CONSIDERAZIONI
A cura di Martina
E' raro che una mangaka catturi l'attenzione di critica e pubblico internazionale fin dall'opera di debutto. E' questo il caso di “Alichino” di Kouyu Shurei, che sul finire degli anni Novanta aveva attirato numerosi lettori grazie all'innegabile fascino dei disegni eleganti e goticheggianti.
Interrotto nel lontano 2001, “Alichino” ha ormai scarsissime possibilità di essere portato a conclusione. Da allora, Kouyu Shurei ha proseguito la propria carriera di illustratrice senza più riavvicinarsi alla creazione di manga.
In quanto shoujo, “Alichino” risulta un'opera diversa dal solito, ben distante dalle dilaganti commedie sentimental-scolastiche. Tuttavia la trama di Alichino non brilla per originalità o solidità, e si limita ad attingere a piene mani dai cliché del genere fantasy.
Fin dai primi capitoli la serie rivela tutte le debolezze dell'autrice. L'effetto è di confusione generale: troppi elementi vengono introdotti senza adeguate spiegazioni, i cambiamenti di scena avvengono in maniera brusca, i dialoghi sono disposti disordinatamente. A destare ulteriore perplessità sono i flashback piazzati con scarso acume.
Le vicende sono tanto vaghe da risultare vuote: succede ben poco a parte l'introduzione di personaggi che hanno personalità inconsistenti e sono spinti da motivazioni elusive.
Ironia della sorte, la trama lascia intravedere qualche spunto interessante soltanto sul finire del terzo volume.
Indubbiamente, il punto forte di “Alichino” sono i disegni raffinati e ricchi di dettagli. Lo stile di Kouyu Shurei rende al meglio nelle illustrazioni, ma non funziona altrettanto bene nelle tavole del fumetto.
Un occhio attento, che non si lascia abbindolare dalle atmosfere eteree e dagli efebici personaggi, riconosce presto tutti i difetti: le figure sono eccessivamente rigide, statiche e piatte (non a caso, le scene d'azione sono le peggio riuscite). I personaggi sono troppo simili fra loro e rappresentati spesso nella solita posizione con minime variazioni; i volti sono carenti di espressività.
A conti fatti, “Alichino” è consigliabile
solo a chi apprezza le tavole disegnate da Kouyu Shurei così tanto da volerne
possedere i volumi,
a prescindere dal contenuto. Gli altri è bene che si rivolgano altrove, magari partendo da “The Calling” di Reiko Okano.