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"Chi
sono quelli? Non sanno che cosa c'è sotto la neve?
Quelli che ora giacciono sepolti erano uomini...
Ma lo erano davvero? Ormai non alzano nemmeno un grido.
Quelli che stanno correndo sopra i cadaveri... sono loro
gli uomini?"
Keiko Ichiguchi, 1945
Capitolo 1: Elen
In un bosco due ragazzine stanno piangendo per un
uccellino che sembra morto. Sono arrivate lì da
Hoffendorf, con la colonia, per passare le vacanze
estive: si tratta di Rosa, che piange disperatamente
alla vista del povero uccellino, e di Elen che farebbe
di tutto per aiutare l'amica, ma non sa come. Ecco che
dal nulla spunta un ragazzino, Alex uno del posto, che
le vede e le vuole aiutare: senza dire nulla prende
l'uccellino tra le mani, sale su un albero e si scusa
con loro dicendo che l'uccellino è volato via! E' una
bugia, l'uccellino era morto ed Elen lo sa benissimo, ma
rimane talmente colpita dalla sensibilità del ragazzo
che, ringraziandolo, lo bacia sulla guancia chiamandolo
Alec.
Passano due anni da quell'estate e nell' autunno del
1939 Hoffendorf è piena di bandiere naziste. Elen, che
ora ha 15 anni, si è rifiutata di iscriversi alla lega
delle ragazze tedesche perché la sua amica Rosa, essendo
ebrea, non ha potuto farlo. Suo fratello Maximilian,
universitario, nel frattempo torna a casa cacciato dal
campeggio perché chi come lui legge poesie e non porta
né bandiere né uniformi (naziste), non è degno di far
parte della gioventù hitleriana. I genitori sono molto
preoccupati per l'amicizia che lega Elen a Rosa, poiché
comincia a spargersi la voce che gli ebrei - e chi da
loro ospitalità - vengano deportati nei campi di
concentramento. "Non si può rinnegare l'affetto e
l'amicizia per questo", risponde loro Max mentre Elen,
sognante, pensa ancora al breve incontro avuto con Alec
due estati prima.
La guerra è iniziata e con essa le deportazioni degli
ebrei della città. Elen si sveglia e vede Rosa che viene
portata via dalla Gestapo. Elen urla, piange, si
arrabbia, ma non può fare nulla e sotto la minaccia di
essere deportata anche lei in un campo di
concentramento, viene fatta riaccompagnare a casa da un
giovane... Alec! Il ragazzo la riconosce e le racconta
della morte dei suoi genitori, del fatto di essere stato
aiutato da Henlein (alto esponente della gioventù
hitleriana) il quale gli ha dato una casa e lo ha fatto
entrare proprio nella gioventù hitleriana, ma
soprattutto gli parla dell'importanza del bacio che lei
gli diede quel giorno d'estate, nel bosco, e gliene
chiede un altro. E così, la loro storia d'amore ha
inizio tra incontri, balli, divertimenti e tutto il
brutto della guerra sembra non esistere, per loro.
Una sera, di ritorno a casa, Elen incontra suo fratello
Max e accidentalmente fa cadere i fogli che lui dovrà
distribuire il giorno dopo in università, sui quali
viene raccontato cosa succede agli ebrei dopo essere
stati deportati: vengono gassati o lasciati morire di
fame. Questa è anche la sorte che spetta a Rosa. Elen è
sconvolta e non può credere a quello che sente: il suo
mondo con Alec è così perfetto, perché pensare a queste
cose e farsi del male? Corre a casa di Alec e chiede
spiegazioni, ma il ragazzo dice di non sapere
esattamente cosa succede agli ebrei una volta
"sistemati" nei campi. Poi, con rabbia, ammette di
odiare gli ebrei i quali si meritano quella fine: è
stato un ebreo, che ha estorto al padre tutti i soldi,
la causa della morte dei suoi genitori: un giorno,
tornando da scuola, Alec trovò il padre impiccato a un
albero - "ciondolante come un frutto nero e tutto
gonfio" - e sua madre, già debole, morì di crepacuore
tra le sue braccia. Ciò accadde il giorno dopo
l'incontro con Elen nel bosco che Alec, in lacrime,
ricorda come il suo ultimo momento di felicità.
