CURIOSITA'

A cura di Ladyice

Anatolia story: un bellissimo manga ambientato nell’impero ittita… ma…. Chi sono gli Ittiti? Sebbene questo popolo abbia giocato un ruolo fondamentale nella politica “internazionale” della storia antica, sembra essere stato quasi rimosso dalla memoria comune… ci si ricorda molto più spesso dei Sumeri (i loro testi scritti sono i più antichi mai ritrovati… i famosi caratteri cuneiformi!), degli Assiri (come dimenticarsi dell’epopea di Gilgamesh?), dei Babilonesi (il cui sovrano Hammurabi ci ha donato il primo codice di leggi scritte della storia) per non parlare degli antichi Egizi… e gli Ittiti? Che cosa hanno fatto? Chi erano? Come vivevano? Se siete curiosi di saperlo… per quanto poco e brevemente… ecco soddisfatta la vostra sete di conoscenza ^_^!

LA STORIA
Fino agli inizi del ‘900 questa civiltà era pressochè sconosciuta, eppure nel XVI secolo a.C dominava incontrastata buona parte del Medio Oriente (Siria, Libano, Mesopotamia). Fu solo nel 1906 che gli scavi dell’archeologo tedesco Winkler riportarono alla luce Hattusas, antica capitale ittita. La secolare storia degli ittiti può essere idealmente suddivisa in tre grandi periodi: il primo segna la loro comparsa sulla scena della storia; il secondo (L’antico impero) va dal regno di Tabarnas fino al 1450 a.C. circa ed il terzo (Il nuovo regno) dal 1450 a.C. alla caduta dell’impero.
Nella penisola anatolica vivevano già dal VII-VI millennio a.C delle popolazioni autoctone, i protohatti, che avevano fondato la città di Çatal Hüyük, la più antica che si conosca. A Çatal Hüyük furono rinvenute le più antiche testimonianze di coltivazione della terra. Gli ittiti, probabilmente seminomadi originari del Caucaso, arrivarono in Anatolia intorno al 1900 a.C quando incominciò la loro espansione. Essi si inserirono molto bene nel tessuto sociale, a tal punto che assunsero la lingua delle popolazioni autoctone e un nome che li ricordava.
Si stabilirono in un primo momento a Nesa, per poi conquistare Hattusa sotto il regno di Pitkhana di Kussara. Nonostante questi primi nuclei, si può affermare che il vero fondatore del regno ittita fu Tabarnas (o Labarna 1680-1650 a.C. circa), il cui nome divenne sinonimo di re ed i successivi sovrani assunsero il suo nome accanto al loro. Grazie a grandi sovrani come Hattusil I, Mursil I e Telipinus (che pose fine ad un periodo di instabilità politica emanando una legge di successione ereditaria al trono) il regno degli ittiti si affermò sulla scena della storia, conquistando la Siria e saccheggiano perfino la potente Babilonia (questo sotto il regno di Mursil I, sovrano che conquistò anche Aleppo).
Intorno alla metà del XV secolo a.C. fu fondato il nuovo regno. Nel 1380 a.C circa (prendete data con le pinze, consultando varie cronologie, le date possono variare di 20 anni tra loro), periodo caratterizzato da invasioni straniere, Suppiluliuma usurpò il trono e, liberato il paese dai Kaska attraverso una serie di alleanze rafforzate da matrimoni (aveva moltissimi figli), sconfisse e conquistò il regno di Mitanni e sottomise parte della Siria. Purtroppo scoppiò un’epidemia che uccise lo stesso Suppiluliuma. Gli successe al trono per un brevissimo periodo (un anno) suo figlio Arnuwanada, che morì quasi subito. Salì quindi al potere un Mursil II (Può anche essere scritto Murshilish, Mursilis o Mursili – e’ il Mursili di Anatolia Story), figlio di Suppiluliuma.
Per alcuni Mursil regnò dal 1345 a.C. al 1315 a.C., per altri dal 1339 a.C. al 1306 a.C. e per altri ancora dal 1321 a.C. al 1295 a.C., ma esiste anche l’ipotesi che il suo regno vada dal 1340 a.C. al 1310 a.C.. C’è un po’ di confusione su questo punto… (penso siano più probabili le date che vanno dal 1345 a.C. al 1306 a.C. perché più vicine tra loro).
A Mursil seguì Muwatalli, suo figlio, che si scontrò in un’epica battaglia con Ramesse II, presso Qadesh (anche qui le date sono contrastanti… potrebbe essere avvenuta o nel 1300 a.C., o nel 1296 a.C., o nel 1285 a.C. oppure ancora piu’ avanti!) poiché l’Egitto e l’impero ittita entrarono in conflitto, volendo entrambi espandersi in Palestina, Libano e Siria (importante nodo per le vie carovaniere). Stabilire chi abbia vinto in questa battaglia è difficile (ognuna delle parti si attribuì la vittoria, anche se sembra che gli ittiti avessero messo molto a dura prova gli egiziani), tuttavia, per porre fine alle ostilità, alcuni anni dopo Hattusil III, salito al trono dopo il fratello Muwatalli, e Ramesse II firmarono un trattato di pace ( detto anche trattato della “pace eterna” o “patto antico”) in base al quale venne stabilita una linea di confine lungo il fiume Oronte (in Siria), si sancì un’alleanza difensiva contro nemici esterni, sollevazioni delle popolazioni sottomesse e ribelli . Il testo di questo documento ci è giunto in duplice versione, egizia ed ittita, cosa inconsueta per il mondo antico. La versione egizia è scritta in geroglifici su una stele parietale di un tempio di Karnak, quella ittita è redatta in accadico su una tavoletta in argilla ed era custodita nel palazzo reale. Nel trattato Hattusil viene anche citato come “il grande capo di Hatti” e il faraone viene chiamato anche col nome di Usermarê Setepenrê.
Questo accordo venne rafforzato dal matrimonio tra Ramesse II e la figlia di Hattusil III, Naptera. L’impero ittita aveva assunto dimensioni notevoli: Tra il XV a. C. ed il XIV a.C. secolo esso comprendeva l’Armenia, la Mesopotamia superiore, parte della Siria e del Libano. L’impero ittita andava da Smirne a ovest fino ad Aleppo a est, da Beirut a sud fino al mar Nero al nord e poteva competere con il regno egiziano. Nel 1200 a.C. circa i “Popoli del Mare” (così chiamati dagli egizi) invasero il regno ittita arrivando persino a conquistare Hattusas. Molte popolazioni che si trovavano sotto il dominio degli ittiti si ribellarono, approfittando del momento di crisi in cui il regno ittita versava.
L’ultimo sovrano, Suppiluliuma II, non riuscì ad arrestare l’inesorabile ed ineluttabile caduta del suo impero, dalle cui rovine sorsero tante piccole città-stato (tra cui la più nota Karkemish).



