CURIOSITA'

A cura di *Livio*

Non si può fare a meno di osservare la quantità di citazioni e riferimenti ai quali ha attinto nella costruzione delle vicende della bella Tomie, soprattutto in campo cinematografico (una chicca, insomma, per gli estimatori del trash americano anni 80 o, meglio ancora, i c-movies anni 40-50).

Il successo del genere horror in Giappone è dovuto in ampia parte alla popolarità tra le ragazze giapponesi dei film del nostrano Dario Argento. Ma leggendo Tomie, più che Dario Argento, o Mario Bava, o Lucio Fulci, viene in mente il senso dell'estetica di Stuard Gordon (regista della serie "Rianimator") e dei suoi splatter, con temi ricorrenti a cui Tomie strizza spesso l'occhio. I temi, appunto, dei cadaveri ambulanti, gli zombie, lo scienziato pazzo, le metamorfosi fisiche e le deformazioni annesse, il cannibalismo, il tutto, però, ancora una volta, interpretato in chiave splatter e umoristica al contempo.

Ancora, il buon cultore di cinema trash non farà a meno di osservare i parallelismi che legano le sceneggiature di Ito ai mitici film della "Troma Productions" (citiamo tra tutti il
celeberrimo "Rabid Grannies", in cui due adorabili e gentili nonnine si trasformano in mostri disgustosi ed iniziano a uccidere uno a uno tutti i parenti).

Si potrebbero continuare a fare associazioni mentali all'infinito.
Si può parlare de "La casa" di Sam Raimi, e dei suoi primi film, o ancora de "La casa nera" di Wes Craven (con i suoi inseguimenti in una casa che si trasforma in un labirinto, e il medesimo connubio horror/humor nero).
Fino a giungere alle perfide fanciulle-fiore di Wagner (nell'opera "Parsifal"), che ci vengono ricordate nell'ultima storia, o ancora il classico dei classici "Carmilla" di Sheridan Le Sanu (con il consueto tema del vampirismo femminile).

Livio e-mail!