Elen allora se ne va, tra i ricordi d'amore e la visione
di altri ebrei presi dalle loro case e caricati su
camion, come oggetti.
Il mattino seguente, di buon'ora, la Gestapo arresta
Elen che viene interrogata riguardo un volantino (uno di
quelli di Max) trovato a casa sua e viene rinchiusa in
carcere, per tre giorni, come punizione per aver reagito
contro l'arresto di Rosa. Mentre entra nella sua cella
Elen vede Max, anche lui arrestato insieme al suo amico
Yuri e altri colleghi universitari. Tornata a casa, Elen
riceve una visita inaspettata: e' Alec che la saluta. Si
è arruolato nell'esercito e parte per la guerra.
Capitolo 2: Alex
E' passato più di un anno dall'ultimo incontro con Elen
e ora Alec si trova in un campo di battaglia in Russia,
alle porte di Stalingrado. Ripensa alla morte dei suoi
genitori e a quando Henlein, salvandogli la vita dopo
averlo investito, lo fece entrare nella gioventù
hitleriana convinto dalle parole del ragazzo che
all'epoca, solo e arrabbiato, non desiderava altro che
lo sterminio degli ebrei.
Proprio Heinlein, diventato capitano e con una sempre
maggiore sete di potere, raggiunge Alec nel campo di
battaglia intimandogli di non morire perché ha in mente
per lui un grande futuro nella Gestapo ma, al pensiero
di uccidere "un sacco di ebrei", Alec è disgustato. Nel
frattempo, i sovietici passano al contrattacco e Alec si
ritrova nel mezzo di una feroce battaglia tra la neve e
le bombe. Mentre è in viaggio per Elista insieme al
giovane commilitone Schultz, la moto sulla quale è bordo
viene colpita da una bomba. Persi in mezzo alla neve,
Alec e Shultz inciampano in qualcosa: il cadavere di un
bambino. Quella che inizialmente i due ragazzi credevano
una trincea nemica, è in realtà un ammasso di cadaveri
di donne e bambini ebrei. E' stato sicuramente Henlein:
è proprio questo, allora, ciò che dovrà fare Alec una
volta entrato nella Gestapo? Al pensiero il ragazzo si
sente male. Mentre si china a raccogliere la bambola di
pezza di una bambina morta, Shultz viene colpito in
testa dal fuoco nemico e Alec per salvarsi - tra le
lacrime - non può che fare la stessa cosa. E poi lo fa
ancora, ancora e ancora, scappando in mezzo ai boschi e
alla neve, inseguito da uomini che lo vogliono uccidere
perché tedesco e quindi nemico. Erano uomini quelli che
ora giacciono sotto la neve? E chi ci corre adesso sopra
sono uomini? E lui, lui stesso, è un essere umano?
La campagna di Russia è persa. Ora la guerra si è
spostata in Polonia dove ci sono Max e il suo amico Yuri,
entrati nella compagnia studentesca.
Alec e Max si incontrano poco prima di partire per il
campo di battaglia e Alec (diventato ufficiale poiché
uno dei pochi sopravvissuti alla campagna di Russia)
chiede a Max di essere chiamato con il suo nome e non
con il suo grado di sottotenente. Uccidere, rischiare di
essere ucciso, uccidere una persone, due o un'intera
famiglia di innocenti: ormai non fa più differenza,
ormai ci si è abituato, Alec, che guida la sua squadra
ripetendo queste parole dentro di se, cercando di
convincersi che sia la verità. Una sera, quando
l'ennesima battaglia è finita, Max e Yuri (di origine
russa) bevono la vodka che un russo ha regalato loro
come ringraziamento per avergli risparmiato la vita. Pur
non potendo entrare nelle stanze di un ufficiale, Max
porta un po' di vodka ad Alec e, seduti uno accanto
all'altro, i due ragazzi passano la serata a bere e a
parlare: Alec confida a Max di sentirsi sempre più
simile a un ebreo - quindi sempre meno umano - e per la
prima volta, Max lo chiama Alex.