SOCIETA' E CULTURA DEGLI ITTITI
Dopo aver riassunto brevemente la storia di questo affascinante popolo, mi sembra opportuno esporre anche brevemente qualcosina per quel che concerne il loro stile di vita.
Come presso tutti i popoli antichi, la religione era un aspetto fondamentale della vita degli ittiti e gli dei venerati erano innumerevoli (nel trattato di pace tra Hattusil III e Ramesse II si dice che gli dei adorati dagli ittiti erano mille). Gli dei più importanti erano la dea del sole Arinna (più volte invocata da Mursil II nei suoi Annali), il dio della tempesta e del tempo Tarhunnas, Taru o Teshub (piccola curiosità: la regina, nel primo volume del manga, quando sta per sacrificare Yuuri, invoca proprio il dio Teshub!). I miti presenti nella civiltà ittita erano stati elaborati da motivi presenti anche nella cultura hurrita e babilonese. Vi si narra delle varie generazioni di dei che reggevano l'universo e del mostro che si oppose all'ultimo re divino. Sono miti simili a quelli presenti nella Teogonia di Esiodo, di cui forse sono stati il modello.
Hattusas era l’unica città dell’Anatolia ad essere ricca di acqua (e questa caratteristica sembra ben nota a Chie Shinohara, infatti nella Hattusas ricreata nel manga l’acqua non manca di certo) ed era una città fiorente e molto sviluppata. Le città dell’impero ittita erano solitamente protette e circondate da muraglie, al cui interno sorgevano il palazzo ed i templi. Ad Hattusas è stata rinvenuta la biblioteca più antica del mondo e il tempio dedicato a Taru era grande quanto uno stadio di calcio!
Una delle novità più significative della civiltà ittita è forse lo spirito di tolleranza manifestato dai sovrani nei confronti dei popoli vinti, i quali potevano mantenere i tratti caratteristici della loro cultura. Un atteggiamento diametralmente opposto alle abitudini imperialistiche dell’antichità, secondo cui i conquistatori distruggevano ogni traccia delle precedenti culture.
Lo spirito di relativa tolleranza si rispecchiava anche nella legislazione: gli ittiti infatti avevano un sistema giuridico alquanto avanzato per l’epoca.
Nel loro insieme, le leggi ittite abbandonarono il principio del taglione per sostituirlo con il concetto di risarcimento. A differenza del codice di Hammurabi, le leggi ittite avevano un maggior rispetto per la vita: la pena di morte era prevista solo in casi particolari, come una grave disubbidienza nei confronti del sovrano o un atteggiamento di disprezzo nei confronti delle divinità. Anche le mutilazioni erano previste in pochi casi.
Il popolo ittita era principalmente dedito all’agricoltura (grano ed orzo) e alla pastorizia (bovini e ovini), tuttavia non mancavano relazioni commerciali: esportavano soprattutto rame, oro, piombo, argento e bestiame ed importavano le leghe per la realizzazione dei metalli. Gli ittiti, nel campo della tecnologia, fornirono notevoli contributi: essi infatti riuscirono a ottenere l’acciaio. Furono in grado di raggiungere nei forni l’elevata temperatura necessaria alla fusione, di battere il ferro in un fuoco di carbonella e di temperarlo nell’acqua fredda, facendolo indurire. La lavorazione dell’acciaio fu mantenuta come un segreto militare e ciò permise all’esercito ittita di prevalere nelle guerre grazie alle nuove armi. Quando l’impero si disgregò, la lavorazione dell’acciaio si diffuse anche presso altri popoli.
Nella società ittita vi era una classe nobiliare e una sacerdotale ed il sovrano era considerato il sommo sacerdote, per questo motivo prendeva parte a tutte le cerimonie religiose. Il re, che deteneva quasi tutto il potere, era affiancato da un consiglio di aristocratici (il pankus) che aveva incarichi civili e militari. Tratto distintivo della monarchia ittita è l’essere priva, fatta eccezione degli ultimissimi anni dell’impero, di caratteri teocratici: il re, per assicurarsi l’obbedienza doveva dimostrare di possedere doti militari e per ciò non aveva bisogno di divinizzarsi. Vi era anche una classe militare ed ai generali era consentito prendere parte dei bottini (frutto di saccheggi) e di schiavizzare alcuni prigionieri. Gli schiavi infatti erano abbastanza numerosi, tuttavia era permesso loro di possedere beni propri. Gli ittiti erano grandi guerrieri e la loro arma più temibile era il carro da guerra che, trainato da cavalli, gettava il panico fra le fila dei nemici.
Le donne erano tenute in grande considerazione e chi desiderava sposarsi doveva pagare ai genitori della fanciulla prescelta una somma di denaro. La regina giocava un ruolo importante nella gestione del potere, le era consentito infatti di partecipare alle discussioni concernenti la guerra e la giustizia.




