CONSIDERAZIONI
A
cura di nimue80
“La triade colpisce ancora!”
Uno dei motti della Play
Press (o Play Media Company, che dir si voglia) dev'essere senz’altro “Cavallo
vincente non si cambia”, visto che tendono a proporre prodotti di mediocre
qualità, ma che probabilmente riscuotono il favore del pubblico a loro più
fedele (teen-agers soprattutto).
"Wild Boy" è uno di questi: frutto della fantasia di Natsumi Ando,
componente della “triade dello Nakayoshi-style” (vedi recensioni di
Zodiac Detective
e
Panic X Panic)
che comprende anche Wataru Mizukami e Haruka Fukushima, giunge in Italia dopo
l’esordio avvenuto con "Zodiac Detective". Al contrario del suo
predecessore, questo manga ha potuto godere direttamente di un’edizione
monografica (e diverse ristampe o ridistribuzioni in edicola) che, come del
resto ci ha abituato l’editore, non è certo delle migliori: carta scadente,
difficoltà nell’aprire e sfogliare l’albo, sottotitolo sdolcinato e scontato,
confezione... Insomma: alquanto dozzinale.
La qualità intrinseca dell’opera originale non è, ahimè, tanto meglio: trattasi
del solito manga creato per un target basso, quello delle ragazzine cui è
dedicata la rivista nipponica Nakayoshi, sulla quale "Wild Boy" era appunto
serializzato.
I disegni della Ando, nonostante l’opera sia successiva al già menzionato
"Zodiac Detective", non sono migliorati anzi, a mio parere, si sono ancora più
banalizzati e appiattiti.
Stesso discorso posso fare per la trama che, mentre nel precedente aveva un
certo guizzo di originalità, in questo caso è piuttosto scialba e possiede quel
non so che di “già visto, già sentito” che al giorno d’oggi non è difficile
riscontrare, specialmente nei manga più commerciali. Per entrare nello
specifico, visto che il fulcro della narrazione è incentrato sul rapporto che si
viene a creare tra Hyo, il ragazzo selvaggio, e Chino, la figlia
dell’esploratore che l’ha portato con sé in Giappone, non dicono niente un certo
“Maho no yosei Pelsia”, meglio conosciuto come “Evelyn e la magia di un sogno
d’amore”? Oppure, spaziando ancora più tra i generi, un "Tarzan" di
Edgar Rice Borroughs o un "The Jungle book" di Rudyard Kipling? Ecco, "Wild Boy" ha probabilmente preso spunto
da questi capisaldi della
letteratura banalizzando, ovviamente, l’intreccio per renderlo fruibile a un
pubblico molto giovane e femminile, quindi aggiungendo batticuori, equivoci,
fidanzati gelosi e quant’altro.
La caratterizzazione psicologica dei personaggi è giusto abbozzata e molto
prevedibile, così come è facilmente ipotizzabile dove andrà a parare la storia,
che comunque si esaurisce nel giro di tre volumetti.
Insomma, non consiglio questa serie se non ai fans incalliti della “triade”
in generale e dell’autrice in particolare oppure, ovviamente, alle lettrici più
giovani che probabilmente troveranno gradevole il semplice - ma scontato -
intreccio e graziosi i pure stereotipati disegni.