Pochi giorni dopo, Alec viene ferito alla schiena e
salvato da Max e Yuri: nel delirio il ragazzo sogna Elen
e poco dopo, al suo risveglio, appaiono davanti ai suoi
occhi ammassi di cadaveri che vengono portati via.
Piangendo, Alec dice di non voler vedere più nulla e
nell'autunno del 1944 l'esercito tedesco si ritira dal
fronte orientale.
Capitolo 3: Tracce
Elen vive con Max in un appartamento che dividono con
altri studenti, scrivendo e distribuendo volantini
contro il regime in giro per le città. All'ennesimo
volantino arrivato a casa di Elen, i vicini cominciano a
sospettare che lei e Max siano coinvolti nella faccenda
e iniziano a sospettare anche i genitori.
Alec, tornato anche lui dal fronte, è entrato nella
Gestapo ed è il più stretto collaboratore di Henlein.
Durante un arresto, Elen e Alec si rincontrano e se da
un lato Henlein nutre dei dubbi sulla ragazza (in quanto
vista accanto a un universitario e quindi possibile
oppositrice del regime), dall'altro Max chiede a Elen di
fare il doppio gioco con Alec. E così, mentre Elen
accetta di farlo, Henlein decide di dare informazioni
sbagliate ad Alec in modo da catturare i sovversivi.
Elen e Alec finalmente si incontrano, ma l'atmosfera tra
i due è completamente diversa rispetto a prima: la
malinconia ha preso il posto della spensieratezza. "Elen..
hai paura di me?" le chiede Alec ed Elen, con lo sguardo
triste, risponde di no. Mentre si danno un nuovo
appuntamento, Elen gli chiede dove si troverà la Gestapo
il giorno seguente. Il tradimento è iniziato.
La diffusione dei volantini da parte del gruppo di Elen
e suo fratello procede talmente bene, da insospettire
Max: che Alec stia appositamente dando informazioni
false a Elen con lo scopo di arrestarli? Questo pensiero
ferisce Max che pensa che se Alec fosse lo stesso Alex
con cui ha combattuto al fronte, allora forse,
nonostante tutto, potrebbero anche essere amici. Poco
dopo, però, il compagno di Max viene arrestato e
fucilato: è la conferma che i sospetto di Max erano
fondati. Elen, Max e Alec si sentono terribilmente in
colpa per quello che è successo, come se fossero stati
loro stessi a uccidere il ragazzo. La notte della
vigilia di Natale, Max promette alla sorella che il
volantino che distribuiranno il giorno dopo sarà
l'ultimo e le chiede di andare con lui. Elen,
accettando, esce di casa e nel buio incontra Alex. Lo
abbraccia e piangendo gli chiede se lui la ucciderà
visto che lei lo ha tradito: lui le da uno schiaffo e,
abbracciandola forte, le dice che non la lascerà morire
e che non permetterà a nessuno di ucciderla. Quella
stessa sera Elen e Alec fanno l'amore per la prima e
unica volta e all'alba, dopo averlo baciato piano per
non svegliarlo, Elen se ne va. Giù c'è Max che la sta
aspettando.
SPOILER: IL FINALE
(seleziona con il mouse lo spazio bianco se vuoi
leggere)
Il giorno dopo, Alex viene
interrogato da Henlein che vuole sapere da lui dove si
trovi Elen: è a conoscenza della loro relazione e per
questo non crede alle sue parole, condannandolo così
all'isolamento in prigione. Esasperato dalle sue parole
di odio, mentre sta per essere portato in cella, Alex
ruba la pistola alla guardia e spara in testa a Henlein,
invocando il nome di Elen.
