A cura di Lauretta81
“Ma quando Mai?!“ è la prima opera di Izumi Kaneyoshi ad essere pubblicata in Italia. Noto in patria con il titolo “Sonnanjaneeyo“ si è recentemente concluso sulle pagine di Betsucomi, celebre rivista shojo che ha ospitato numerose opere famose sia in Giappone che in Italia, come Sunadokei (La clessidra) o Hot Gimmick.
L’opera appare inizialmente come una classica commedia scolastica in cui la protagonista è una ragazza normale, poco appariscente che spera di trovare presto un fidanzato. Ma questa impressione è subito smentita dall’autrice: le difficoltà di Shizuka nel raggiungere lo scopo non sono da ricondurre all’aspetto o al carattere bensì alla presenza costante intorno a lei dei fratelli maggiori. Due gemelli bellissimi, a confronto dei quali lei scompare, e pure iperprotettivi, pronti a picchiare qualsiasi pretendente. Ma non si tratta solo di iperprotezione, entrambi sono innamorati di lei perché pensano che sia stata adottata e non fanno mistero dei propri sentimenti, né davanti a Shizuka, né davanti ai compagni di scuola.
Da queste basi l’autrice sviluppa una storia che contiene i classici cliché più che sfruttati: il triangolo amoroso in cui una ragazza apparentemente banale attira i ragazzi più belli della scuola, lei che si rivela una persona speciale, l’invidia delle compagne ed i relativi dispetti, i vari rivali per lei e per i fratelli.
Inoltre i gemelli rappresentano i due ragazzi tipo: uno serio, bravo negli studi, taciturno apparentemente burbero, l’altro dal carattere più aperto, solare, scavezzacollo e rubacuori. Quindi c’è forte il rischio di incappare in qualcosa di trito e ritrito, tutto sta nelle capacità narrative dell’autrice che purtroppo non hanno soddisfatto completamente chi sta scrivendo questo commento: anche se il tema portante della storia sono il rapporto tra i tre fratelli, i dubbi e le incertezze di Shizuka riguardo a questo particolare triangolo, l’uso delle situazioni classiche citate prima rendono la narrazione noiosa e prevedibile.
I dubbi che Shizuka giustamente manifesta si scontrano con la presenza ossessiva e quasi fastidiosa dei fratelli, che pur rendendosi conto di metterla in difficoltà e dell’ambiguità del loro rapporto persistono nel rimanerle accanto, risultando in questo modo poco credibili: come si può dichiarare di volere solo il bene di una persona e non rendersi conto di essere oppressivi nei suoi confronti mettendola sempre in difficoltà?
Anche il colpo di scena quasi alla fine del primo volume non risolleva la situazione.
Un pregio dell’opera è l’umorismo usato dall’autrice per alleggerire la pesantezza del tema:
l’inserimento di scenette e gag divertenti non spezza la fluidità del racconto, tuttavia ad una seconda lettura questi episodi non appaiono più divertenti come all’inizio, mentre rimangono sempre validissime le apparizioni della madre dei tre protagonisti, Ryoko, che risulta un personaggio ben riuscito e speriamo che nel proseguimento della storia sia ancor più presente.
Dal punto di vista grafico i disegni sono fatti abbastanza bene e se nel primo volume in alcune tavole i volti lasciavano a desiderare, già dal secondo si possono vedere notevoli miglioramenti.
A mio avviso non è un pessimo manga, considerando anche il fatto che sono stati pubblicati qui in Italia solo due volumi per adesso, ma mi aspettavo qualcosa di più da un manga che ha vinto il premio di Shogakukan come miglior shojo dell’anno 2006. L’impressione mia quindi è di un manga che si lascia leggere bene, in modo scorrevole, che regala sorrisi e qualche risata grazie a Ryoko, ma alla fine non lascia nessun segno nella memoria.

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