QUALCHE PAROLA SU MURSIL II, LA SUA FAMIGLIA E I SUOI ANNALI
Ed ora mi sembra doveroso spendere qualche parola in più sul conto del personaggio che ha ispirato Kail Mursili, il carismatico protagonista maschile di Anatolia Story. Innanzi tutto è interessante sapere che Ankhesenamun, sorella e vedova del faraone Tutankhamon (che viene citato nel primo volume del manga), inviò una lettera al re Suppiluliuma (padre di Mursil II) nel quale chiedeva di poter sposare uno dei suoi figli. Il re inviò uno dei suoi figli, che venne poi assassinato. Per quanto riguarda Mursil II, scrisse gli annali del suo regno (documento molto importante per ricostruire la storia del suo impero) e compose anche alcune preghiere. Sostenuto dal fratello Sarri-Kusuh re di Karkemish e protetto a sud dal regno di Mitanni, concentrò le sue energie a nord-ovest. Ristabilì il potere in Siria, sottomise il Millawanda (così è scritto nei suoi annali) e ne affidò il governo a un membro della famiglia reale a lui favorevole. Gli stati di Mira, Hapalla e Seha furono trasformati in protettorati,così da accerchiare l’Arzawa conquistandolo. Costruì una linea difensiva a nord per prevenire le incursioni dei gasgas (o gasgans). Domò numerose rivolte tra cui una scoppiata in Siria. Sotto il suo regno fu migliorata l’amministrazione, inoltre Mursil II volle sempre tenere sotto stretto controllo i protettorati. Negli ultimi anni del suo regno non ci fu un’espansione territoriale.
All’inizio dei suoi Annali spiega come, dopo la morte del padre e del fratello, lui sia salito al trono e come i paesi circostanti gli siano diventati ostili, scrive infatti:

