CONSIDERAZIONI

A cura di johan_ribert

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Ai Morinaga debutta per la prima volta nel nostro paese presentandoci un suo recente lavoro, “Il Principe Papero”.

Di primo acchito la trama sembra abbastanza originale: una commedia scolastica con un po’ di magia, cani parlanti e quanto altro. Il punto di forza di questo manga è però il misto equilibrato (a volte più, a volte meno) del lato comico con quello sentimentale.

La sua comicità è strettamente correlata alla fisionomia di due personaggi in particolare: il primo è il nostro “eroe”, basso, brutto, con i capelli a scodella (tanto che sembra super deformed già di suo al naturale) che, anche se poi si trasforma, resta in ogni modo molto imbranato; il secondo è il cane Mister, con gli occhi a spirale, tre peli in testa e che fuma sigarette. Ogni volta che uno dei due compare (specialmente Mister) la scena diventa molto divertente, anche se magari il dialogo vuol essere serio.

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Dal punto di vista sentimentale del protagonista la situazione non è poi così comica, perché, anche se esposta con ironia, la sua emarginazione sia a scuola che in famiglia è un peso molto grande da sopportare per lui. Dopo la trasformazione la vicenda riacquista invece molto brio, anche se i sentimenti di Shiratori non sembrano essere contraccambiati lo stesso.

I disegni sono complessivamente ben curati, in particolar modo nelle parti in cui Shiratori è nella sua versione “cigno”. I personaggi, essendo pochi, sono ben definiti e distinti tra loro. Il tratto è pulito e non mancano le scene super deformed (simpatiche, ma forse un po’ troppo numerose nel primo volume).

“Il Principe Papero” è una commedia divertente, una lettura piacevole e lineare senza dialoghi eccessivamente lunghi o, al contrario, monosillabici.
Questo manga è, tra l’altro, il primo shoujo comico ad essere pubblicato in Italia, una ventata d’aria fresca nel panorama editoriale italiano degli shoujo, ultimamente saturo di titoli un po’ troppo “spinti” o, dall’altro lato, infantili. Sostenerlo persuaderà (?) la Play Press a pubblicare altri manga di questo tipo, o per lo meno a variare la scelta dei generi shoujo su cui questa casa editrice si è impuntata ultimamente, che sono, salvo le opere della Watase, quelli sopra citati.

Vivamente consigliato a tutti gli amanti del comico e del demenziale non necessariamente sostenitori dello shoujo come genere. “Il Principe Papero” ha, infatti, diversamente dalla quasi totalità degli shoujo manga, un protagonista maschile. Le atmosfere e il clima che si respirano leggendolo non sono molto distanti da quelle che si percepiscono da una commedia scolastica versione shounen manga; inoltre il lato sentimentale, anche se fondamentale, non ha il dominio assoluto sulla vicenda, lasciando ampio spazio alla comicità e alle gag.
Questo titolo dà un’ulteriore prova del fatto che anche gli shoujo manga sono apprezzabili da un pubblico eterogeneo.


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