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Benvenuti nella sezione dello Shoujo Manga Outline dedicata a "Le rose di
Versailles", aka "Lady Oscar" di Riyoko Ikeda. A cura di Emy (testi) e Demelza (grafica e html). Vi ricordiamo che prima di riprodurre immagini, testi o html presenti in questo sito e' necessario chiedere il permesso. E' inoltre vietato linkare direttamente le immagini su forum o altro. |
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Titolo originale: Versailles no Bara ベルサイユのばら Autrice: Riyoko Ikeda 池田 理代子
Numero di volumi: 6 - conclusa Anno di pubblicazione: Fairbell, 2004 Prima pubblicazione: 1972, Shueisha :: Il manga in Italia :: Titolo: Le Rose di Versailles Numero di volumi: 6 Casa editrice: D-Visual Edizione: Solo per fumetteria Prezzo: 8.60 euro Anni di pubblicazione: Ottobre 2008-2009 ::Altre pubblicazioni italiane :: "Versailles no bara" (Le rose di Versailles), alias Lady Oscar, è tra gli shoujo manga più famosi in Occidente. Non è semplicemente uno shoujo manga per appassionati o un titolo per i patiti del disegno anni '70, ma anche un'opera che ha segnato un importante capitolo nella storia del manga, quindi soprattutto un autentico capolavoro, leggibilissimo e godibilissimo a tutt'oggi. Proposto in Italia nei lontani anni '80 (ed. Fabbri, serializzato nel "Giornalino di Candy Candy") e poi negli anni '93-94 (ed. Granata Press, 20 numeri), ha visto una terza edizione per la Planet nel 2001 in venti numeri. Tutte queste edizioni sono esaurite e/o di difficile reperibilità. |
È
il 1755: nascono in quest'anno tre persone, destinate a incontrarsi e a legare
l'uno all'altra il proprio destino… la principessa Maria Antonia, figlia di Maria Teresa D'Austria; il conte svedese
Hans Axel Von Fersen; Oscar François
de Jarjayes, ultima di sei sorelle, figlia del generale della guardia reale
francese. Oscar François, pur essendo una bambina, viene allevata come un uomo da suo padre, esasperato per la mancanza di un erede maschio: apprende così l'arte della spada; impara a leggere e scrivere; riceve l'ottima educazione "maschile" dovuta ai nobili del tempo. Maria Antonia, nel frattempo, cresce in Austria allegra e sbarazzina, ma un'educazione forse troppo poco rigida per una giovane del suo rango le impedisce di capire a fondo cosa sia la disciplina… resterà frivola, innocente e bellissima. Ha appena undici anni quando la madre per la prima volta accarezza l'idea di darla in moglie all'erede del trono di Francia, il futuro Re Luigi XVI, per sancire un'alleanza e scongiurare così il pericolo di una guerra tra le due nazioni: il destino di Antonietta è già segnato. All'età di 14 anni sposa il principe Luigi, senza essere però particolarmente ben disposta nei suoi confronti: il novello sposo è schivo, goffo, profondamente intimidito dallo splendore e dalla vitalità della sua consorte. Il matrimonio è ben accolto dal popolo francese, che vede nell'evento un buon auspicio: in una povera casa l'ambiziosa Jeanne Valois sogna la vita di Versailles, redarguita dalla madre, che le addita come esempio la sorella Rosalie, onesta e lavoratrice. Ma Jeanne non ha intenzione di ascoltare la madre e, mentre elemosina, davvero le capita, inaspettato, un colpo di fortuna: una nobile contessa si interessa a lei e la prende sotto la sua protezione; Jeanne non esita a dare un calcio alla sua vita povera e umiliante, abbandonando madre e sorella. Intanto
Maria Antonietta fa il suo ingresso a corte: non ci mette molto a notare la
presenza di Madame Du Barry, l'amante del re… una donna di umili origini che è
arrivata a occupare il posto più influente a corte grazie alle sue manovre
illecite. Che una simile donna sia anche solo ammessa a corte è un'offesa per una principessa di sangue reale: istigata dalle sorelle del re, Antonietta decide di ignorare la presenza della Du Barry, evitando di volgerle anche solo un saluto. Ma così facendo non riflette di agire sconsideratamente e di offendere lo stesso re, il quale, assillato dalle proteste della Du Barry, ordina alla principessa di salutare la sua favorita. Maria Antonietta all'inizio è ben decisa a non cedere, ma nella disputa viene coinvolta anche Oscar, costretta a scegliere da che parte stare. Oscar sceglie Maria Antonietta, e questo non fa che infuriare ancor di più l'amante del re: la delfina, dietro