Anche prima che io sedessi sul trono di mio padre, tutti i paesi nemici mi erano ostili. Quando mio padre divenne un dio (cioè quando morì n.d. Ladyice), mio fratello Arnuwanda sedette sul trono di suo padre.
Dopodiché, anche questi si ammalò. Quando i nemici sentirono che Arnuwanda era malato, i paesi nemici cominciarono ad essere ostili.


Segue la narrazione in un altro passo:

Quando mio fratello Arnuwanda divenne un dio ( cioè morì n.d. Ladyice), i paesi nemici che non erano stati ostili, anche questi paesi nemici divennero ostili. I paesi nemici circostanti parlavano come segue: “Suo padre che era il Grande Re di Hatti prima di lui: questi era un re eroico, aveva conquistato paesi nemici. È diventato un dio e suo figlio (si parla di Arnuwanda n.d. Ladyice), che si è seduto sul trono di suo padre dopo di lui, prima anche lui era un guerriero. Ora lo ha afflitto (penso che Mursil stia parlando della malattia che ha afflitto suo fratello n.d. Ladyice) ed è diventato un dio. Ma adesso colui che si è seduto sul trono di suo padre (ovvero Mursil n.d Ladyice), costui è un bambino. I confini del paese di Hatti (cioè l’impero ittita n.d. Ladyice) e il paese di Hatti lui non salverà.”

Ci sono alcune formule che definirei “fisse” e che Mursil usa spesso. Ad esempio, ogni qualvolta descriva la conquista o il saccheggio di una città scrive:

“sconfissi …e venni via con prigionieri, bestiame, pecore e li portai via ad Hattusas. Diedi alle fiamme la città”

Alcune volte la narrazione della sconfitta di una città è preceduta da una sorta di elenco di tutti gli dei che lo hanno aiutato a compiere l’impresa:

“Ed io Mio Sole dichiarai guerra a … e la mia signora la dea del sole Arinna, il mio signore il grandioso dio della tempesta, Mezzullas e tutti gli dei mi precedettero, e io sconfissi…e venni via con prigionieri, bestiame, pecore e li portai via ad Hattusas. Diedi fiamme alla città.”

Quando si conclude la narrazione delle imprese di un intero anno, Mursil conclude il racconto con questa frase: “Queste cose realizzai io in un anno”.

