessa rivista di Bokura) trae forza dal suo modo di raccontare, fatto anche di flashback, di tende che pian piano crollano mostrando quello che sta loro dietro.

 

Non c’è il patetismo, non ci sono arrovellamenti vari e artificiali: c’è la quotidianità, c’è il dolore, c’è la gioia…

Alla fine la formula è semplice, ma l’autrice riesce a svilupparla con grande maestria.

Insomma, un manga eccezionale per delicatezza e profondità. Scava a fondo, ma non per cercare il tragico che vende. E’ delicato, ma non è melenso. In poche parole, nel suo genere è perfetto.

Anche i personaggi riescono ad essere sempre coerenti con sé stessi. Questo non vuol dire che sono piatti e senza vita, tutt’altro. Nel loro agire, sono sempre privi di contraddizioni rispetto alla loro personalità. Man mano si scoprono sempre più tasselli, sempre più pezzi dello stesso puzzle che ricreano sempre un po’ di più la vera anima di questi personaggi. E il lettore non può fare altro che rimanere “avvolto” da tutto questo, sentendosi quasi parte della storia.

 

Io non amo il genere scolastico. Lo trovo limitativo, perché deve rispettare alcune scelte, alcuni cliché che alla fine li porta sempre e comunque a non avere una totale e perfetta originalità (al contrario magari dei manga di avanguardia).

Però ci sono eccezioni. Bokura ga Ita è perfetto nella suo genere. Tanto da poter essere facilmente apprezzabile anche da coloro che non amano il genere scolastico in sé.

Quindi concludo dicendo che non importa quanto amiate il genere scolastico (se lo amate alla follia, prendetelo subito!), questo manga vi piacerà e vi farà emozionare comunque! Fidatevi!

 

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A cura di Shade77

 

Tra gli avvenimenti che nella vita accadono, possono esservene alcuni che per loro entità lasciano il segno perché rappresentano ferite insanabili. Tra le scelte che nella vita si compiono, possono esservene alcune di per sé sbagliate che col tempo creano sensi di colpa, rimorsi, rimpianti. Il destino delle persone è un percorso irto di difficoltà e ostacoli. L’unica cosa da fare è accettare i propri errori, trarre insegnamento dalle esperienze, anche quelle dolorose, e provare a costruirsi la felicità con sguardo fiducioso nel domani perché, se il passato non può essere cancellato, il futuro deve ancora essere scritto.

E’ questo il principio attorno a cui ruota Bokura ga ita, opera di Yuki Obata che in patria ha riscosso uno straordinario successo, aggiudicandosi anche il prestigioso premio Shogakukan come miglior serie shoujo. E difatti Bokura ga ita  è un manga che ha del sorprendente: si inizia a leggerlo convinti che esso sia la tipica commedia sentimentale ad ambientazione scolastica propria di tanti shoujo, ma poi, addentrandosi nella trama, ci si accorge che la vicenda ha ben altro spessore perchè sa evolversi in un racconto di rara profondità che alterna sentimenti contrastanti, gioia e dolore, dolcezza e tristezza.

La storia d’amore, apparentemente banale, fra i due protagonisti cela infatti risvolti drammatici e così dai toni brillanti della commedia sentimentale si passa man mano ad atmosfere soffuse, velate di struggente malinconia. Del resto già il titolo (tradotto “Noi c’eravamo”) indica il senso di tristezza e di rimpianto che pervade la narrazione, la quale ricopre un arco temporale abbastanza ampio, scandendo con buon ritmo la crescita dei personaggi dall’adolescenza fino all’età matura. L’intreccio è sufficientemente articolato ed ha uno svolgimento avvincente e delicato che non scade mai nello stucchevole. L’incipit da cui si snoda la storia è dato dall’incontro fra i banchi di scuola tra i due protagonisti e dallo sbocciare della loro storia d’amore; tuttavia l’uso frequente di flashback , andando a ritroso nel tempo a svelare i fantasmi del passato, lungi dal mero sensazionalismo, arricchisce la trama di drammatiche rivelazioni che gettano luce sulla personalità e sui contradditori comportamenti di taluni personaggi. Poi col prosieguo della storia, un primo ciclo narrativo si chiude ed un altro si apre, con un salto temporale in avanti di alcuni anni, mostrandoci i protagonisti ormai adulti, ma ancora alle prese con i travagli, figli del passato.

