CONSIDERAZIONI

A cura di Anita80

"Gravel Kingdom", uno dei primi lavori di Kaori Yuki, antecedente all’opera che forse, più di ogni altra, ha fatto conoscere ed apprezzare il talento di questa autrice al pubblico italiano – "Angel Sanctuary" - si compone di due storie autoconclusive ("Gravel Kingdom", articolata in quattro capitoli e "Stonehenge").
Più affini agli scenari fantastici e vagamente onirici di "Angel Sanctuary" che non alle atmosfere cupe e alle tinte fosche della Londra ottocentesca del Conte Cain, questi due racconti rappresentano un excursus nel genere fantasy.
Come altri racconti brevi– "Neiji" per esempio – questa raccolta di storie brevi si discosta un po’ dalle opere della Yuki più propriamente definibili come “gotiche”, per l’atmosfera drammatica e horror che caratterizza la narrazione, delineando pagine di chiaro sapore fantasy, disegnate nello stile inconfondibile di questa autrice.
Non che non siano presenti, anche in "Gravel Kingdom", storie di vendette e omicidi, amori contrastati, rancori taciuti, rapporti familiari distorti e conflittuali, combattimenti cruenti e spargimenti di sangue ma queste tematiche, tanto ricorrenti e care all’autrice, vengono qui affrontate all’interno di una dimensione fantastica che ne smorza i toni cupi e rende meno dense le atmosfere drammatiche, lasciando presagire e intravedere uno scioglimento positivo, una redenzione finale, una luce, seppure debole, alla fine del tunnel.

"Gravel Kingdom", la prima e più lunga delle due storie, è ambientata in un mondo fantastico, a cavallo tra due Regni - quello del Tempo e quello della Sabbia – popolati da draghi, creature magiche e forze soprannaturali. La seconda, invece, si svolge dapprima in un mondo incantato e lussureggiante, legato alla leggenda di Stonehenge - il più famoso sito megalitico esistente in Europa – e in seguito nell’odierna Manhattan. Scenari altamente suggestivi, anche se appena sviluppati e scarsamente disegnati.

Entrambi i racconti presentano, inoltre, una trama articolata e ben congegnata, ma priva di veri e propri colpi di scena. Con ciò non si vuol dire che le storie siano carenti di pathos e di eventi inattesi, ma il “fattore sorpresa”, quando si presenta, sembra incapace di stupire e sconcertare il lettore, in qualche modo già preparato alla rivelazione che lo attende.
In particolare, il secondo racconto ("Stonehenge") per quanto valido e singolare nelle sue premesse, sembra soffrire della brevità e della stringatezza a cui la Yuki deve attenersi, focalizzandosi quasi esclusivamente sui protagonisti della vicenda e lasciando largamente inesplorate possibilità che, se sviluppate più a fondo, avrebbero potuto dar luogo ad una storia di più ampio respiro.

Per quanto concerne i personaggi, invece, da sempre perno fondamentale attorno al quale si snoda, nei manga della Yuki, la vicenda e da cui essa trae linfa vitale, è un vero peccato che l’autrice non abbia potuto disporre di un maggiore numero di pagine, tali da consentirle un’analisi più approfondita e meditata non solo dei protagonisti della storia, ma anche delle figure di contorno. Alcuni personaggi secondari– Kishiru, per esempio – destano, dalla loro prima comparsa, la curiosità del lettore, desideroso di apprendere altri elementi relativi alla loro storia personale e al loro passato, ma essi rimangano appena accennati, ai margini della vicenda, perdendosi e sfumando nel corso della narrazione.

Dal punto di vista artistico, le tavole di questo volume si attestano ad un livello mediamente buono, ma il lettore non deve aspettarsi il tratto tecnicamente più denso e raffinato delle opere più mature. Nei disegni, sebbene ancora un po’ acerbi, si riconosce già lo stile caratteristico della Yuki, contraddistinto da tavole di grande impatto visivo e notevole resa espressiva, valorizzate da una discreta profusione di retini e dettagli, senza che ciò comprometta, tuttavia, l’armonia della tavola stessa. Nel secondo racconto – Stonehenge - il ritmo rapido e incalzante con cui si susseguono gli eventi viene condensato in poche pagine, ma ciò non altera l’equilibrio delle tavole che, sebbene “appesantite” da un punto di vista narrativo, non lo sono da quello puramente grafico.

Se commetteste l’errore di accostarvi a questo manga, sperando di trovarvi un’accurata caratterizzazione dei luoghi, una fine introspezione psicologica dei personaggi, un’analisi minuziosa dei moventi alla base delle loro azioni e dei risvolti che ne derivano, i brevi racconti di questa raccolta potrebbero risultare al di sotto delle vostre aspettative e, in una certa misura, insoddisfacenti.
Se invece vi accingete ad affrontare la lettura di quest’opera, pienamente consapevoli dei limiti a cui l’autrice è andata incontro, dovendo orchestrare le due vicende in un numero di pagine troppo esiguo per poter sondare più a fondo i meandri contorti e tortuosi dell’animo umano, Gravel Kingdom potrebbe allora rivelarsi una piacevole sorpresa. Essa vi presenterà, inoltre, un aspetto insolito e sorprendentemente inedito di questa autrice, che ha voluto regalarci, accanto a principi, principesse e castelli fatati, che sembrano usciti direttamente da un libro di favole, due storie dal finale degno della miglior tradizione disneyana.

Consigliato caldamente, in ultima analisi, a tutti i fan della Yuki, ma anche a coloro che questa mangaka non la conoscono affatto e potrebbero accostarsi alle sue opere a partire proprio da questa raccolta, prima di passare alle serie lunghe della Sensei o alle short stories più bellle e strazianti (come "Boy’s Next Door"), ma dai temi decisamente più scottanti e sconvolgenti.

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