CONSIDERAZIONI

A cura di Anita80

Never Ending Heart è un volume antologico edito dalla Star Comics comprendente tre storie autoconclusive di Fuyumi Souryo: Never Ending Heart – racconto con cui si apre la raccolta e dal quale essa trae il proprio nome - Ci vediamo nell’Eden e L’omino di marzapane è fuggito! Tre brevi storie che si discostano nettamente l’una dall’altra per contenuto, struttura narrativa, ritmo e disegno; tre racconti scaturiti dalla mente dell’autrice e qui raccolti in un unico volume, come frammenti distinti e giustapposti, privi di un qualsiasi filo conduttore, accomunati solo dal tratto e dallo stile inconfondibile della mangaka che ne è ideatrice e disegnatrice.
Risulta pertanto ostico, e forse fuorviante, recensire questo volume come un unicum, nella sua globalità, poiché le storie in cui esso si articola sono troppo eterogenee e dissimili, per poter essere trattate a guisa di un’ opera unitaria. Alla luce di queste considerazioni, appare quindi opportuno procedere in maniera differente, scindendo la raccolta nelle singole storie che la compongono per poi analizzare il contributo che ogni singolo racconto, in termini di valore, apporta all’opera nel suo insieme.

La prima storia della raccolta – Never Ending Heart – racconta dell’incontro fatale (nella sua accezione di “voluto dal fato”, “predestinato” ^_-) e della toccante storia d’amore che nasce, in seguito a tale incontro, tra il solista maledetto di una popolare band musicale e una ragazzina di soli 14 anni, fuggita dalla casa paterna per sottrarsi ad una vita di abusi e prostituzione e non sottostare più alle assurde pretese di un padre-padrone. Una storia voluta dal destino, una relazione che sembra non avere speranze di futuro, un amore osteggiato su cui incombe un triste presagio di sventura, ma che urlerà a gran voce il suo diritto di esistere e dimostrerà che non è mai troppo tardi per imparare ad amare…
O, più semplicemente, Never Ending Heart è la storia di un noto cantante che, in un mondo alla costante ricerca di novità, arrivato all’apice del successo, sente ormai prossima l’ombra funesta del declino. Nulla sembra capace di risvegliare in lui il benché minimo sentimento umano, nulla riesce più a scuoterlo dal profondo… neppure la morte delle persone che lo circondano… Ma ecco entrare in gioco, a questo punto della storia, la tenera figura di JP, un “angelo” in carne ed ossa che crede ancora nelle favole. La ragazzina riuscirà, con il suo animo sensibile e il suo “tocco” gentile, a penetrare al di là della corazza di cinismo che il giovane ha eretto attorno a sé, e a compiere un piccolo miracolo, insegnando al ragazzo il vero significato della vita e della parola amore…
Da sottolineare la sapiente caratterizzazione dei personaggi, come sempre magistralmente delineati e sviscerati nei loro aspetti psicologici e comportamentali, da esperta conoscitrice, qual è la Souryo, delle pieghe più recondite e profonde dell’animo umano.
Dal punto di vista grafico, invece, questa storia, sebbene appartenga al primo periodo della prolifica produzione di questa mangaka, e in quanto tale, difetti di un tratto talvolta ancora un po’ acerbo e spigoloso, resta pur sempre rivelatrice dello splendido disegno della Souryo, superba nella definizione anatomica dei personaggi, delineati accuratamente - con occhio quasi clinico - non solo sotto il profilo psicologico. Sempre per quanto concerne l’aspetto grafico, Never Ending Heart si discosta leggermente dagli altri due racconti della raccolta (specialmente dal secondo) ed evidenzia ancora il tratto ridondante, corposo e ricco di tratteggi delle prime opere giovanili (in particolare di Three), diverso dallo stile più fluido e raffinato che troveremo in quelle a noi più vicine (Mars, Sole Maledetto, ES, ma anche Doll denota già un sensibile cambiamento in tal senso). Il tutto in uno stile profondamente condizionato dal gusto in voga nei mitici anni 80, contraddistinti da capigliature voluminose e chiome fluenti, abiti e accessori simili a quelli che ancora oggi possiamo ammirare nei video prodotti dalle band musicali venerate e idolatrate in quel periodo (e non solo ^^) come – giusto per citare due nomi a caso ^_* - Europe e Duran Duran.
In definitiva, una storia dal sapore dolce… o meglio, agrodolce, narrata da un’autrice che, seppure ancora agli esordi, lascia già trapelare un grande potenziale e un innegabile talento. Un racconto in cui la Souryo commuove ma non si lascia commuovere di fronte al destino ineluttabile che attende i suoi personaggi, negandoci, come invece non avrà modo ( o forse cuore?!) di fare in Mars - l’ opera che più di ogni altra l’ha resa celebre in Italia - un happy ending nel senso vero e proprio del termine.