 

La vera forza di questo manga consta nei personaggi, tutti spiccatamente caratterizzati e scavati a fondo nella loro psicologia, tanto da sapersi imporre con forza sulla scena e saper creare empatia con il lettore, trasmettendo sensazioni ed emozioni vibranti. In particolare i due protagonisti, Nanami e Yano, sono figure marcate, molto ben costruite, perché, sebbene a prima vista possano apparire appiattite sui soliti stereotipi shoujo, in realtà presentano molte sfaccettature che li rendono personaggi assai realistici nel loro vivere e sentire, nei loro pregi e difetti.

Nanami, detta Nana, è all’inizio della storia una ragazzina di 15 anni allegra, carina e timida che  s’innamora di Yano, il ragazzo più popolare della scuola. Da questo punto di vista ella presenta caratteristiche che non la rendono tanto diversa da altre eroine incontrate nei manga per ragazze. Invece pian piano emerge la sua personalità e si scopre che ella è sì una giovane dolce e sognatrice, ma è anche molto schietta e possiede un temperamento volitivo e determinato. Nana ama con tutta l’anima Yano e desidera renderlo felice, ma tuttavia non è disposta a scendere a compromessi con i fantasmi che offuscano il passato di lui, pur di rimanergli accanto. Ella vuole dare tutta se stessa a colui che ama, ma in cambio pretende di ricevere altrettanto. Il suo più grande desiderio è quello di amare, ma al tempo stesso un suo punto fermo è quello di non voler soffrire e né consumarsi nel dubbio di non essere sufficientemente riamata.

Anche Yano, il protagonista maschile, è una figura molto complessa. Egli è il ragazzo più popolare della scuola, è perciò estroverso, spavaldo, guascone, sicuro di sé. Però sa essere anche molto dolce e, quando s’innamora di Nana, non esita ad esternarle tutto il suo attaccamento, dimostrandosi in alcuni frangenti anche un po’ bambinone e possessivo. In realtà però Yano nasconde una personalità piena di luci ed ombre, molto controversa. La sua solarità, il suo sorriso sono solo una maschera dietro cui si celano tanta amarezza e fragilità. Pur amando sul serio Nanami, egli è emotivamente bloccato: il ricordo della sua ex ragazza morta in un incidente stradale non gli dà pace e non gli permette di vivere serenamente una nuova storia d’amore. Nel suo cuore delusione, rabbia, timore, senso di colpa, si rincorrono facendogli avvertire l’urgente bisogno di essere amato e rassicurato, ma al contempo precludendogli la possibilità di aprire davvero il suo cuore a qualcuno. Nel suo essere così imperfetto, così irrisolto, Yano è un personaggio di spiccata umanità, la cui verità emerge in maniera viva ed intensa con l’emergere della sua intima disperazione.

Anche i personaggi secondari sono delineati in modo assai incisivo: Takeuchi, il miglior amico di Yano, buono e affidabile, Yamamoto, la compagna di scuola, taciturna e piena di segreti,  Nana-san, la defunta ex ragazza di Yano che quasi ossessivamente compare nei suoi ricordi, sono tutte figure di spessore e di grande impatto emotivo che contribuiscono a far sì che il flusso dei sentimenti espressi travalichi i limiti della mera finzione ed arrivi al lettore con emozione e perché no, con commozione.

Per quanto concerne i disegni, essi hanno uno stile molto semplice e pulito. Il tratto grafico è morbido, dalle linee piene, piacevole alla vista, pur non essendo eccessivamente ricercato. Una pecca è data dall’espressività talora carente dei visi e dai profili un po’ schiacciati, ma in generale lo stile della Obata sensei ben si adatta alla vicenda e ai personaggi, seguendone l’evoluzione.

 

In definitiva, Bokura ga ita, all’interno del panorama shoujo, è un manga molto interessante perché presenta una storia a tutto tondo, piacevole, romantica, ma anche densa e profonda, capace cioè di far riflettere su principi e sentimenti universalmente riconosciuti e comunicare forti sensazioni, insieme dolci e amare. E quando un’opera riesce ad arrivare così al cuore vuol dire che è un’opera di gran valore.

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