CONSIDERAZIONI
A cura di Ladyice
Apparso per la prima
volta nel 1994, Genei Musou è il primo tentativo di Natsuki
Takaya di narrazione di più ampio respiro rispetto alle
precedenti storie brevi. Il risultato è stato un'opera alquanto
gradevole di cinque volumetti che, seppur con i suoi difetti ben
visibili, rivela già tematiche e situazioni care alla sensibilità
dell'autrice.
Il fatto che "Sogno ed Illusione" sia stato pubblicato in Italia dopo l'uscita di ben diciotto tankoubon di Fruits Basket, non gli rende di certo giustizia. Il lettore, abituato alla qualità narrativa e di minuziosa analisi psicologia della più recente fatica della mangaka, può rimanere deluso di fronte a questopera giovanile di Takaya sensei. Benché mi si offra l'opportunità di paragonare Genei Musou a Fruits basket, non mi cimenterò in questo poiché ritengo che sarebbe proficuo confrontare i due titoli per un'analisi di Fruits Basket, per constatare i progressi fatti dall'autrice dalla sua prima opera. In questo contesto, invece, trovo che il confronto metterebbe in luce soltanto i difetti di Sogno ed Illusione. Penso pertanto che il lettore dovrebbe fare lo sforzo di leggere questo manga tenendo sempre presente che la sua autrice era una Natsuki Takaya giovane e alle sue prime armi e non la mangaka affermata ed abile di oggi. Se affrontato con questa chiave di lettura, Genei Musou risulta piacevole e trovo che, come primo tentativo di narrazione in più volumi, sia discretamente riuscito, benché sia difficile giudicarlo dalla lettura di un solo volume.
In questo primo tankoubon è evidente il fatto che l'autrice fosse abituata a scrivere storie brevi, infatti definirei l'andamento della narrazione "episodico": i capitoli, benché presentino sempre gli stessi protagonisti, sono compiuti ed indipendenti gli uni dagli altri, anche se non sono del tutto slegati. Questo non vuol dire che la storia sia statica, ma essa, invece di svilupparsi e progredire con una logica di causa-effetto, si costituisce in base ad un principio di associazione (di situazioni indipendenti) e progressione (grazie alla presenza degli stessi personaggi). Questa "sequenzialità, seppur non disturbi in sé la lettura, è certamente uno dei limiti di quest'opera. In parte, infatti, impedisce la crescita psicologica dei protagonisti: l'attenzione viene spostata di più sulle dinamiche esterne (l'azione) piuttosto che sulle emozioni, il cui sviluppo sarebbe maggiormente favorito dalla narrazione di un'unica situazione piuttosto che da quella di molti avvenimenti. Il fatto che i capitoli presentino situazioni diverse tra loro, obbliga i protagonisti a provare sentimenti sempre differenti che a volte non sono sufficientemente analizzati nello spazio di un singolo episodio e non sempre vengono ripresi in quelli successivi.
Nonostante tutto, i personaggi non si riducono a semplici macchiette: sono sempre ben riconoscibili, il loro carattere è delineato seppur non approfondito, le motivazioni per cui agiscono in un determinato modo sono chiare, ma a volte sarebbe stata necessaria un'analisi più profonda. Certamente non sono ancora protagonisti "a tutto tondo", devono ancora crescere ed evolversi e Takaya sensei, nel corso della narrazione, lascia qua e là indizi che orientano le aspettative del lettore in tal senso. La dolce e solare Asahi potrebbe quindi rivelare un lato inatteso del suo carattere, così come il tenebroso e tormentato Tamaki.
La trama di per sé non brilla di certo per originalità: sono tante le storie di un ragazzo che deve lottare contro creature malvagie e il male insito nel cuore degli uomini. Tuttavia Takaya sensei, sfruttando questo espediente, crea situazioni che inteneriscono il lettore e che le permettono di parlare di temi a lei cari come il senso di inadeguatezza e di colpa, il perdono, la fiducia e la speranza.
Lo stile di disegno è, logicamente, lontano dai livelli raggiunti dalla mangaka in Fruits Basket. I disegni sono acerbi, imprecisi (soprattutto le mani), a volte abbozzati ma mai sgradevoli.
In conclusione, questo è un titolo che non mi sento di consigliare a tutti: obiettivamente parlando, attualmente nelle fumetterie ci sono manga migliori (ma anche tanti decisamente inferiori). Penso sia una lettura piacevole per i fan di Natsuki Takaya per scoprire "le origini del mito" e per chi nutre un particolare interesse verso le storie esoteriche tinte di dolcezza.
Quello che è certo è che questa piccola opera rivela già la straordinaria sensibilità di una giovane autrice che in "Anelito", riflessione di sole quattro pagine alla fine del volume, riesce a colpire il lettore senza retorica, ma solo con poche, semplici e straordinariamente sincere parole.