CONSIDERAZIONI

A cura di *Livio*

Vi sono almeno un paio di importanti considerazioni che il lettore compie a fine lettura del volume.
La prima è relativa al mercato attuale: questo “Ai no koe” è chiaramente un segno del nostro tempo, e non stupisce che la sua pubblicazione giunga in un momento di singolare fortuna per tante esordienti case editrici italiane e, al contempo, in un contesto generale di saturazione. Non credo di ricordare “annate” più ricche, in questo senso, di proposte ed offerte per il pubblico nostrano, il che imporrebbe un criterio di maggior selettività sia all’acquirente (evidentemente costretto ad una oculata scelta tra le proposte, e spesso anche a qualche sofferta rinuncia), sia da parte delle varie case editrici in questione, le quali, inevitabilmente, finiscono per associare la propria immagine al prodotto messo in commercio.

La seconda riflessione riguarda invece il “nostro tempo” che si menzionava più su. Le edizioni librarie non sono più esclusivamente rivolte ad un pubblico di nicchia, come poteva accadere tempo fa, non sono più necessariamente una valida alternativa ai blockbuster da edicola (non almeno in termini qualitativi), pertanto sarebbe piuttosto ingenuo da parte dell’acquirente concedere a tutti questi titoli una attenzione maggiore, giustificata dall’idea che spesso le letture più interessanti avvengono proprio tra le pagine stampate dalle piccole realtà editoriali, più selettive e più attente alle proposte in quanto rivolte ad una utenza generalmente più esigente e smaliziata.

Le “cinque gemme” che ci vengono proposte sono purtroppo un marchio a fuoco indelebile sui criteri di scelta editoriale della emergente J-pop, soprattutto se accostate alle altre imperdibili proposte che stiamo ultimamente osservando. Ne consiglierei l’acquisto ad un eventuale sociologo interessato a comprendere come nascono e come si sviluppano i fenomeni editoriali degli ultimi anni.
La formula del successo sembra essere costituita necessariamente da una triste approssimazione grafica, da una sommaria e superficiale costruzione della sceneggiatura, da un inesistente studio della regia e della composizione della tavola , dalla strumentalizzazione di tematiche (come il sesso tra gli adolescenti) ormai abusate, patetici momenti dall’inesistente potere comunicativo (utilizzati peraltro proprio nei momenti “chiave”, in cui secondo la Hazuki nascerebbe l’Amore tra i protagonisti)… la tristezza di percepire quanto l’insegnamento dei Sensei possa passare inosservato e come un’opera di pessima fattura possa godere non solo di una traduzione all’estero, ma persino di una confezione libraria decisamente sprecata per un fumetto di questo calibro, con conseguente prezzo, già alto di per sé, totalmente inappropriato se confrontato col valore effettivo dell’opera.
Alzi la mano chi ne sentiva veramente il bisogno.

Livio e-mail!