CONSIDERAZIONI a cura di Tosca
E' una vera impresa esprimere un giudizio nei confronti di
una mangaka per cui nutro profonda ammirazione.
Come in “Proteggi la mia terra”, il più grande pregio di Global Garden è la
delicata descrizione degli stati d’animo dei protagonisti. Nonostante non manchi
azione e suspense, sono i sentimenti, i sogni e le speranze delle persone a farla
da padrone nel manga. E da buona conoscitrice dell’animo umano quale è la Hiwatari,
anche qui il confine tra il bene e il male è sempre labile, confuso e soggetto ad
interpretazioni impensabili. Nemmeno il personaggio all’apparenza più
puro e semplice è privo di zone d’ombra così come un
uomo malvagio ha sempre nel cuore il suo sogno di
riscatto.
Come in PSME, anche in Global Garden occupa rilevante
importanza la tematica etico-ecologica nel rapporto
dell’uomo con la natura e dell’uomo coi suoi simili.
Forse 8 volumi saranno pochi per affrontare
adeguatamente una così impegnativa riflessione, ma
sono fiduciosa che Hiwatari sensei non ci deluderà, sa
essere una vera maestra nel ribaltare il significato
di un’intera vicenda nell’ultimo capitolo.
I difetti maggiori che ho riscontrato in Global Garden
sono sostanzialmente una certa superficialità dei
personaggi rispetto a quelli di PSME (ma del resto
questo è perfettamente comprensibile, visto il
dislivello nella lunghezza delle due opere) e una
eccessiva stilizzazione del tratto nel disegno. Ma di
questo parlerò più avanti.
Commento sui personaggi
Ruika: Se devo essere sincera, Ruika non suscita la mia
più completa simpatia. Indecisa e a volte quasi
apatica, in balia degli eventi e delle circostanze,
nei primi 4 volumetti (quindi per metà dell’opera) non
sa mai quale decisione prendere, né da che parte stare
o come determinare il proprio futuro. Capisco che
sostanzialmente Ruika è l’incarnazione di Verdandi, la
dea del presente e del cambiamento, di conseguenza una
Ruika dalla personalità stabile e determinata
impedirebbe l’evolversi della futura Skuld, ma questo
non toglie il fatto che a volte sa essere irritante.
Per fortuna che ci sono Robin e Hikaru a darle una
spintarella ogni tanto!
Hikaru: Lo trovo un ragazzo dalla personalità
estremamente sfaccettata nonostante il suo passato e i
suoi più autentici sentimenti siano avvolti dal
mistero più fitto. Hikaru può passare dall’entusiasmo
fanciullesco e ingenuo di un ragazzo che ha saputo
mantenere la sua innocenza nei decenni di attesa e
solitudine a una tristezza sconfinata per i peccati
commessi e ancora da una determinazione incrollabile e
spietata, senza farsi scrupolo alcuno di chi incontra,
pur di ottenere ciò che vuole, a una dolcezza e
comprensione per il prossimo che solo una animo
compassionevole e delicato può provare. Ogni nuovo
numero rivela un lato nascosto della sua personalità
assolutamente inaspettato perciò mi chiedo ancora oggi
che siamo arrivati al 5 tankobon: chi è veramente
Hikaru?
Haruhi: Non mi dà l’idea di essere stato ben
caratterizzato quanto Hikaru dalla Hiwatari, ma è
anche lui senza ombra di dubbio un personaggio
complesso e affascinante. Quando lo si conosce dalle
prime tavole viene da pensare: è cattivo e subdolo. Lo
incontri una seconda volta e cambi idea: non è
cattivo, è pazzo. Lo vedi in un’altra situazione
ancora e l’opinione su di lui cambia di nuovo: non è
pazzo, ma solo e disperato. In sostanza credo che Haruhi
sia tutto questo, in un miscuglio di malvagità
inconsapevole (quasi fanatica nella cecità delle
proprie convinzioni) e smarrimento disperato e confuso
di un uomo che si è perso in qualcosa di più grande di
lui, di un uomo che cerca disperatamente l’affetto di
qualcuno che lo ha abbandonato, di un uomo condannato
alla solitudine sotto il peso di una “maledizione”
probabilmente non voluta. Sono curiosa anche qui, come
per Hikaru, di scoprire quale sia il “vero” Haruhi che
la mente della Hiwatari ha intenzione di farci
scoprire poco e poco.
Robin: Robin è, a pensarci bene, il personaggio più
misterioso di tutta la vicenda. Si sa poco del suo
passato, non si sa perché sia diventato muto, sembra
essere la reincarnazione di Albert Einstein ma è anche
legato in modo misterioso ad Hikaru, al di là del
personaggio geniale di cui è la reincarnazione. E’ un
bambino dolce, innocente e intelligente, la purezza
fatta persona e incredibilmente saggio per la sua
tenera età. Non sa mentire e in lui non vi è malizia;
inoltre la sua figura è talmente centrale nel manga
che sospetto giocherà un ruolo chiave nell’ingresso al
Global Garden, comincio a credere che Robin sia l’elemento determinante nella risoluzione finale del
manga.
I disegni
Quasi mi addolora dirlo dato che Saki Hiwatari è una
delle mie autrici preferite, ma il tratto di “Global
Garden” è, a mio parere, notevolmente inferiore a
quello maturo di “Proteggi la mia terra”. I tratti
degli ultimi numeri di PSME erano semplicemente
divini, la cura resa per i particolari e i dettagli,
dal ricamo minuto di un abito al ricciolo di una
ciocca di capelli, rendevano i disegni del capolavoro
della Hiwatari delle piccole opere d’arte. I tratti
dei volti erano più morbidi e dolci, le curve delle
spalle e dei fianchi più sinuose, gli occhi meno
grandi e spigolosi, decisamente più espressivi e che
sapevano trasmettere anche la più leggera sfumatura
del cambiamento di uno stato d’animo. Non mi azzardo a
parlare di una involuzione nel tratto della Hiwatari,
esso può sempre cambiare nel tempo, ma temo che
l’eterea (e ardente) bellezza e lo splendore di una
Mokuren di PSME non torneranno mai più nelle future
opere della Hiwatari sensei.
In conclusione
Nonostante ciò consiglio a tutti di non lasciarsi
scappare Global Garden, che oltre ad essere una
lettura piacevole sa essere soprattutto un manga molto
intrigante; i misteri, con lo snodarsi della vicenda,
si infittiscono sempre più invogliando il lettore ad
andare avanti nell’acquisto della serie con la
pressante domanda: cosa succederà nel prossimo numero?
“Global Garden” forse non è l’opera migliore della
Hiwatari e chi si accosta a questo titolo deve
dimenticarsi di “Proteggi la mia terra”, deve mettere
da parte le alte aspettative che possono nascere
ricordando il precedente capolavoro di Hiwatari
sensei. Se si riesce a stabilire questa “sospensione
di giudizio” allora si potrà apprezzare a pieno Global
Garden nel suo grande e innegabile valore.
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