espressa richiesta del Conte Mercy, ambasciatore austriaco che parla a nome della madre, capitola e in un'occasione ufficiale rivolge la parola alla favorita di corte. È un colpo troppo grave inferto al suo orgoglio: subito dopo averle rivolto la parola, corre via affranta: è Oscar che cerca di confortarla, profondamente colpita dalla nobiltà d'animo della futura sovrana. Jeanne Valois, nel frattempo, in casa della contessa che l'ha accolta, riceve una visita di Rosalie, in cerca di un aiuto economico e morale, ma, temendo che la sorella possa in qualche modo nuocerle, la fa frustare a tradimento e la caccia via. Essendosi legata all'oscuro Nicolas de la Luigi XV, ammalatosi improvvisamente di vaiolo, muore e gli eventi precipitano: Luigi XVI e Maria Antonietta salgono al trono, tra le speranze del popolino, che ripone nella nuova coppia reale le aspettative di una vita migliore. Speranze presto disilluse: tra gli altri, anche Rosalie versa in cattive acque, costretta all'elemosina per procacciarsi il cibo e le medicine per la madre malata (in un'occasione arriva addirittura a tentare di prostituirsi, e sarà proprio l'incontro fortuito con Oscar che la salverà da una fine miserevole). Fersen, per evitare che attorno alla nuova regina sorgano pettegolezzi, su consiglio di Oscar parte per la Svezia: tornerà in Francia solo dopo quattro anni. Antonietta, ormai regina, cerca di dimenticare l'infelicità dovuta alla lontananza di Fersen e alla trascuratezza del re, dandosi al lusso e agli sprechi. Oscar, insofferente di questa situazione, viene a contrasto col potente Duca di Germain e i due si sfidano a duello. La
regina, per evitare il conflitto, allontana dalla corte Oscar per un mese:
questi ne approfitta per visitare le terre della propria famiglia e constata di
persona che il malcontento verso i sovrani è sempre crescente. Durante l'assenza
di Oscar a corte, la regina stringe una profonda amicizia con la contessa De
Polignac, una dama dall'apparenza angelica, ma in realtà abile manipolatrice,
che non esiterà a usare la propria influenza, sempre crescente, sulla regina
per procurarsi ogni tipo di vantaggi. Un giorno la madre di Rosalie viene investita da una carrozza: Rosalie sopraggiunge in tempo per guardare bene in faccia la dama che vi è all'interno (altri non è che la Polignac) e per raccogliere le ultime frasi della madre, la quale le rivela che in realtà ella non è sua figlia, in quanto nata da una nobile a nome Martine Gabrielle. Rosalie giura vendetta e si dirige verso la reggia di Versailles, certa di trovarvi l'assassina di sua madre: caso vuole però che scambi proprio casa Jarjayes per Versailles, e cerchi di uccidere, scambiandola per la donna della carrozza, proprio la madre di Oscar! Oscar interviene e mette in salvo sua madre, ma, dopo aver sentito le ragioni di Rosalie, decide di prendere la ragazza sotto la sua protezione. Le insegna così a tirar di scherma e la educa in modo che non sfiguri quando, un giorno, la porterà a Versailles. Il fascino e la gentilezza di Oscar sortiscono il loro effetto e Rosalie non tarda a innamorarsi del suo salvatore, pur essendo cosciente che è una donna. Oscar presenta la giovane in società a una festa da ballo: qui Rosalie si scontra con Charlotte, la figlia della Polignac, e incontra, con sua sorpresa, Jeanne (la quale, a ogni modo, finge di non riconoscere la sorella). Fersen, frattanto, ritorna in Francia, ma, pur essendo
felice di rivedere la regina, confessa a Oscar la sua intenzione di sposarsi
presto: il suo casato ha bisogno di un erede. La
vicinanza di Oscar e Fersen distoglie l'attenzione di Antonietta dalla Polignac,
che, temendo di perdere il favore della regina, medita di assassinare il
capitano della guardia reale. Rosalie, in una festa di corte a Versailles,
conosce la regina e rimane colpita dal suo aspetto meraviglioso, ma riconosce
nella Polignac l'assassina di sua madre: è Oscar a impedirle di ucciderla. Per
colmo di sventura, Rosalie apprende che è proprio la Polignac la nobile a nome