Elen e Max vengono arrestati il 29 gennaio1945 e
condannati a morte. Si dice che prima di morire Max
abbia gridato forte "VIVA LA LIBERTA'!". Non si sa che
fine abbia fatto Elen perché il carcere in cui era
tenuta prigioniera è stato bombardato e distrutto.
Tutto questo è successo appena tre mesi prima che la
Germania si arrendesse.
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"In nome di tutto il popolo tedesco, noi chiediamo ad
Adolf Hitler e allo stato di restituirci la libertà
personale, sommo ideale di tutti i tedeschi. Questa
città soffocata dalle croci uncinate, è veramente
nostra?"
Keiko Ichiguchi, 1945
1945 è un'opera bellissima. Non solo per i disegni - nel
complesso semplici ma molto ben curati - quanto per la
carica emotiva che ogni pagina riesce a trasmettere. La
psicologia dei personaggi è curata nel dettaglio: la
Elen ragazzina, che rimane talmente affascinata dalla
sensibilità di un ragazzino sconosciuto, da innamorarsi
del suo ricordo; la Elen adolescente, che realizza il
suo sogno d'amore e lo vive con spensieratezza, senza
pensare alla guerra e alle conseguenze che le sue scelte
possono avere; la Elen adulta, che abbandona l'innocenza
e lotta fino in fondo per difendere quello in cui crede,
anche a costo di tradire l'uomo che ama e rischiare la
sua stessa vita. Alec che da bambino è dolce e
sensibile, si trasforma in un giovane quasi
schizofrenico, diviso tra il grande amore per Elen e il
fortissimo odio per gli ebrei; Alec che si rende conto
di essere vittima del suo stesso odio e che da
cacciatore diventa preda - come gli ebrei - e ha paura;
Alec che non si sente più un essere umano e che,
uccidendo Henheim, si sacrifica per amore di Elen. E
infine Max, che porta avanti con forza i propri ideali
di libertà e che non si ferma davanti a niente, nemmeno
dopo aver visto con i suoi stessi occhi quello a cui
potrebbe andare incontro; Max che grida anche in punto
di morte VIVA LA LIBERTA'.
Un manga che come pochi altri riesce a emozionare,
scuotere, commuovere. Un'opera non retorica, per
riflettere e per non dimenticare una ferita ancora
aperta nella memoria e nella coscienza degli uomini del
nostro tempo. Indispensabile l'acquisto.
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Keiko Ichiguchi è nata a Osaka nel 1969, ma vive e
lavora a Bologna. Ha fatto il suo debutto come mangaka
nel 1988, sotto lo pseudonimo Keiko Sakisaka. Per la
rivista mensile Bessatu Shoujo Comic ha pubblicato
"Lucia" (1990), "Otometachi no Sanka" (Inno alle
ragazze, 1991) e "Me o Aketa Mamade" (Con gli occhi
aperti, 1991).
In quegli stessi anni Keiko scrive appunti di viaggio e
sceneggiature per programmi radiofonici. Nel 1995,
invece, per la casa editrice italiana Star Comics
realizza "Oltre la porta", mentre nel 1997 collabora
nuovamente con una casa editrice giapponese (Kodansha)
per la quale realizza "1945" e "America" (ed. italiana:
Star Comics, 1999).
Nel 2003 pubblica, sempre in Giappone, il saggio "Mistery
Guide" dedicato ai misteri di Firenze e pubblicato dalla
casa editrice Hakusuisha.
Per Kappa Edizioni ha pubblicato i libri a fumetti "La
vista sul cortile" (1999), "Due2"
(2000), "Blue" (2001), "Con gli occhi aperti" (2002),
"Inno alle ragazze" (2007).
Recensione SMO La vista sul
cortile
Recensione SMO America
Recensione SMO
Due2
Se cercate informazioni su Keiko Ichiguchi, il posto
giusto è il sito ufficiale, curato dal bravo Francesco
Carola.
KEIKO
ICHIGUCHI OFFICIAL SITE
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