Il secondo racconto, Ci vediamo nell’Eden, è una storia dal sapore chiaramente autobiografico, molto affine, per le tematiche affrontate, a “Il Pesce arcobaleno” (altra storia breve della Souryo pubblicata, sempre dalla Starcomics, nella raccolta “Sole Maledetto”)
Entrambe queste storie autoconclusive – che oserei definire “di formazione” - raccontano, attraverso gli occhi ancora ingenui della protagonista - una sorta di alter ego della Souryo - la fatica di crescere e di trovare la propria strada nella vita, la scelta, spesso difficile e sofferta, tra le ragioni del cuore, le aspirazioni, i sogni e gli ideali da una parte, e la nuda e cruda realtà dall’altra perché purtroppo, volenti o nolenti, arriva pur sempre un momento, nella vita, in cui occorre “tirare delle somme” e stilare dei bilanci. Se è vero che i sogni aiutano a “vivere” e senza sogni si rischia di inaridire e morire un po’ alla volta, giorno dopo giorno, è altrettanto vero e assodato che, per “sbarcare il lunario”, si è spesso costretti a mettere a tacere le proprie aspirazioni e a confinare i propri sogni in un cassetto … il cassetto segreto dove vengono relegati e chiusi, a doppia mandata, i sogni abbandonati …
Ci vediamo nell’Eden è la storia di alcuni giovani allievi di un Liceo specializzato nell’insegnamento di materie artistiche e del loro percorso formativo, raccontato, attraverso la voce e lo sguardo di Tamako - la protagonista femminile - dal primo giorno di lezione al fatidico giorno del diploma, quando i ragazzi, terminati gli studi presso l’istituto, si apprestano a intraprendere strade diverse. Le scelte di questi ragazzi, che spiccano il volo e lasciano “il nido” (“l’eden” appunto), saranno talvolta dettate dal cuore, ma più spesso dalla bieca convenienza, dalla paura di un possibile fallimento e perfino dalla sorte, cieca e capricciosa per natura. Chi ha avuto modo di frequentare, nel corso dei propri studi, un indirizzo artistico, non potrà fare a meno di immedesimarsi in alcuni personaggi del racconto e rivivere, passo per passo, situazioni toccate con mano e vissute in prima persona, sulla propria pelle. Quello che viene narrato dalla Souryo in questa storia breve, è niente di meno e niente di più che una fedele istantanea della vita che si svolge quotidianamente nelle scuole di indirizzo artistico, ritratta in maniera realistica in tutti i suoi complessi meccanismi e in tutte le sue molteplici variabili.
Non sempre il talento artistico, laddove sboccia e si affaccia alla vita, viene compreso, alimentato e premiato. Spesso si scontra con l’incomprensione altrui e non trova terreno fertile dove attecchire e mettere radici. Al contrario, un lavoro nato dalla mera casualità, o ancor peggio, dall’incuria e dalla distrazione, può riuscire - complice la sorte beffarda - a riscuotere insperati consensi ed essere giudicato – a torto o ragione - come un’opera d’arte degna di lode e alti riconoscimenti.
Passando ad analizzare l’aspetto grafico, non si può fare a meno di notare come in questo racconto la Souryo abbia adottato uno stile di disegno un pò affrettato e sbrigativo, scarsamente retinato, spesso dimentico del dettaglio e della cura per il particolare. I personaggi, infatti, sono talvolta a malapena abbozzati, con un disegno esile e rarefatto, quasi i disegni confluiti nella raccolta fossero stati concepiti, inizialmente, come schizzi di studio ad uso personale dell’autrice. Essi sono intramezzati, inoltre, da pagine quasi intere di testo che riassumono e spiegano, rivolgendosi direttamente al lettore - come una sorta di “voce fuori campo” – elementi e dettagli utili alla comprensione di una storia che, diversamente, l’autrice non sarebbe forse riuscita a gestire e condensare efficacemente in un numero così esiguo di pagine. Le tavole di Ci vediamo nell’Eden presentano, in sostanza, un disegno che non brilla come in altre opere della Souryo, e sembra qui ridotto ad uno strumento meramente funzionale al racconto, un semplice veicolo, cioè, al quale è affidato il compito di comunicare, senza particolari ambizioni o virtuosismi, ricordi legati ad un periodo importante della vita della mangaka.

