CONSIDERAZIONI
A cura di Ale-chan
Koge Donbo é un'autrice famosa per il suo essere eclettica e riuscire a creare opere molto leggere come "Digi Charat" e nel contempo manga dalla struttura più complessa quale é stato "Pitaten".
Kamichama Karin puo' essere descritto come una fusione tra i due tipi di opera. Presenta infatti la componente leggera e vivace di un manga per bambine, ma al suo interno lascia intravedere una trama molto complessa.
Considerando la rivista sulla quale é pubblicata e il suo target, "Kamichama Karin" potrebbe essere consigliata superficialmente ad un pubblico che ama le "majokko" e che quindi puo' ritrovare nelle varie trasformazioni dei personaggi la componente magica che caratterizza il filone. Tuttavia, se si prosegue la lettura, ci si accorge che non é proprio questo il punto forte del manga.
La parte giocosa del manga e' in realtà una tecnica che l'autrice usa per sdrammatizzare e alleggerire il plot complicato.
E' doveroso dire che "Kamichama Karin" e' stata ideata come storia autococlusiva e che, in seguito al grande successo, la rivista "Nakayoshi" ha deciso di far proseguire la serie.
Infatti si nota facilmente la differenza tra la storia leggera dei primi 3 capitoli (che dovevano formare la storia autoconclusiva) e il resto della serie.
La trama si fa sempre piu' fitta, entrano in scena personaggi interessanti e misteriosi che ogni volta aggiungono un pezzo di background ai personaggi principali.
Karin stessa é un personaggio del quale non sappiamo quasi nulla a parte l'indole allegra e sbadata. Le informazioni sono ancora di meno nel caso di Kazune o Himeka, il cui passato è avvolto dal mistero più assoluto.
Anche ora che il manga é arrivato a 5 volumetti, di questi personaggi si hanno poche informazioni: il lettore le trova piano piano e deve metterle insieme per trovarne un senso.
Probabilmente il punto forte del manga é proprio la curiosità che riesce a stimolare nel lettore, il desiderio di sapere cosa si cela dietro tutte le cose non dette, e quali sono i veri rapporti che legano i personaggi.
Dal punto di vista stilistico, l'autrice realizza tavole davvero belle con disegni precisi ed accurati, per poi passare con disinvoltura ad immagini incredibilmente semplificate ed esagerate. Tutto questo viene bilanciato talmente bene che il lettore non se ne sorprende più di tanto ed affronta il cambiamento sentendo salire un sorriso.
Lo stesso succede con la narrazione, che presenta momenti altalenanti proprio come i disegni. Si passa con facilità da un momento leggero e spensierato ad un'altro più serio e profondo in un continuum che permette all'autrice di tenere sempre vivo l'interesse del lettore.