Martine Gabrielle, cioè sua madre naturale. Charlotte nel frattempo si dispera, avendo appreso dalla madre che è stata promessa sposa -lei, appena undicenne- all'anziano Duca de Guise. Rosalie, sapendo che Charlotte è sua sorella, cerca di consolarla: entrambe amano, infatti, il signor Oscar… ma Charlotte non si sottomette al suo destino e si suicida, gettandosi dal tetto di un palazzo. Maria Antonietta e Fersen, nel frattempo, incontratisi per caso nel parco, non riescono a reprimere la passione che provano l'uno per l'altra e finalmente confessano di amarsi… nascono voci a corte sulla loro relazione; Oscar consiglia prudenza alla regina ma questa confessa di non voler reprimere i suoi sentimenti di donna. Rouen, intanto, raggirato da Jeanne (che gli ha sottratto molto denaro fingendo di fargli da intermediaria con la regina), comincia a subdorare l'imbroglio e Jeanne, per rabbonirlo, gli combina un incontro notturno con Maria Antonietta… in realtà una sosia della regina, scovata tra le prostitute di Parigi. Fersen, consapevole di causare con la sua presenza seri problemi alla reputazione della sua amata, decide di partire nuovamente: si arruola come volontario per l'America. Una volta partito, Antonietta scopre di essere incinta… nasce una bambina, Marie Therese. Fin qui, più o meno, il terzo volume. |
"Lady
Oscar": bastano queste due parole perché negli occhi degli appassionati di anime
della prima guardia brillino i lucciconi della nostalgia, mentre le loro menti
vengono inevitabilmente sospinte verso ricordi affioranti: la prima storica
sigla dei Cavalieri del Re; Oscar avvolta da una selva di rovi; le
frasi che indelebili sono incise nella memoria ("Una rosa non può diventare un
lillà"). E subito incalzano le immagini dell'anime che in Italia, trasmesso
negli anni Ottanta e poi replicato più volte, accese l'interesse e la fantasia
dei bambini (e degli adulti) di allora come di oggi. Ma nel viaggio a ritroso del tempo per i mangafan della prima ora i ricordi di Oscar non si fermano alla versione animata (che è cronologicamente prima per gli italiani), dal momento che fin dagli anni Ottanta ci accompagna la lettura dell'opera cartacea della nostra "Lady Oscar". O meglio le letture, poiché l'eroina dell'Ikeda ritorna in nuove e sempre più sontuose vesti editoriali. Negli anni Ottanta perciò l'abbiamo conosciuta nell'edizione certo approssimativa (nonché monca di finale), ribaltata e colorata, della Fabbri; l'abbiamo ritrovata negli anni Novanta grazie all'edizione (stavolta filologicamente corretta nei confronti dell'originale) Granata Press; nel 2001 l'emozione si è rinverdita nell'edizione Planet Manga, per arrivare nel 2008, in questo ultimo scorcio del primo decennio del ventunesimo secolo, nella ricca edizione D-Visual, che aggiunge al già appetitoso piatto un contorno di apparati redazionali che prolungano il piacere di questa ritrovata compagnia. Trent'anni di Oscar: sembra impossibile, eppure l'eroina dell'Ikeda continua a regalare sempre fresche emozioni a ogni soffio del tempo che passa. Per coloro che conoscono Oscar e le altre "rose di Versailles" solo nella versione in celluloide, è bene ricordare che il manga è contraddistinto da un fascino diverso rispetto alla controparte animata. Nonostante gli avvenimenti principali siano rispettati, la
versione animata offre una rilettura di fermezza potremmo dire virile, quando
invece nella versione cartacea è avvertibile una mano e una sensibilità
propriamente femminile: i personaggi rivelano più facilmente le loro
inquietudini e le loro contraddizioni, non lesinando talvolta quell'ironia e
quei siparietti comici che hanno fatto e che fanno tuttora storcere il naso a
chi era avvinto dall'afflato -ora elegiaco ora epico- dell'anime, dove i
personaggi risultano più graniticamente fedeli a loro stessi in quanto
personaggi. Il fascino del manga è più simile a una musica irresistibile, delicata e avvolgente
cui fa da contrappunto la sinfonia epica e struggente dell'anime. Ciò che accomuna entrambe le opere è la grandezza della visione d'insieme, entro la quale vivono le storie della piccola umanità inserite nella Storia-Tempo che tutto travolge e tutto consuma, come in ogni romanzo storico che si rispetti. Ma questo romanzo storico ha un nucleo pulsante, caldo e tragico, senza finale risolutorio e totalizzante, senza chiusa rasserenante e catartica: quel quid indefinibile che a ogni lettura dà il tangibile senso del capolavoro. Poiché di un capolavoro stiamo parlando: se ve lo siete lasciato sfuggire finora, allora è giunto il momento di correre ai ripari! |
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