CONSIDERAZIONI
A cura di Paul_v
Ebine Yamaji, che abbiamo conosciuto con il
bellissimo Love my life, pubblicato sulla coraggiosa
collana MangaSan, si riconferma, con Free Soul, un'autrice
di altissimo livello. A mio vedere, anzi, quest'opera è ancora
più convincente di Love my life, presentando un'organizzazione
narrativa più strutturata e compatta, in cui situazioni e
personaggi acquistano spessore e forza, grazie a richiami
reciproci.
È un universo compatto questo di Free Soul:
innanzitutto per la presenza di una cornice, quella rappresentata
dal manga su Angie che la protagonista si accinge a realizzare,
che apre, con rigorosa simmetria, ogni capitolo, e chiude la
storia con un breve epilogo finale. Una sorta di storia
nella storia, che, nel suo farsi, nel suo essere in fieri,
imita è dà maggior valore al farsi della storia principale,
dando ad essa una dinamicità che fa da contrappunto alla staticità
di personaggi e situazioni. Una staticità, certo, solo apparente,
data la maestria di Ebine Yamaji di far emergere, senza mai farli
banalmente esplodere, i sentimenti dei suoi delicati personaggi.
Innanzitutto è bene parlare di Angie, la cantante di colore,
lesbica, protagonista di questa sorta di manga nel manga
che offre la chiave interpretativa di tutta la storia. Keito, l'altra
protagonista, parla di lei come di una diva solitaria, amante di
una solitudine che vede come fonte di libertà. Allora, è forse
il legame fra solitudine e libertà il motivo principale di
questa storia, a tratti, molto misteriosa. Potremmo guardare ad
Angie come a un alter ego di Keito, un suo doppio, un modello
esistenziale per la nostra Keito, e, anche, un'amante; Keito è
infatti sola, senza una relazione amorosa stabile e importante, e,
forse, aspira ad essere come Angie, una donna forte che non teme
la solitudine, e che, anzi, trae da tale condizione la sua stessa
energia di vivere.
Keito aveva in mente un tale personaggio prima ancora di
incontrare la misteriosa e sfuggente Niki, il personaggio, a mio
avviso, di maggior forza e bellezza; Niki è l'incarnazione
reale, nella vita della protagonista, del personaggio
cartaceo di Angie: stessa energia nella solitudine, stesso
desiderio di affrancarsi da ogni legame. Ma l'equazione Angie=Niki
non è certamente precisa, anzi, a ben vedere, è propriamente
errata: se Angie, personaggio più che cartaceo,
fatto di ben due strati di carta, può essere compatta, netta,
nella sua voglia di libertà nella solitudine, Niki, personaggio
reale, presenta motivazioni psicologiche profonde
come fonti del proprio desiderio di solitudine; un desiderio
sofferto, che smaschera Niki come la prigioniera di un amore
paterno che, interrotto in tenera età e impossibilitato, quindi,
a crescere per dare i suoi frutti, la rende incapace di aprirsi
sentimentalmente, in maniera piena, alle altre persone. E la
vediamo, infatti, riflettere, con un'espressione cupa, sul titolo
della più recente serie di opere di Rui Takeuchi, Prigionieri.
Altri prigionieri incontriamo nel corso della storia: una prigioniera
liberata come Mihiko, che, grazie alla breve esperienza
sessuale con una donna, Keito, si è liberata della sua paura nei
confronti degli uomini, si è alla fine sposata e sta pure per
avere un bimbo, come tutte le normali madri del mondo;
incontriamo una Rui Takeuchi, donna artisticamente realizzata, ma
prigioniera di una rivalità nei confronti della madre, morta da
tempo, che la rende una sorta di anziana ragazza, che,
all'età di ottanta anni, non ha ancora raggiunto un rapporto
pacificato con la figura materna; il suo assistente Sumihiko,
bellissimo e fragilissimo, prigioniero del suo amore nei
confronti della pittrice Nagiko, partita per l'America, cerca,
egoisticamente, attraverso fugaci incontri nei locali, o
addirittura tra le braccia di Keito, una riparazione consolatoria
e labile al suo vuoto costante.
Come vediamo, il privilegio di una solitudine piena
è dato soltanto a Angie, personaggio alla seconda potenza.
Gli altri devono fare i conti, nella loro debolezza umana, con la
fonte del proprio desiderio di solitudine e della propria
prigionia: e così, Niki prende la decisione finale di rivedere,
dopo tanti anni, il padre, in Germania. Il contatto vivo e
diretto con la figura paterna la affranca dalla sua voglia di non
avere alcune catena relazionale. L'amore nei
confronti del padre passa da quello stato immaturo, infantile,
che vede nel padre l'amante, a quello maturo di una donna, che fa
fluire la stessa energia amorosa nei confronti di un'altra
persona; che questa persona sia una donna, poco importa, dato che
qui l'omosessualità non è trattata con i soliti, banali modi
sensazionalistici di tante altre storie di poco conto.
Le pagine del manga di Angie, che vengono via via disegnate,
tracciano il percorso esistenziale di Keito: è, insomma, il
manga nel manga a fungere da guida negli sviluppi
della storia principale. Keito disegna da sé, fa fuoriuscire e
immette sulla carta, quel personaggio, sì eterno, ma che, nella
vita vera di Keito, corrisponde soltanto a una sua
fase esistenziale: fase che, alla fine, si conclude, per dare
spazio a una nuova vita, fatta di compagnia, da
intendere anche come solitudine matura e pacificata. Angie ha
ultimato il suo compito, e il suo dialogo con Keito si conclude:
Keito, infatti, nella mente del lettore, si è finalmente
eternata, è diventata un personaggio a tutti gli effetti.