CONSIDERAZIONI
"Jenny
la tennista": un nome che ai nostalgici degli anni '70 e '80 rievocherà ben più di
un ricordo. La serie animata fu tra le prime a giungere in Italia, e ancora oggi la sua
orecchiabilissima sigla (cantata da Nico Fidenco) è canticchiata da animefan di tutte le
età.
Il manga di Jenny/Hiromi ripropone le stesse tematiche della serie televisiva, che
scopriamo essere, in linea di massima, fedele alla versione cartacea. Ma a risultare
meglio focalizzati sono i rapporti dei personaggi, dove negli anime maggiore spazio era
dedicato ai lunghissimi, estenuanti allenamenti di Jeremy/Jin Munakata e ai numerosi
incontri/scontri di tennis tra Hiromi e le sue avversarie.
Ciò che accomuna entrambe le versioni sono i valori del Giappone più tradizionale: lo
spirito di gruppo e di sacrificio; il rapporto senpai/kohai** che unisce Hiromi e Reika;
la sofferenza come necessità di crescita e di formazione, dura anticamera di passaggio
per entrare di diritto nel mondo degli adulti. Il tennis come metafora della vita e del
mondo del lavoro: chi vuole arrivare in alto, deve sapersi sacrificare. E la
serie, come sappiamo, s'intitola "Punta all'Ace", cioè "punta al
massimo".
Grande cura è dedicata alla psicologia dei personaggi: sia Hiromi che Reika risultano
estremamente credibili e moderne. Da una parte la debolezza di carattere di Hiromi, la
lotta per l'"affermazione del sé", la lenta conquista della propria identità,
dall'altra l'olimpica sicurezza di Reika nelle proprie capacità, minata dal dubbio che
queste siano surclassate, un giorno, dalla compagna più giovane.
Il rapporto che lega le due protagoniste, di devozione e rispetto da parte della kohai e
di comprensione e consapevolezza del ruolo-guida da parte della senpai, è descritto con
una cura che nell'anime non si avvertiva. Così anche Todo e Ozaki, "controparti
maschili", risultano più complessi e sfaccettati nell'originale versione cartacea.
Stessa riflessione per la profondità e la complessità del rapporto che lega Ranko a Jin,
di cui soltanto qualcosa s'intravedeva nel lungometraggio cinematografico.
Graficamente, anche se a un occhio moderno il tratto può apparire datato, è bene tener
presente che il manga esprime livelli certamente superiori alla media delle produzioni
dell'epoca, con un'ottima resa del "movimento", vero ostacolo di un fumetto
incentrato sul tennis, costretto inoltre a dover combattere contro la consueta
"bidimensionalità" degli shoujo manga degli anni '70. Narrativamente, il ritmo
velocissimo e non calibrato al meglio rischia talvolta di lasciare indietro il lettore,
così come accade di consueto con altre opere del periodo (Ohayou Spank!, Versailles no
bara), ma tale scelta narrativa serve a meglio far emergere l'accurata psicologia dei
personaggi.
In conclusione: nel campo degli shoujo manga, "Ace wo nerae!" è un must
che non dovrebbe mancare nella biblioteca di un appassionato di questo tipo di produzione.
Al di fuori del campo, rimane consigliato ai nostalgici delle versioni animate di
Hiromi/Jenny, e a chi voglia addentrarsi nella lettura di un manga degli anni '70 di
ottima fattura.
** Senpai/kohai: in un gruppo sociale, specie a scuola o sul lavoro, il senpai è il compagno più esperto -generalmente anche più anziano-, il kohai il compagno meno esperto -generalmente anche più giovane.
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