Come si può notare, le parti che ho citato risultano a volte molto ripetitive (non ho sostituito volutamente parole ripetute con sinonimi o cambiato l’ordine dei complementi nella frase). Questa è una caratteristica “tipica” della scrittura antica, basta anche leggere alcuni passi tratti dal trattato di pace tra Ramesse II e Hattusil III per rendersene conto:

Art. III. Trattato. Ecco che Hattusil, il grande capo di Hatti, ha fatto lui stesso un trattato con Usermarê Setepenrê, il grande Sovrano dell’Egitto, a far data da questo giorno, per fare esistere una buona pace ed una buona fraternità fra di noi, per sempre.

Art. IV. Clausola di non aggressione. Il grande capo del paesi di Hatti non penetrerà mai nel paese d’Egitto per razziarvi qualcosa; e Usermarê Setepenrê non penetrerà nel paese di Hatti, per razziarvi qualcosa.

Art. VI. Alleanza difensiva. Se qualche altro nemico viene nel paese di Usermarê Setepenrê, il grande Sovrano d’Egitto, e questi manda a dire al grande capo di Hatti: “Vieni con me per aiutarmi contro di lui”, il grande capo di Hatti verrà con lui; il grande capo di Hatti ucciderà il suo nemico.

Art. XVI. Clausola comminatoria contro chi non osservasse il trattato. Tutte queste parole scritte su questa tavoletta d’argento del paese di Hatti e del paese d’Egitto, colui il quale non le osserverà, i mille dei del paese di Hatti ed i mille dei del paese d’Egitto distruggeranno la sua casa, il suo paese, e i suoi servi.



RAMESSE E MURSIL IN ANATOLIA STORY: un’imprecisione storica?
Come forse qualcuno di voi già sa, nel manga viene anche presentata la figura di Ramesse (o Ramses, Ramsete, Ramesses), il futuro Ramesse II, epico faraone protagonista della storica battaglia di Qadesh, che lo vedrà affrontare Muwatalli, figlio di Mursil II. Chie Shinohara presenta Ramesse e Mursil come quasi coetanei… tuttavia… lo furono veramente? Ramesse infatti si scontrò con il figlio di Mursil.
Proviamo a fare un po’ di conti: le date in cui viene collocato il regno di Mursil II sono contrastanti (i periodi sn 1345-1315, 1340-1310, 1339-1306, 1321-1295 a.C.), mentre il periodo in cui governò Ramesse II va più o meno dal 1300 o 1298 al 1234 a.C. circa (per alcuni invece regnò dal 1279 al 1213 a.C., però ho trovato molte più fonti in cui lo davano dal 1300 o 1298 al 1234 a.C. o tra il 1304 e il 1237 a.C.). Si narra che Ramesse II abbia vissuto fino all’età di 97 anni quindi, sarebbe nato nel 1331 circa. Secondo quanto ricavato dagli annali di Mursil, questi sarebbe salito al trono in giovane età, ciò vuol dire che, se Mursil ha regnato tra il 1321 e il 1295, i due si avvicinerebbero di piu’ come età, se invece sono vere le altre date (cosa anche più probabile perché si avvicinano di più tra loro) c’è un’imprecisione storica. Che Chie Shinohara si sia sbagliata? Che si sia riferita alle date secondo le quali Mursil avrebbe regnato dal 1321 al 1295? O che abbia leggermente manipolato la cronologia consapevolmente per inserire nel suo manga due figure affascinanti come Mursil II e Ramesse? Poco importa. Anatolia Story rimane comunque un’opera di grande spessore e la compresenza di due personaggi epici e carismatici come Mursil e Ramesse non può che rendere questo manga ancora più affascinante!



FONTI
Ringrazio tantissimo Paolo Pastore, curatore di questo interessantissimo sito:
http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/elenco.html
che vi invito a visitare e dal quale ho attinto interessanti informazioni per redigere questa pagina!
Enciclopedia Encarta 2000
GOETZE A. (1933), Die Annalen des Mursilis. ( Gli annali di Mursili)
Pirenne, Storia della civiltà dell’antico Egitto, Sansoni, Firenze 1968
Beniamino Stumpo, Antichità e Medioevo, Lemonnier
Carlo Barberis, Storia antica e medievale, Principato

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