La terza ed ultima storia, L’omino di Marzapane è fuggito! è forse la più difficile da inquadrare, fra quelle della raccolta,in quanto sembra sfuggire e sottrarsi ad un genere ben definito, dando vita ad una storia per così dire “ibrida”, frutto della contaminazione dei generi più disparati. Non può considerarsi una storia a sfondo giallo, pur presentando, al suo interno, un mistero da risolvere. Non può essere nemmeno annoverata tra gli shoujo a sfondo scolastico, ma si diletta a fare il verso ad un genere ampiamente sfruttato qual è quello della commedia scolastica, rivelando una sottile vena ironica e un inedito gusto per il grottesco da parte dell’autrice. Non è un thriller psicologico, ma come sempre la Souryo si trova a proprio agio quando è alle prese con personaggi affetti da turbe psichiche o da problemi di natura esistenziale, dipingendo figure altamente credibili e dotate di un certo spessore.
L’omino di Marzapane è fuggito! racconta, in ultima analisi, la storia di una vendetta, a lungo covata e meditata, ma la Souryo è riuscita ad elaborarla in modo tale da arginare toni cupi e opprimenti, affrontando la vicenda con lo sguardo saggio e lungimirante di chi sa che “se c’è rimedio è inutile arrabbiarsi e se non c’è rimedio alcuno… è altrettanto inutile arrabbiarsi”. ^_-Tutto questo senza giungere a conclusioni stucchevolmente buoniste e scontate sulla natura umana, che viene presa ed accettata per quello che è, nella sua “umanissima” imperfezione.
I due personaggi principali della vicenda, così come sono stati pensati e caratterizzati dalla Souryo - protagonisti quanto mai atipici in questa sorta di grottesca parodia della commedia scolastica - si situano nettamente agli antipodi rispetto alle tipologie che siamo soliti incontrare negli shoujo manga. Sembra quasi una scelta mirata della Souryo quella di assegnare i ruoli principali della vicenda a due perfetti “antieroi” relegando invece, al ruolo di semplici comprimari, due personaggi - Kaminoge e Kuhonbutsu - che incarnano alla perfezione le caratteristiche ideali dei protagonisti tipo.
Il disegno, sebbene ancora in fase di evoluzione e distante dalla raffinatezza di cui darà prova la Souryo nelle opere seguenti, è più affine a quello della prima storia, risultando più apprezzabile e curato che non nelle tavole del racconto precedente.

Dopo aver passato velocemente in rassegna le tre storie brevi raccolte in Never Ending Heart è giunto il momento di fare il punto della situazione, traendo le debite conclusioni sulla bontà dell’opera nel suo complesso.

Innanzi tutto sento di poter consigliare senza riserve questa raccolta, a chi, fra voi, ha frequentato un liceo artistico, una scuola d’arte o, comunque, un istituto di indirizzo artistico. Questo perché la seconda storia, che fra le tre è quella più lenta e difficile da apprezzare, potrebbe risultare un po’ indigesta e soporifera ai “non addetti ai lavori”, a chi, cioè, non avendo frequentato tali scuole, trovasse arduo calarsi nei panni dei protagonisti…. Al contrario, chi ha “toccato con mano” quasi sicuramente troverà godibile la lettura e non potrà trattenersi dall’esclamare ad alta voce “E’ vero”, con una frequenza di una volta ogni dieci facciate. ^_-
In secondo luogo, tenete conto del vostro budget economico. Never Ending Heart è una lettura piacevole, ma dopo aver esaminato attentamente l’edizione, converrete con me che sette euro non sono una cifra irrisoria per un volumetto che, sebbene corredato di sovraccoperta, presenta pur sempre carta di mediocre qualità, contraddistinta da una triste sfumatura grigio topo e un’edizione, nel complesso, meno curata di quella offerta attualmente, a prezzo per giunta inferiore, da altre case editrici.
Infine, una variabile da non trascurare è se siete o meno fan della Souryo… Se non avete mai letto nulla di questa brava mangaka, allora, senza alcun indugio, vi consiglierei di non partire proprio da Never Ending Heart, e di accostarvi a questa autrice scegliendo una delle sue tre opere più significative, fra quelle edite in Italia, ossia: Mars, ES, e Sole Maledetto (una raccolta di vere e proprie “gemme”, più che semplici racconti ^^). Se invece avete acquistato, letto e trovato godibile perfino Tamara - l’opera, a mio avviso, meno riuscita della Souryo – allora potete acquistare a cuor leggero Never Ending Heart. Se neppure Tamara, infatti, vi ha lasciato un retrogusto amaro in bocca, allora potete essere certi che questo volume, che con Tamara non ha nulla a che spartire al di fuori, forse, del nome dell’autrice, non deluderà le vostre aspettative e si rivelerà un acquisto di sicuro gradimento. ^_-

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